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I fusti di Pbc sono stati interrati? I sindaci della zona chiedono chiarezza

Consiglio comunale congiunto di Presicce e Acquarica: i sindaci chiederanno risposte certe al tavolo tecnico del 12 gennaio e sono pronti a nominare un legale unico

ACQUARICA DEL CAPO – Rifiuti speciali sono stati davvero interrati nella discarica di Burgesi ad Ugento? E se sì, in quali quantità? Sono queste le domande imprescindibili su cui costruire l’iter istituzionale che porterà alla bonifica dei terreni adiacenti all’impianto costruito per ricevere, esclusivamente, rifiuti solidi urbani.

La situazione, al momento, è piuttosto confusa ed i primi cittadini di Acquarica del Capo e Presicce, Francesco Ferraro e Salvatore Riccardo Monsellato, non sanno quali risposte offrire ai residenti dei due Comuni, preoccupati per il presunto allarme ambientale lanciato dalla Procura di Lecce.

I dettagli della vicenda, che ha assunto i contorni drammatici di una violenta emergenza di tipo sanitario, sono stati discussi nel corso del Consiglio comunale congiunto, tenutosi questo pomeriggio. Carte alla mano, i rappresentanti dei due municipi hanno ricostruito le tappe dell’indagine giudiziaria, coordinata dal sostituto procuratore Elsa Valeria Mignone, che ha dato il via alla caccia dei presunti 600 fusti di Pbc interrati nella discarica - ormai dimessa – che dal 2000 è gestita dalla società Monteco.

L’inchiesta sui presunti veleni sotterrati nel Capo di Leuca è partita in seguito alle dichiarazioni rese dall’imprenditore Gianluigi Rosafio, già coinvolto in un processo per traffico e smaltimento illecito di rifiuti. Nell’area di Burgesi – ha sostenuto Rosafio – sarebbe sepolta una bomba ecologica a lento rilascio. Ed effettivamente l’analisi del percolato ha dato esito positivo rispetto alla presenza dei pericolosi policlorobifenili: sostanze tossiche per l’organismo umano, suscettibili di provocare tumori e carcinomi quasi quanto la famigerata diossina.

La presenza o meno delle tonnellate di rifiuti pericolosi, indicate dal genero del boss Pippi Calamita è, però, tutta da accertare. E se la Procura di Lecce ha ridimensionato l’allarme, sostenendo che “non è stata rilevata alcuna contaminazione da Pcb nell’acqua di falda aprelevata dai pozzi limitrofi alla discarica”, d’altro canto i cittadini invocano chiarezza e chiedono di conoscere e quantificare l’eventuale danno sanitario.

Non a caso il Consiglio comunale congiunto ha dato spazio agli interventi di numerose associazioni del territorio e dopo, un lungo confronto, ha prodotto un documento comune da presentare al tavolo tecnico convocato in Regione Puglia il prossimo 12 gennaio, alla presenza anche di Asl, Arpa e Monteco. La prima richiesta è quella di capire se i fusti siano presenti o meno per poter procedere alle operazioni di bonifica, dopo aver individuato risorse e strumenti tecnici.

“Non possiamo restare nel dubbio che questi veleni siano presenti o meno perché così facciamo solo il gioco di chi vuole screditare il nostro territorio – ha commentato il sindaco di Presicce - : oltre al danno ambientale rischiamo di subire la beffa di un' immagine compromessa. Se passa l’idea che il Salento è una nuova terra dei fuochi, l’intero comparto turistico rischia di essere messo in ginocchio ed è un rischio che non ci possiamo permettere. Preliminare è la chiarezza; abbiamo bisogno di dati certi per rispondere ai cittadini che sono, ovviamente, allarmati”. Le due giunte nomineranno anche un legale che seguirà i Comuni nel percorso tecnico – amministrativo.

Per parte sua il consigliere regionale Sergio Blasi, intervenuto in Consiglio per apprendere eventuali novità, si è reso disponibile a chiedere, già domani, un’audizione urgente dei sindaci in commissione ambiente: “Dobbiamo agire con urgenza per capire se quei fusti siano presenti o meno per procedere con le operazioni di bonifica e accertare tutte le responsabilità. Oltre ai reati di tipo penale, già prescritti, esistono altre responsabilità: è bene ricordare che la discarica di Burgesi non è abusiva, ma controllata da un gestore. È assurdo, poi, che continuiamo a occuparci delle emergenze; sono trascorsi 20 anni dal decreto Ronchi non abbiamo ancora chiuso il ciclo dei rifiuti”.

“Ci auguriamo che quest’ allarme e questa richiesta di aiuto proveniente dai Consigli comunali di Acquarica e Presicce vengano immediatamente raccolti da governo centrale e Regione Puglia – ha aggiunto l’onorevole Rocco Palese - . Le analisi del Cnr rivelano la presenza di inquinamento ambientale potenzialmente dannoso per la salute pubblica quindi non c'è tempo da perdere: occorre elaborare e finanziare un piano di bonifica per tutelare la sicurezza e la salute pubblica dei cittadini del Basso Salento”.

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