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Il cantiere di Piazzetta Tito Schipa.

Il cantiere di Piazzetta Tito Schipa.

Ritardo sul cantiere dell'ex Caserma Massa. Minoranza teme esborso per il Comune

Antonio Torricelli ha paventato l'ipotesi che la proroga di oltre due anni dell'avvio dei lavori possa diventare oggetto di rivalsa da parte del socio privato. Dal project financing nascerà un centro direzionale e commerciale con parcheggio

LECCE – Ad oltre due anni dalla data di consegna dei lavori alla De Nuzzo Costruzioni, il cantiere di Piazza Tito Schipa (ex caserma Massa) è ancora fermo. Non per colpa della ditta – sia chiaro -, ma dei ritardi accumulati per via delle indagini nel sottosuolo finalizzare a verificare la presenza di reperti meritevoli di tutela. Grazie ad un project financing sorgerà un centro direzionale e commerciale con un parcheggio interrato.

Tuttavia, secondo Antonio Torricelli, consigliere comunale del Partito democratico, potrebbe esserci il rischio che in futuro l’impresa possa rivalersi sull’amministrazione, e dunque indirettamente sui cittadini, per il ristoro delle spese sostenute e non previste nel contratto sottoscritto. Per fare chiarezza sul punto, in commissione Controllo è stata convocata la dirigente del settore Lavori Pubblici, Claudia Branca che però, oltre a rassicurare i commissari su una prossima partenza dei lavori – probabilmente metà ottobre – non ha saputo fornire elementi sull’aspetto contrattuale della vicenda, di competenza dell’ufficio legale. L'esponente della minoranza aveva già chiesto chiarimenti al riguardo prima dell’estate ma, a quanto pare, invano.

Così il cantiere “infinito”, che la scorsa settimana è stato interessato dalla rottura di una condotta del gas che ha paralizzato mezzo centro cittadino, potrebbe avere il seguito di un contenzioso tra il socio privato e quello pubblico del progetto. Almeno questo è il timore del vice presidente vicario del consiglio comunale che vorrebbe - ha detto - essere smentito carte alle mano. L’assessore ai Lavori Pubblici, Gaetano Messuti, ha fatto sapere da parte sua che il Comune non rischia nulla, essendo il ritardo imputabile alla Soprintendenza per i beni culturali.

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