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A Palazzo Carafa

Ripiano del disavanzo: via libera in aula, maggioranza compatta

Con 17 voti favorevoli, 8 contrari e 1 astenuto approvata la delibera che delega il sindaco a sottoscrivere un accordo col governo. Previsto aumento dell'Irpef del 4 per mille per i redditi oltre 28mila euro

LECCE - Con 17 voti favorevoli, 8 contrari, 1 astenuto il Consiglio comunale di Lecce ha delegato il sindaco a sottoscrivere con il governo un accordo per il ripiano del disavanzo, previo via libera di un tavolo tecnico istituito presso il ministero dell’Interno con la partecipazione anche dei rappresentanti del ministero delle Finanze e dell’Agenzia dell’Entrate.

La maggioranza che già era stata compatta nel passaggio in commissione consiliare, dedice così di avvalersi della possibilità introdotta dal Decreto Aiuti, il cui iter di conversione non è ancora terminato, per venire incontro alle sofferenze delle città capoluogo di provincia. L’adesione comporta l’adozione di una serie di misure tra quelle indicate nel decreto e finalizzate alla razionalizzazione delle spese correnti e al potenziamento e all’utilizzo pieno delle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Tra gli impegni che l’amministrazione intende assumere c’è quello dell’aumento dell’Irpef nella misura del 4 per mille per i redditi superiori a 28mila euro, mentre tra gli obiettivi quello di procedere a un piano di assunzioni straordinarie che possano tenere in piedi la macchina organizzativa e dunque i servizi alla cittadinanza. Le due cose stanno insieme perché la seconda dovrebbe essere finanziata dalla prima.

Il Comune di Lecce, infatti, dovrebbe avere in rapporto al numero dei residenti almeno 720 dipendenti o, comunque, non meno di 635 essendo un ente che ha fatto ricorso alla procedura di riequilibrio finanziario. Al 31 dicembre scorso però i dipendenti di ruolo erano 360 (per un totale di 404). Il drastico calo è dovuto all’entrata in vigore, successiva alla redazione del piano di riequilibrio di quota 100. Con questo reclutamento l’amministrazione punta a  - si legge in delibera - potenziare l’attività di accertamento e riscossione dei tributi e la gestione e valorizzazione del patrimonio, nonché di assicurare la riduzione dei tempi medi di pagamento, l’attuazione dei finanziamenti Pnrr e l'incremento della qualità, della quantità e della diffusione su tutto il territorio comunale dei servizi erogati alla cittadinanza, prevedendo l’ingresso di specifici profili professionali con qualifica non dirigenziale da destinare alle predette specifiche attività, nel rispetto dei limiti di spesa di personale previsti dalla normativa vigente, da finanziare con incrementi dei gettiti delle entrate proprie”.

La sottoscrizione del patto implica una sorta di franchigia di due anni per quanto riguarda la dichiarazione di dissesto e dovrebbe consentire, inoltre, di avere un anno in più per rimodulare, nel contesto della nuova normativa, il Piano di riequilibrio del 2019 che la sezione pugliese della Corte dei Conti ha ritenuto insufficiente. Dopo quel pronunciamento il Comune ha presentato ricorso alle Sezioni Riunite e la discussione è in calendario per metà settembre.

Il dibattito

In aula il dibattito è stato acceso: l’opposizione ha contestato intanto la scelta di ricorrere all’accordo col governo e, nello specifico, anche le misure che l’amministrazione intende adottare, prima tra tutte l’aumento dell’aliquota Irpef. Sono state espresse, negli interventi di Adriana Poli Bortone, Gianmaria Greco, Angelo Tondo, Roberto Giordano Anguilla, numerose perplessità sui singoli punti, a partire dall’ipotesi di una incompatibilità tra l’obbligo di razionalizzare la pianta organica dell’ente e quella di procedere a nuove assunzioni.

Soprattutto, però, è emersa una totale contrapposizione di vedute rispetto alla questione delle responsabilità della condizione di strutturale fragilità finanziaria dell’ente. I consiglieri di maggioranza Gabriele Molendini, Antonio Rotundo, Pierpaolo Patti e Sergio Della Giorgia hanno invitato i colleghi della minoranza a condividere il voto favorevole, non perché la maggioranza non avesse i numeri, ma per un senso di onestà intellettuale nei confronti della città.

In chiusura il sindaco, dopo aver replicato ai principali rilievi dell’opposizione ha chiuso il suo intervento con un esempio: “È come se chi avendo visto un incendio prendere corpo, avendo incautamente, a volte inconsapevolmente a volte imprudentemente contribuito ad alimentarlo invece di impegnarsi insieme a tutti per spegnerlo decide di girarsi dall’altra parte, dando a noi il compito di assolvere a questo ruolo”.

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