Irrevocabile il programma del sindaco. Dopo le 17 firme un altro "equivoco"

La richiesta di una parte del centrodestra punta a delegittimare politicamente Salvemini prima della discussione sul bilancio. Ma giuridicamente il tentativo appare molto fragile

I banchi del centrodestra in consiglio.

LECCE – Le linee programmatiche presentate il 28 novembre dal sindaco di Lecce, Carlo Salvemini, non possono essere revocate dal consiglio comunale. Entro luglio, invece, ammesso che la giunta regga fino ad allora, potranno essere sottoposte a verifica e integrazione, con voto in aula.

La lettura dello Statuto del Comune di Lecce, approvato nel 2014, e quella del Testo unico degli enti locali contribuisce a fare chiarezza su una vicenda dove la volontà politica di delegittimare un sindaco (che deve fare i conti con l’anatra zoppa )cozza con la correttezza dal punto di vista giuridico.

Il consigliere Gaetano Messuti, in una conferenza stampa, ha chiesto a inizio settimana la revoca del provvedimento presentato da Salvemini nell’assise cittadina a fine novembre, ma in realtà non si tratta di una delibera, perché non contiene dispositivo e non è stata sottoposta a votazione. In altre parole è la mera certificazione, a mo’ di verbale, che il primo cittadino ha ottemperato all’obbligo di presentare le sue linee di governo entro 120 giorni dalla proclamazione, che sono quelle per le quali ha ricevuto un mandato (ampio) dagli elettori nel turno di ballottaggio.

Il primo “manifesto” del sindaco, insomma, non può essere ritoccato né cancellato. Quello che si può fare, e che è previsto dallo stesso statuto all’articolo 44, è un intervento in seconda battuta perché l’assise cittadina ha la facoltà di partecipare alla verifica delle linee di mandato, prevista una volta all’anno, entro luglio. La proposta di revoca di quella che impropriamente è definita una delibera non è quindi giuridicamente ammissibile e vi sono pochi dubbi sul fatto che il parere del dirigente degli Affari Generali del Comune sarà negativo.

Questo però non significa che non possa essere discussa in aula dove il centrodestra avrebbe i numeri anche per votarla: ma quella votazione non avrebbe valore e anzi potrebbe essere impugnata. Prima di arrivare in consiglio la proposta di revoca deve passare dalla commissione consiliare Affari Generali che al momento, come tutte le altre, è ferma perché deve essere ricostituita alla luce della sentenza del Consiglio di Stato che ha ribaltato i rapporti di forza, consegnando al centrodestra la maggioranza in aula e il controllo delle commissioni. Volendo, comunque, i tempi per i passaggi necessari ci sono: la richiesta di convocazione del consiglio comunale da tenere entro 20 giorni è stata depositata – bastano le firme di un quinto dei componenti – e le commissioni potrebbero essere ricostituite già la prossima settimana.

Ma che senso avrebbe, a quel punto, tenere un consiglio pochi giorni prima quello, ineludibile, sul bilancio di previsione (entro il 31 marzo)? Forse quello di una mossa politica da sbandierare alla città tutta interna al centrodestra dove già la vicenda oggettivamente goffa delle firme per lo scioglimento dell'assise cittadina ha messo in risalto il contrasto tra una presunta compattezza e una effettiva insofferenza tra le varie anime della coalizione e le rispettive visioni a breve e medio termine: qualcuno spinge davvero per il commissariamento per poter preparare una campagna elettorale tranquilla sentendosi  già candidato in pectore, altri frenano nella logica di una competizione interna ancora tutta da chiarire dopo il "mezzo disastro" della scorsa campagna elettorale", altri ancora non sono poi così convinti che giocare allo sfascio giovi alla loro posizione di consiglieri comunali.

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Il verdetto delle elezioni politiche di domenica 4 marzo è oramai alle porte e contribuirà a dipanare o, per altro verso, aggrovigliare la matassa: il destino politico di Paolo Perrone, Erio Congedo, Roberto Marti, cioè dei calibri pesanti del centrodestra leccese che si sono candidati per un posto al sole, si intreccia con quello della città e della sua amministrazione.

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