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Sull’altare del riclassamento già un milione e mezzo di euro. E lo Stato ringrazia

Secondo Codacons sono 5mila e 500 i ricorsi contro la revisione degli estimi. Il versamento del contributo unificato ha prodotto un introito per l'erario di 660mila euro. E poi ci sono le spese legali. Il costo medio di una pratica è di 300 euro

Una veduta di piazza Sant'Oronzo.

LECCE – Tra il Comune di Lecce e i proprietari di immobili, a guadagnarci, per ora è lo Stato. Circa 650mila euro, infatti, sono già confluiti nelle casse dell’erario grazie al contributo unificato necessario per presentare il ricorso contro il classamento operato dall’Agenzia del territorio su mandato dell’amministrazione cittadina.  Secondo i dati in possesso del Codacons, uno dei soggetti che ha promosso le azioni contro la revisione degli estimi catastali, sono 5mila e 500 le istanze già presentate e che si stanno accumulando sui tavoli della Commissione tributaria provinciale, chiamata a risolvere le controversie. Il calcolo, al costo di 120 euro ciascuno è dunque presto fatto.  

Ma, oltre al contributo unificato, ci sono anche le spese per il patrocinio del ricorso, che le associazioni hanno cercato di contenere in un totale di 300 euro. Poi ci sono le pratiche portate avanti dagli studi degli avvocati tributaristi, per la cui consulenza la parcella è più salata. In realtà quindi, in base ad una stima prudenziale, almeno un milione e mezzo di euro dovrebbe essere stato ipotecato sull’altare di questa operazione che ha portato tutti gli immobili delle zone 1 e 2 della città di Lecce – praticamente il 90 per cento del totale – ad essere collocate in una classe superiore di appartenenza ai fini della rendita e delle relative tasse. 

Naturalmente si tratta di una sorta di investimento e le associazioni hanno spiegato bene a chi si è loro rivolto che il ricorso potrebbe non essere accolto. Ma in caso di esito positivo è il ritorno c’è sicuramente perché verrebbe bloccato l’aumento della rendita che in media è salita del 20 per cento per unità immobiliare.

“Il territorio comunale di Lecce si è impoverito fino ad oggi di almeno 660mila euro – scrive intanto il Codacons in una nota -. Soldi che sono stati drenati dalle tasche dei cittadini leccesi per essere trasferiti nelle casse esauste dello Stato il cui ragioniere generale ringrazia per tanta volontaria ed inaspettata parsimonia. Soldi spesi, buttati al vento, perché non avranno alcuna ricaduta nel nostro già martoriato territorio: non produrranno nessun posto di lavoro, non avvieranno alcun progetto significativo per la città, non daranno fiato alle casse del Comune ridotte all’osso dalla stessa politica economica che oggi vuole ridurre all’osso i risparmi dei cittadini di Lecce. Pensate solo a cosa sarebbe stato possibile fare con una cifra del genere se investita interamente nella nostra città”.

Il Codacons chiede poi, ancora una volta che qualcuno si attribuisca la paternità del riclassamento, contro il quale sono pendenti anche diversi ricorsi al Tar di Lecce, di cui uno proprio firmato dall'amministrazione comunale che ha accusato l'Agenzia del territorio di aver travisato il mandato ricevuto nel 2010: “Abbiamo già più volte chiesto al sindaco di Lecce di individuare la persona che materialmente aveva compiuto la scelta di un tale percorso, abbiamo più volte invitato il sindaco a chiedere le dimissioni di questa persona perché davanti ad un tale effetto l’unica scelta onorevole è quella di dimettersi.  Adesso, considerando l’inerzia con cui il nostro sindaco continua a vivere l’intera vicenda, ci rivolgiamo direttamente a colui che non conosciamo e che ha materialmente indicato la strada del riclassamento come l’unica strada per recuperare soldi dalle tasche dei leccesi”. 

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