Tutto come previsto, una città sull'orlo del collasso che vive alla giornata

Tra rifiuti e parcheggiatori abusivi, auto e dissidi tra commercianti e ambulanti, Lecce vive il suo agosto all'insegna del tutto esaurito, ma anche della scarsa organizzazione e di mille inefficienze. Per il sindaco, di ritorno dalle vancanze, molti i nodi da sciogliere

LECCE – Alla vigilia di ferragosto Lecce è vicina al punto di rottura. Dietro al caos anche un poco pittoresco che regna sovrano per le vie del centro e dintorni, c’è una città che rischia di implodere. Sotto il peso della sue contraddizioni e dei suoi limiti, che accomunano da tempo immemore tanto il cittadino medio quanto l’amministratore che, del resto, del primo è una sorta di emanazione.

Tutto si può dire tranne che quello attuale non fosse uno scenario annunciato: sono anni che da più parti si invoca quella parolina magica, programmazione, che ha fatto le fortune di altre zone d'Italia che pure non hanno granché da offrire in termini di bellezze paesaggistiche e architettoniche. Ma nemmeno lo status di Capitale italiana della cultura è servito a mettere un poco di ordine.

Rifiuti a vista d’occhio, parcheggiatori abusivi, commercianti contro ambulanti, trasporti inaffidabili e ridotti al minimo indispensabile con i soldi della Regione Puglia, parchi abbandonati al degrado, locali pubblici che spuntano come funghi, preparano alimenti in locali di pochi metri quadrati e somministrano decine e decine di coperti in mezzo ai tubi di scappamento della auto libere di scorrazzare su strade che dovrebbero essere pedonali 24 ore su 24. B&b stracolmi di ospiti, ma che poi versano quattro soldi di tassa di soggiorno: e chi fa le cose per bene giustamente si sente preso in giro.

Alla metà del mese di agosto Lecce è una città provata, che regala ancora le meraviglie del barocco ai suoi occasionali visitatori, ma che cova da tempo i germi di un malessere profondo che rischia di compromettere un sano sviluppo dal punto di vista turistico e culturale allo stesso modo in cui il maltempo sgretola la pietra calcarea, che resta bella finché improvvisamente non cade giù dal cornicione di una chiesa o di un palazzo. Il periodo di maggiore afflusso è appena iniziato e durerà fino ai festeggiamenti per i santi patroni, dal 24 al 26 agosto. Già questa sera, con la tappa in piazza Sant’Oronzo del festival della Notte della Taranta, il cuore della città sarà sottoposto ad uno stress molto forte.  

bottiglie-2-3La raccolta porta a porta è partita da maggio con il nuovo appalto alla Monteco, ma i risultati sono insoddisfacenti: a fronte di un certo numero di cittadini virtuosi, che collaborano seguendo le regole, ce ne sono molti altri che se ne infischiano. I sacchetti vengono abbandonati nei pressi dei contenitori per la differenziata e chi raccoglie si trova nei guai.

Si invocano i controlli, ma quando questi vengono eseguiti, subito scattano le proteste: come accaduto a giugno con le sanzioni comminate ad alcuni locali per aver lasciato i bidoni di plastica all’esterno anche nelle ore successive al ritiro. Alle polemiche seguono faticosi incontri, soluzioni tampone che si dimostrano insufficienti appena il volume delle presenze in città diventa ingombrante.

Tutti hanno ragione, tutti hanno torto: il capitolato d’appalto non è certo un’opera d’arte, ma le furbizie e l’inciviltà rendono ancora più difficile il lavoro degli operatori della raccolta. Nel centro storico ci sono numerose telecamere: potrebbero servire anche a svelare conferimenti scorretti qualora ci fosse la reale volontà di perseguirli.

Ma l’amministrazione comunale appare presa da altre occupazioni: divisa in più fazioni, coltiva la competizione tra assessori per la successione a Perrone. Il sindaco, di ritorno oggi da un lungo viaggio negli Stati Uniti, può scegliere, forte comunque di un gradimento ancora alto e della fragilità della minoranza, di tirare a campare nello scorcio di consiliatura che gli resta (fino alla primavera del 2017), oppure può decidere - sarebbe ora - di dare uno scossone all’azione di governo nella consapevolezza che la città, lasciata al suo destino, entro un paio di anni potrebbe collassare.

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E se scoppiasse la bolla effimera che ha fatto del Salento una moda, a Lecce non resterebbero nemmeno lacrime per piangersi addosso, di qui alla notte dei tempi: servono solo idee lineari e iniziative di buon senso, mica cose complicate. 

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