Lunedì, 2 Agosto 2021
Politica

La risposta: “Gesto sconsiderato, ma ci sentiamo abbandonati”

Un gruppo di lavoratori dei gruppi Filanto e Adelchi ha inviato una risposta alla lettera con cui il prefetto, Giuliana Perrotta, ha condannato il gesto di aver calpestato il tricolore durante la protesta in via XXV luglio

Alcuni lavoratori mentre attendono l'esito del vertice.

LECCE – Un gruppo di lavoratori dei gruppi Filanto e Adelchi ha inviato una lettera in risposta a quella diffusa in mattinata dal prefetto di Lecce, Giuliana Margiotta, con la quale la massima rappresentante del Governo ha chiesto un incontro alle persone che, sotto gli occhi della telecamera, hanno calpestato la bandiera italiana.

Caro prefetto,  l'esasperazione che c'è nelle nostre famiglie solo chi è nelle stesse condizioni la può capire. Abbiamo lavorato tanti anni,  abbiamo pagato le tasse e siamo cittadini esemplari, ma ora ci sentiamo abbandonati dalle istituzioni  e da tutti, non riusciamo a dare il pane quotidiano ai nostri figli,  ci tagliano la corrente elettrica, perché non riusciamo più a pagare le bollette che fino a poco tempo fa pagavamo puntualmente e la cosa più grave, signora prefetto, è che molti di noi – vissuti 30 anni  in ambienti industriali – si trovano di colpo sbattuti fuori dal ciclo produttivo perché le aziende hanno deciso di de localizzare. Quel piccolo sussidio che riceviamo non basta nemmeno a fare la spesa per  garantire il cibo quotidiano ci viene negato da mesi.

Non ci date la possibilità di lavorare, cosa che da onesti cittadini  italiani abbiamo sempre fatto: lo Stato è un grande famiglia dove siamo tutti fratelli e come in una famiglia un buon padre dovrebbe prima di tutto pensare alla propria di famiglia e garantire il proprio pane quotidiano: in questi anni questi valori sono stati dimenticati dal consumismo e dal capitalismo.

Molti di noi, quando siamo insieme, raccontano le proprie difficoltà quotidiane: persone che per forza maggiore  hanno dovuto dire al proprio figlio ‘torna a casa perche papà non riesce più a pagarti  l'università’, negare il futuro ai propri figli perché l'azienda per cui lavorava lo ha lasciato a casa e dopo aver pagato per anni quelle tasse che si lasciano sulla busta paga per la cassa

integrazione che  adesso gli viene negata. Molti di noi nei momenti di disperazione, non glielo nascondiamo, hanno pensato di farla finita ma proprio il dialogo con la gente comune e umile e con i nostri figli ci dà la forza per andare avanti.

Ci sentiamo italiani, il novantanove per cento di noi ha fatto il servizio militare e daremmo la nostra vita per la patria e la famiglia ma, ci creda, ci sentiamo abbandonati dallo Stato e dalle istituzioni. Quel gesto sconsiderato è dovuto a tutto quello che le è stato descritto in questa lettera: solo in questo modo, non avendo strumenti per farci sentire,  possiamo evitare qualche tragedia che  potrebbe succedere in una delle tante famiglie salentine  e leccesi a causa della disperazione.

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