Mercoledì, 16 Giugno 2021
Politica

"Ripa, dimettiti". Il Pd pronto ad andare dal prefetto

I parlamentari Bellanova e Maritati insistono nella richiesta di un passo indietro dell'assessore che, in conferenza, controbatte: "Altro che moroso, sono io ad essere creditore della Dogre"

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LECCE - Il presunto conflitto di interessi di Giuseppe Ripa, assessore alla Mobilità al Comune di Lecce, "ritorna" in Parlamento. Nel senso che sulla vicenda si sono espressi, con un comunicato ufficiale l'onorevole Teresa Bellanova e il senatore Alberto Maritati. Ma già il 24 giugno la parlamentare aveva portato ufficialmente il caso all'attenzione dei ministri dell'Interno e della Giustizia, Maroni e Alfano (https://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=28450).

Il Pd, insomma, alza definitivamente il tiro e porta il livello dello scontro ad un punto di non ritorno. O l'esponente di Giunta fa un passo indietro - di sua volontà o per input del sindaco - o si va dritti dritti dal Prefetto. Ripa, dal canto suo, ha riunito i giornalisti a Palazzo Carafa per ribadire la sua linea e rilanciare: "Ho versato anche importi non dovuti, sono io il creditore".

La vicenda è esplosa ufficialmente nel Consiglio comunale del 14 giugno, (https://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=28223) anche se nei giorni precedenti gli elementi essenziali della questione erano già emersi in commissione Bilancio, presieduta da Gigi Rizzo. Nell'assise comunale è stato approvato il piano generale degli impianti pubblicitari che, secondo l'amministrazione, mette per la prima volta ordine ad un settore sostanzialmente disomogeneo. Non la pensano allo stesso modo le opposizioni che hanno parlato di una palese violazione dei criteri di libera concorrenza e dei presupposti di legittimità.

In sostanza la tensione si concentra attorno al ruolo di quelle aziende che fino ad ora sono state le concessionarie del servizio di pubblicità: nemmeno la condizione di morosità maturata da alcune società proprio nei confronti del Comune, le escluderebbe da un sistema che alla minoranza appare blindato, a tutto vantaggio di chi ci fa già parte. A latere di questo nodo, ma politicamente forse più importante, il ruolo di Giuseppe Ripa, la cui azienda è compresa nell'elenco delle società morose.

L'interessato si è sempre difeso rivendicando trasparenza e correttezza (https://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=28426) e giustificando la morosità con il mancato aggiornamento dei dati da parte dell'ufficio comunale preposto. Il sindaco, Paolo Perrone, ha fino ad ora rintuzzato gli attacchi delle opposizioni (https://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=28445) ma Pd, Io Sud e Udc sono tornate all'attacco non meno di due giorni addietro (https://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=28691) ribadendo l'invito al primo cittadino a ritirare le deleghe a ripensare l'organizzazione delle gare d'appalto per la cartellonistica pubblicitaria.

Oggi l'ennesimo capitolo. Secondo Bellanova e Maritati, infatti, "nella vicenda ciò che traspare con inquietante evidenza è il modo sfrontato ed arrogante con cui gli amministratori di questa Giunta intendono ed esercitano il mandato ricevuto dagli elettori, che dovrebbe avere come fine quello di amministrare il bene comune e non certo quello di soddisfare interessi personali".

"Ciò che più colpisce in questa fase - recita il comunicato è la protervia con cui si cerca di dare una giustificazione all'omesso pagamento del dovuto, appellandosi alla infondatezza della pretesa creditoria da parte di quel Comune, però, di cui lo stesso Ripa è stato contemporaneamente debitore e amministratore creditore".

La conferenza di Ripa: "Sono io creditore per 15 mila euro".

E sempre questa mattina, l'assessore, nel corso di una conferenza stampa ha ribadito la sua linea: il mero errore di calcolo sarebbe subentrato nel 2009, a seguito dell'adesione al primo condono, di cui si è avvalso come può fare qualsiasi cittadino. Anzi, a seguito di calcoli effettuati dai consulenti, Ripa risulterebbe creditore nei confronti della Dogre, concessionaria del Comune, per circa 15 mila euro che avrebbe versato in relazione a voci in realtà non dovute. Tanto che Ripa avrebbe inviato una raccomandata per rivendicare le sue ragioni di contribuente.

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