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"Ridurre i costi della politica e stop al precariato"

Il presidente del Senato, Renato Schifani, in visita a Lecce per chiudere le celebrazioni per l'Unità d'Italia. Difesa della riforma federalista ma riscatto del Sud: "Basta treni veloci solo al Nord"

Il presidente della Provincia, Antonio Gabellone, fa gli onori di casa al presidente del Senato, Renato Schifani.

LECCE - La visita salentina del presidente del Senato della Repubblica, Renato Schifani, si è conclusa sulle note del celebre brano Quannu te llai la facce la matina, inciso per la prima volta da Tito Schipa nel 1921. Poco prima, intorno alle 11.45, la seconda carica dello Stato ha incontrato i rappresentanti istituzionali del territorio, riuniti nella sala consiliare di Palazzo dei Celestini: dalla vice presidente della Regione, Loredana Capone al sindaco di Lecce, Paolo Perrone, dal ministro Raffaele fitto ai primi cittadini del Salento fino al padrone di casa, il presidente della Provincia, Antonio Gabellone (in allegato il testo integrale del suo intervento). E, naturalmente, la autorità civili, militari e religiose: in prima fila il prefetto, Mario Tafaro e l'arcivescovo Domenico D'Ambrosio.

Una moltitudine di fasce tricolori dunque, una accanto all'altra, ha dato il tono alla visita, programmata per concludere le celebrazioni del 150° anniversario dell'Unità d'Italia. Il soggiorno leccese del presidente Schifani è iniziato ieri sera, con l'arrivo in città ed una breve passeggiata in centro, accompagnato da un cicerone d'eccellenza, il sindaco Paolo Perrone. Questa mattina, invece, la deposizione di una corona al Monumento dei Caduti, poi una breve sortita presso la Comunità Emmanuel con gli operatori e gli ospiti della struttura di recupero, prima di incontrare una delegazione di giovani imprenditori selezionati da Confindustria e dalla Camera di Commercio di Lecce.

Nel suo intervento istituzionale Schifani è partito dal federalismo come premessa di una rinnovata unità fondata "su un patto tra chi governa e chi vive in queste terre (il Meridione, Ndr), un accordo che sia scevro da condizionamenti, da logiche clientelari e di raccomandazione". Cambiamento, per il presidente del Senato, significa "accantonare legami corporativi di appartenenza e di etichetta e rompere favoritismo, nepotismi, per aprire ai giovani le porte dei veri valori e della crescita.

Due le direttrici di una rinascita possibile: "un nuovo modello di efficienza burocratica ed istituzionale" - e l'accenno casuale diventa quanto mai tempestivo tra la mura di un ente dichiarato ai limiti del dissesto - e la capacità di non perdere i finanziamenti europei. Basti pensare che solo per il 2011, l'Italia rischia di perdere 7 miliari di fondi comunitari. Schifani, uomo del Sud, non ha esitato a dichiarare che "nessuno può permettersi di mortificare e di avvilire così il Meridione; la misura è colma".

Il presidente del Senato ha indicato nell'adeguamento infrastrutturale lo strumento concreto dello sviluppo del Sud e come esempio ne ha portato uno a lui caro: "Non possiamo consentire che al Nord le rete delle ferrovie venga ulteriormente potenziata con l'alta velocità e con tempi di percorrenza del tratto Roma-Milano in due ore e venti, mentre, mentre il più veloce dei treni disponibili che coprono la distanza tra Palermo e Catania impiega 4 ore e 37 minuti. Ma Schifani ha posto una condizione per rimuovere il vizio originario alla base del crescente gap tra le due parti del Paese: "Il Sud deve imparare a dire no a ogni forma di clientelismo, assistenzialismo e parassitismo. Ha cominciato a farlo, ma occorre di più".

Un discorso non particolarmente lungo, quello di Schifani, pienamente istituzionale ma intriso di una partecipazione emotiva assai cara al presidente della Repubblica. Due gli altri passaggi fondamentali. Il primo ha avuto per oggetto la riduzione dei costi della politica, da raggiungere "adottando scelte che, senza cedere a fuorvianti demagogie, rispondano al comune sentire dei cittadini che reclamano il mondo della politica lontano da anacronistici ed inaccettabili privilegi" e avvicinino l'Italia agli standard del resto d'Europa.

Il secondo è la condanna del precariato come condizione strutturale e senza protezione alcuna della vita di moltissimi giovani, soprattutto del Mezzogiorno. E Schifani non ha esitato a fare riferimento ad un caso molto delicato, quello del giornalista Pierpaolo Fagiano - corrispondente da Ceglie Messapica di un quotidiano regionale - "che con il suo gesto estremo ha denunciato il suo dramma esistenziale per l'intollerabile condizione di incertezza lavorativa e di mortificanti retribuzioni".

Nella consapevolezza che il precariato "rischia di consegnare i nostri giovani del Meridione alla criminalità organizzata, e a forme di sfruttamento non diverse da quelle che da anni denunciamo sul caporalato per i lavori nel campo dell'agricoltura e dell'edilizia", il presidente Schifano ha così concluso: "Vanno ripensate le forme di tutela del lavoro stabile, rivisitando la legge sul precariato, perché la certezza di un lavoro dignitoso che consenta prospettive di ampio respiro è un preciso dovere, un obbligo che noi politici dobbiamo assumere".

Il testo dell'intervento del presidente della Provincia, Antonio Gabellone.

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