Raccolta dell'umido, la variabile del compostaggio e il rischio della paralisi

Se gli impianti chiudono, per raggiunti limiti o altri motivi, la filiera va in tilt. Il ciclo dei rifiuti va chiuso, ma incombe un nuovo business

LECCE – Dall’allarme all’emergenza il passo è breve. In questi giorni a Lecce si è riproposto in maniera tangibile il problema della filiera dei rifiuti.

La ditta Monteco, che ha in appalto il servizio di raccolta e trasporto, ha comunicato via Facebook nel pomeriggio del 1 giugno di non poter procedere alle attività ordinarie di ritiro dell’organico per il 2 e 3 giugno a causa della contestuale chiusura degli impianti di compostaggio.

Il dirigente del settore Ambiente del Comune di Lecce, Fernando Bonocuore è riuscito però a ottenere in extremis l’apertura del centro di Modugno e così è stato possibile procedere al ritiro almeno in alcune zone della città, a partire da quelle del centro moderno e al conferimento. Il caos è stato scongiurato ma di fatto si è riproposta una situazione già vista altre volte.

La questione degli impianti di compostaggio è determinante perché rappresenta l’anello più debole della catena: senza di essi, insomma, non si può chiudere il ciclo dei rifiuti. Dover trasportare la frazione organica presso impianti di altre province rappresenta una voce di costo notevole e quelli che sono in funzione non bastano a soddisfare la domanda.

Ma c’è un altro aspetto da tenere in considerazione quando si parla di impianti di compostaggio: nei progetti presentati negli ultimi mesi si prevede la produzione di energia elettrica ricavata dai processi di lavorazione della frazione umida. Insomma, si profila il rischio di un altro business dai dubbi benefici per il territorio.

Sergio Blasi, consigleire regionale del Pd, propone sul tema "una veloce soluzione". A suo avviso, "sarebbe la già prospettata riconversione del biostabilizzatore di Cavallino in impianto di compostaggio aerobico. Un progetto - speiga - che ha trovato in passato una larga adesione e che è meglio del nulla che finora è stato fatto".

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"Sia l’Agenzia regionale dei Rifiuti - dice Blasi -, sia l’assessorato regionale all’ambiente non sono stati in grado di avviare soluzioni diverse, anche perché inspiegabilmente ci si sta concentrando più sulla costruzione di impianti anaerobici, che sono prima di tutto produttori di energia elettrica, che sull’attivazione di soluzioni aerobiche, che garantiscono la produzione di compost di qualità e che richiedono interventi più semplici sugli impianti esistenti e dunque una soluzione più rapida ad un problema che nel capoluogo, l’estate prossima, rischia di esplodere in tutta la sua gravità”.

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