"Rilascio Mastrogiacomo: riferisca il Governo"

Adriana Poli Bortone, coordinatrice regionale di An e il senatore Alfredo Mantovano, chiedono separatamente all'Esecutivo di spiegare le modalità sul rilascio dell'inviato di Repubblica

Se pur divisi da contrasti interni al partito, Adriana Poli Bortone, coordinatrice regionale di Alleanza nazionale e il senatore Alfredo Mantovano, ritornato alla piena attività dopo lo spiacevole l'incidente di qualche giorno fa, si ritrovano a porsi le stesse domande sulle modalità del rilascio, avvenuto questo pomeriggio, di Daniele Mastrogiacomo, inviato di Repubblica, rapito da milizie talebane lo scorso 5 marzo, nella provincia di Helmand, a pochi chilometri dalla capitale Lashkarghar.

Poli Bortone si dice felice per la liberazione del giornalista, ma chiede di sapere i contorni della trattativa: "La notizia della liberazione di Daniele Mastrogiacomo ci fa veramente felici perché dopo giorni di angoscia e terrore sappiamo che una vita umana è sfuggita alla morte, che un uomo che fa un mestiere difficile in un luogo pericolosissimo è riuscito a salvarsi dopo essere stato prigioniero nelle mani di individui senza scrupoli. Spero di cuore che Mastrogiacomo superi quanto prima la paura e possa riabbracciare l'Italia ed i suoi familiari".

"Nel momento della gioia non possiamo però sottrarci ad alcuni interrogativi - puntualizza Adriana Poli Bortone - è diritto di tutti sapere quali sono state le condizioni reali del rilascio e quali i contorni della trattativa condotta dal Governo. Occorre chiarezza assoluta sul punto, in presenza di voci su un presunto pagamento di riscatto o addirittura sulla liberazione di terroristi afghani come contropartita. Eventualità - conclude - che se confermate imporrebbero una riflessione molto seria su tutta questa vicenda".

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E il senatore Mantovano, dal canto suo, scrive in una nota che "il costo politico dell'operazione va reso noto". "Secondo quando riferito da Dadullah all'agenzia afghana Pajhwok, ripresa dall' Ansa, il rilascio di Daniele Mastrogiacomo è avvenuto in cambio della liberazione di cinque Taleban che erano in prigione: Ustad Yasir, Mufti Latifullah Hakimi (ex portavoce dei Taleban, condannato all'ergastolo), Mansoor Ahmad, Hamdullah e Abdul Ghaffar. L'Italia è in Afghanistan, unitamente agli alleati, su mandato Onu, allo scopo di aiutare la ricostruzione del Paese - aggiunge - garantendola anche attraverso il contrasto al terrorismo; ora accade che la trattativa per ottenere che un italiano torni libero ha come contropartita il rilascio di terroristi: non ci sono precedenti noti in missioni militari italiane. Un conto è infatti pagare un riscatto sottobanco, un conto è riconoscere pubblicamente la controparte come belligerante, nel momento in cui si procede alla liberazione di quanti in tal modo vengono fatti somigliare più a prigionieri che a terroristi. Si è riparlato a lungo di recente, nell'anniversario del sequestro di Aldo Moro, della linea contraria a ogni concessione che 30 anni fa orientò - con successo - la lotta contro un altro terrorismo. Oggi il governo Prodi ha scelto diversamente: l'innegabile gioia per un italiano che torna fra i suoi cari non può nascondere, ora che Mastrogiacomo è stato liberato, il costo politico dell'operazione, i cui termini l'attuale Esecutivo è tenuto a esporre al più presto in Parlamento".

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