Ria boccia la Regione Salento: dieci motivi per dire no

L'ex numero uno di Palazzo dei Celestini boccia la proposta di una Regione Salento, elenca ed argomenta ben dieci motivi per dire no alla nuova istituzione: "Ci si procura spazio sociale senza merito"

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LECCE - Per Lorenzo Ria, ci sono ben dieci motivi per dire no alla Regione Salento. L'ex presidente della provincia di Lecce, oggi parlamentare dell'Udc, interviene nel dibattito innescatosi da qualche settimana sull'opportunità di costituire o meno questa nuova forma regionale, ribadendo che proprio in virtù della propria fede nelle "enormi potenzialità della mia terra", non accoglie con favore la proposta di scissione dal resto della Puglia. Non è un percorso innovativo, non è avanguardia.

Ria è molto duro sottolineando che si tratti solo di "un tentativo di procurarsi spazi sociali non con il merito, con il lavoro, con la coesione territoriale o con la solidarietà, ma con un espediente che di giuridico ha ben poco e di opportuno ancora meno. Un tentativo peraltro già fatto più volte, e puntualmente archiviato perché impraticabile".

L'ex presidente di provincia pone innanzitutto un problema procedurale, ma non solo: "La verità - spiega Ria - è che manca, tra le tre Province coinvolte, un legame identitario tale da consentire loro di condividere questo progetto. Non si può prescindere dallo stato dei fatti: il Salento è il Salento. L'espressione ‘Grande Salento', coniata negli anni successivi al mio mandato alla Presidenza della Provincia, evoca evidentemente un allargamento a Brindisi e a Taranto ed è quindi una forzatura, una contraddizione in termini che ci segnala l'anomalia di un accostamento obbligato di Lecce, Brindisi e Taranto".

Secondo Ria, probabilmente l'idea di Regione Salento "non rispetta la fisionomia storica di questa terra e non sappiamo se le popolazioni di confine accetteranno questa arbitraria nuova conformazione": "D'altro canto - ricorda -, finché la Provincia di Lecce ha lavorato sul piano della promozione culturale, anche attraverso percorsi quali "Salento d'Amare", che ho promosso in prima persona, il sistema-Salento ha funzionato e ha rappresentato una buona prassi da diffondere ed imitare. Non appena, però, si è fatto il tentativo di avviare collaborazioni istituzionali con le altre province, Brindisi e Taranto hanno reagito, ricercando una propria identità e dei propri marchi identificativi (ne sono un esempio ‘Filia Solis - Terra di Brindisi' e ‘Terra Ionica Unica')".

L'ex presidente ricorda inoltre come Bari sia dagli anni '70 "il riferimento amministrativo per tutta la Puglia". "Sappiamo bene - aggiunge - che, tra le tre Province coinvolte, c'è un sano e naturale spirito di ‘competizione' per la conquista di un primato culturale, economico, industriale. A Taranto, ad esempio, ci si sente ‘ionici' piuttosto che salentini: in occasione della presentazione del marchio Terra Ionica, il presidente della Provincia di Taranto, Gianni Florido, ha dichiarato che il Grande Salento mette Taranto in una posizione di subalternità a Lecce e che è auspicabile che si parli delle Tre Terre del Grande Salento, con l'aggiunta di Brindisi, ognuna con i propri loghi. Non ci sono, dunque, certezze sulla condivisione dei brindisini e dei tarantini del progetto di Lecce capoluogo di Regione".

C'è poi la questione del taglio dei costi della politica: "È ragionevole - si chiede -, se tanto si discute di accorpare i piccoli comuni, di abolire o rivedere l'assetto delle province e di costituire macro-regioni, chiedere oggi al Parlamento di costituire nuovi micro-enti territoriali?". Inoltre Ria ricorda come da anni si contesti la "volontà secessionista della Lega" e come la Regione Salento si ponga come una nuova forma di "secessione". Non si può non riconoscere che l'attuazione piena del federalismo sia alle porte, con la graduale necessità delle Regioni di autofinanziare le proprie spese sulla base del proprio gettito.

"Per quanto confidiamo nella perequazione, probabilmente il Salento, da solo - precisa Ria -, non sarà in grado di sostenersi; non ha un'economia industriale e dimensioni demografiche sufficienti per consentire la copertura dei costi dei servizi, soprattutto se si affermerà il principio della territorialità dell'imposta. Rischiamo di essere noi quelli penalizzati, a fronte di una maggiore ricchezza della Terra di Bari, anche perché creare una nuova Regione non ci porterà immediati vantaggi né, tantomeno, un'automatica assegnazione di fondi superiore a quella odierna. La Regione Salento, insomma, rischia di essere causa di isolamento, piuttosto che di sviluppo".

Sterile risulta per Ria anche la polemica anti-barese è sterile: "Ci sono salentini illustri - afferma - in tutto il mondo, la Regione ci riconosce la visibilità e la promozione che meritiamo, molti nostri concittadini hanno rivestito ruoli di primo piano nella storia di tutta la Puglia: il Presidente Quarta, Salvatore Fitto, Raffaele Fitto sono solo alcuni esempi di quanto la Puglia intera, negli anni, abbia creduto nelle potenzialità del Salento".

"In questi giorni di dibattito - prosegue - , spesso si è evocato il tentativo di Codacci Pisanelli di costituire la Regione Salento, quale autorevole esempio da seguire; in realtà, la sua non fu una battaglia identitaria contro il resto della Puglia, ma un'azione parlamentare finalizzata al riconoscimento sia del Salento che della Capitanata, al fine di ripristinare l'antica tripartizione del nostro territorio in Terra d'Otranto, Terra di Bari e Capitanata".

Per Ria non è opportuno né utile, in un momento in cui i cittadini italiani e salentini sono così presi dalle difficoltà economiche e dalla crisi occupazionale, "spostare il dibattito su di una battaglia dagli incerti risvolti positivi, che alimenta sentimenti antipolitici e populisti": "Creare una nuova regione - dichiara - significa moltiplicare consiglieri e assessori, dipendenti, dirigenti, consulenti, sedi istituzionali nel territorio e all'estero, credo che i cittadini non avvertano l'esigenza di ulteriori sprechi di risorse".

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Per questo, Ria chiede di non "cercare soluzioni inadeguate e arroccarci sulle nostre certezze", ma di utilizzare "le nostre energie per aprirci a nuovi orizzonti di condivisione": "Non limitiamoci a difendere le nostre risorse e a tutelare lo status quo - conclude - alzando una barriera istituzionale: la Puglia non sia per noi un limite, ma un'occasione, un trampolino di lancio che ci porta in Europa, un contenitore culturale aperto attraverso il quale trovare il nostro ruolo storico, conservando e tutelando sempre la nostra inimitabile identità".

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