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Uffici giudiziari, dal ministero 700mila euro di rimborso a Palazzo Carafa

Il ministero della Giustizia è tenuto corrispondere la cifra anticipata dal Comune di Lecce per il mantenimento dei tribunali. Si tratta di parte delle spese versate nel 2012 ma il legale dell'ente locale, Luigi Quinto, chiederà di accertare l'intero ammontare del contributo dovuto

L'interno del Tribunale

LECCE - Il Comune di Lecce ha anticipato, nel 2012, le spese per il mantenimento egli uffici giudiziari, e ora dovrà essere rimborsato della somma di 700mila euro, che corrisponde in realtà al 70 per cento dei costi sostenuti.  Palazzo Carafa, difeso dall’avvocato Luigi Quinto, ha vinto il primo round giudiziario nei confronti del ministero della Giustizia che, stando alla normativa vigente, è tenuto a versare importi a saldo per ciascuno esercizio, oltre alle rate di acconto per l’esercizio in corso.

Si tratta di denaro che il ministero è tenuto a corrispondere al Comune, come acconto sugli oneri sostenuti nell’anno precedente. Palazzo Carafa, tra l’altro, non si è soltanto limitato ad ottenere l’ingiunzione di pagamento, ma ha introdotto attraverso il suo legale un ulteriore ricorso, al Tar di Lecce, con il quale chiede che il giudice amministrativo accerti l’obbligo del Ministero di determinare, in via definitiva, l’ammontare del contributo dovuto al Comune di Lecce per le spese di giustizia sostenute dallo stesso Comune: una somma che si aggira attorno ai 4 milioni e 500mila euro per ciascun servizio finanziario.

“L’importanza del ricorso al Tar non risiede solo nella richiesta di accertamento del debito del ministero nei riguardi del Comune, bensì nel mettere in discussione l’attualità del meccanismo normativo risalente al lontano 1941. Non è ammissibile – ha dichiarato l’avvocato Quinto – che nel 2013 la regolamentazione dei rapporti finanziari tra ministero e Comune circa le spese necessarie per gli uffici giudiziari sia disciplinata da una legge anteriore alla Costituzione repubblicana, che, pur definendo obbligatorie le spese degli uffici giudiziari a carico degli enti locali, consente al ministero di intervenire a titolo contributivo solo nei limiti delle disponibilità finanziarie in bilancio. Equivale cioè a dire che il Comune può fallire e non essere in grado di fronteggiare le spese degli uffici giudiziari, nel mentre il ministero può trincerarsi dietro alle insufficienze del bilancio statale”, ha concluso.

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