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"Riconversione del Tac? La nautica è la scelta giusta"

Dopo la tavola rotonda in Provincia prende piede la proposta del direttore di Confindustria, Corvino. Da Gallipoli, Giuseppe Coppola spinge per potenziamento comparto turistico e cantieristica navale

GALLIPOLI - Il futuro dell'economia salentina? Passa non solo da tentativo di tenere a galla il Tac, ma anche dal potenziamento dell'industria del turismo e della nautica. E la proposta maturata ad inizio settimana nel tavolo tecnico convocato a Palazzo Adorno, tra la Provincia, i sindacati e le associazioni di settore per discutere del rilancio della produzione nei settori tradizionali, ma anche del rafforzamento di altri comparti, trova consensi(https://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=30331).

In particolare l'input lanciato dal presidente provinciale Antonio Gabellone, ma nello specifico dal direttore di Confindustria Lecce, Antonio Corvino, viene ora accolto favorevolmente sulle sponde gallipoline da Giuseppe Coppola, referente della civica "Grande Gallipoli", ma anche operatore turistico locale. Ma cosa aveva suggerito Corvino? In tempi di crisi e contraccolpi per settori nevralgici quali tessile, abbigliamento e calzaturiero, bisogna puntare decisi alla riconversione della forza lavoro nei comparti del turismo e della nautica. E' questa una delle strade percorribili.

"Nel Salento imprese come i cappellifici non solo stanno resistendo con tutte le loro forze, ma ricominciano lentamente ad investire ed assumere" ha detto lunedì scorso il direttore Corvino, "perché allora, non cominciare a pensare allo sviluppo della nautica?". Idea definita lungimirante e sostenibile da parte di Coppola che dal litorale gallipolino plaude e incoraggia la proposta. E commenta: "Se lo sviluppo della nautica può sostituire il comporto in affanno del Tac? Decisamente sì" dice Coppola, "non è difficile infatti immaginare che la riconversione logica e naturale di buona parte delle figure professionali un tempo impiegate nel settore calzaturiero e tessile, possano essere rioccupate nel settore della nautica.

Come per dire che, per coloro i quali in questi anni hanno avuto a che fare con pelli e tessuti per fare scarpe o abbigliamento, sarebbe facile mettere a disposizione la loro professionalità per realizzare cuscinerie ed imbottiture che servono per gli allestimenti nella costruzione delle barche". Non solo, secondo la versione resa da Coppola, bisognerebbe ormai buttare a mare i tentativi infruttuosi di salvare un settore in crisi irreversibile come il Tac, e guadare all'alternativa. Plausibile e fattiva. "Bisogna solo avere il coraggio di fare una scommessa nuova" aggiunge Coppola, "basterebbe pensare alle centinaia di ?maestri d'ascia' gallipolini che, emigrati a Trieste, hanno contribuito allo sviluppo della cantieristica nautica in quelle zone.

La nautica dunque, quale sicura fonte di sviluppo di questo territorio. Che conta ben 300 chilometri di costa sulla quale ridistribuire l'intera filiera: dalla cantieristica ai porti turistici, dagli approdi ai rimessaggi, dagli scali di alaggio ai punti di ormeggio. Una filiera complessiva" conclude l'imprenditore gallipolino, "capace di garantire occupazione di qualità. Stabile. Capace di creare indotto. E per non sprecare l'ultima occasione di utilizzo delle risorse a disposizione".

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