"Rischio licenziamenti illegittimi in Gial Plast": Cobas chiede aiuto al governo

Il sindacato di base ha scritto ai ministri e ai prefetti pugliesi per chiedere attenzione sulla sospensione dei rapporti di lavoro nell'azienda. "Necessario ripristino dell'articolo 18"

Foto di repertorio: la sede di Gial Plast

LECCE - Se saltano i paletti dello Statuto dei lavoratori, le persone rischiano di ritrovarsi ingiustamente a casa e private del diritto a sostenere dignitosamente sé stessi e i loro cari. La questione che  sembra ormai passata di moda, è stata rispolverata dalle confederazioni Cobas di Lecce e Brindisi.

L'occasione per tornare a ridiscutere del diritto ad essere reintegrati sul posto di lavoro, dopo un licenziamento non giustificato da validi motivi e discriminatorio, è stata data dalla questione dalla circostanza dell'interdittiva antimafia notificata all'azienda Gial Plast che gestisce il servizio di rifiuti in molti comuni del Salento.

Il prefetto di Lecce, Maria Teresa Cucinotta, ha firmato il provvedimento per agisce in chiave preventiva sul rischio di presunte infiltrazioni mafiose  nella srl con sede a Taviano. Le ricadute occupazionali sono state, però, pesanti perché 30 dipendenti della società, di conseguenza, sono tornati a casa.

I sindacalisti Cobas si sono immediatamente schierati contro la sospensione dei contratti di lavoro per i dipendenti Gial Plast, dichiarando lo stato d'agitazione di tutto il personale del servizio di igiene ambientale impiegato nelle tre province.

“Le sospensioni dei rapporti di lavoro fatte dal datore di lavoro in via cautelativa hanno prodotto 30 licenziamenti a nostro avviso illegittimi: in questo modo si è infatti negato il diritto al lavoro”, hanno scritto i referenti di Lecce e Brindisi, Giuseppe Mancarella e Roberto Aprile in una lettera indirizzata ai vertici del governo Conte, al governatore Emiliano ed ai prefetti pugliesi.

I due sindacalisti hanno ovviamente ribadito il loro massimo rispetto per l'interdittiva antimafia e per il lavoro svolto da questura e prefettura di Lecce, aggiungendo però un monito: “Bisogna vigilare affinché non vengano colpiti i lavoratori: questi licenziamenti di personale con precedenti penali sono particolarmente dannosi in quanto, pur se riconosciuti illegittimi dal giudice del lavoro, diventerebbero comunque definitivi”.

Perché dovrebbero diventare definitivi è presto detto: “Il datore di lavoro, pagando solo alcune mensilità, avrà comunque reciso il rapporto di lavoro, per l’assenza dell’originario articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che prevedeva l’obbligo del reintegro sul posto del lavoro”, scrivono Mancarella e Aprile.

Il problema è quindi più complesso e sembra avere, a monte, un rapporto diretto con la riforma del lavoro voluta dal governo Renzi e con l'entrata in vigore del jobs act. O almeno così credono gli esponenti Cobas che, nella loro missiva, chiedono il ripristino dell'articolo 18 nella sua stesura originaria.

“Occorre porre fine alle ingiustizie lavorative perpetrate dai che hanno mercificato la dignità dei cittadini e lavoratori. La nostra richiesta è di una riforma a costo zero quale la reintroduzione dell’originario articolo 18 dello Statuto. La ragione di questa disposizione di legge, ormai abrogata dai governi Monti e Renzi, oltre a temperare il potere datoriale nei confronti del lavoratore, risponde alla logica che tutti i cittadini siano liberi di esprimere le proprie opinioni, rivendicare diritti, perché non hanno paura del licenziamento illegittimo, grazie al reintegro sul posto di lavoro del giudice”, conclude la missiva.

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