Residenze per anziani, “discriminazioni della Regione”. Insorge un comitato dei gestori

La giunta ha istituito nuove strutture, "Rsa R1", ma non avrebbe provveduto a contrattualizzare alcune delle altre residenze già esistenti (Rssa e Rsaa). Un comitato chiede di partecipare ad un tavolo regionale di concertazione per sventare "ulteriori discriminazioni"

La Regione Puglia (Foto di archivio)

BARI – Nuove residenze socio sanitarie destinate agli anziani, non autosufficienti: le ha istituite la Regione Puglia nel corso dell’approvazione del regolamento che disciplina il riordino della rete ospedaliera. Queste strutture, di natura extra – ospedaliera, si chiameranno “Rsa R1” e ospiteranno 315 posti letto all’interno dei presidi territoriali d’assistenza (Pta).

A tal proposito, però, il Comitato pugliese delle Rssa e Rsaa non contrattualizzate, ha sollevato alcuni rilievi. Il primo è relativo all’esistenza delle residenze non contrattualizzate (che non ricevono, quindi, alcun contributo sanitario) istituite nel 2007 e destinate alla medesima tipologia di utenti. La stessa Regione Puglia ha successivamente imposto l’osservanza di rigidi parametri strutturali ed organizzativi, graduati in relazione alla prestazione erogata.

La stessa giunta regionale avrebbe operato, però, delle discriminazioni nell’ambito dei rimborsi per gli oneri sanitari, “escludendo una parte del servizio reso dalle strutture che, con il loro personale sanitario, erogano prestazioni dignitosissime”.

In buona sostanza, stando alle accuse, sin dal 2004, e con le prime convenzioni trasformate in accordi contrattuali, si sarebbe creata una corsia preferenziale per le Rsa,  un’altra “certamente inferiore ma esistente” per le Rssa e un’ultima corsia, priva di tutele, per le Rsaa. Nell’ultimo caso, infatti, la retta di degenza sarebbe a totale carico degli utenti. Quest’approccio avrebbe quindi determinato un sistema di concorrenza sleale tra strutture che, in fin dei conti, offrono le medesime prestazioni, seppur con differente intensità.

Il comitato preme, dunque, per l’attivazione di contratti anche con le Rssa e e Rsaa che non godono di tali rapporti. E ciò in ragione del fatto che la stessa Regione Puglia, come sancito dalla commissione del ministero della Salute sui Lea, risulta inadempiente sui posti letto offerti agli anziani non autosufficienti: attualmente sono disponibili 4 mila posti contrattualizzati, a fronte di un fabbisogno di 26 mila. Un altro valido motivo si troverebbe nella possibilità di ottenere un risparmio nei casi di lieve autosufficienza, peraltro non rari.

La decisione della giunta di non inserire nella pianificazione dei posti letto tali strutture viene letta, dunque, come “un’offesa” nei confronti di tutti quei gestori di Rsaa e Rssa non contrattualizzate che, negli ultimi 8 anni, hanno garantito l’assistenza agli anziani pugliesi senza gravare sul sistema sanitario regionale.

Al fine di dare il “giusto” riconoscimento a quelle strutture che operano nel medesimo ambito delle nuove Rsa R1, regolarizzando così tutti i livelli di struttura esistenti che si differenziano per intensità (quindi Rsa R1, Rsa, Rssa, Rsaa), il Comitato chiede la convocazione di un tavolo regionale di concertazione urgente. Diversamente, avvisa, sarà disposto a ricorre ad ogni forma di protesta al fine di tutelare i gestorie difendenderli da ulteriori discriminazioni.

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