Mercoledì, 16 Giugno 2021
Politica

Salta l’accordo per salvare la Ico. Gli orchestrali rifiutano le proposte di Gabellone

La bozza di accordo divide i sindacati. Ugl parla di un “ricatto”: “I lavoratori dovrebbero rinunciare ad impugnare i licenziamenti, proseguendo fino alla fine dell’anno senza certezze. Esistono già delle risorse che si possono impiegare, dando precedenza ai contratti indeterminati

LECCE – Le trattative per salvare l’orchestra Ico Tito Schipa di Lecce, fiore all’occhiello della tradizione musicale salentina, sono ad un punto morto. Anzi, rischiano di sfumare a causa del mancato accordo rispetto ad una proposta, avanzata dal presidente della Provincia di Lecce (già presidente della stessa Fondazione) Antonio Gabellone, nella giornata di ieri.

I sindacati, come spiega Realino Mazzotta, 1° violoncello ed esponente di Ugl, sono stati convocati per prendere parte a due tavoli tecnici distinti. In prima battuta, insieme agli amministratori della onlus, si sono seduti i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil. Poco dopo è stata chimata anche Ugl che si sarebbe trovata di fronte “ad una proposta già confezionata su cui non vi erano margini di trattativa e, praticamente, inaccettabile”.

L’accordo, finalizzato ad avviare la stagione concertistica, dandole una boccata d’ossigeno fino alla fine dell’anno, prevedeva l’impiego delle risorse disponibili a patto, però, di accettare alcune condizioni. Innanzitutto, come precisa Giuseppe Landolfo della stessa Ugl, il Cda della Fondazione ha proposto di utilizzare le quattro mensilità di indennizzo, dovute ai lavoratori a causa del mancato preavviso sui licenziamenti, per avviare le attività fino alla fine di dicembre. In questo arco di tempo, aggiunge il sindacalista, gli amministratori avrebbero cercato di reperire risorse utili a garantire la sopravvivenza per tutto il 2016 ed oltre. Ma in caso di esito negativo i licenziamenti sarebbero stati quasi inevitabili e, gli stessi orchestrali, avrebbero dovuto rinunciare ad impugnarli.

Questa rinuncia è stata definita da Mazzotta come un vero e proprio “ricatto” a danno dei lavoratori: “Abbiamo dovuto convocare d’urgenza i nostri legali che ci hanno sconsigliato di accettare questo accordo, la cui bozza ci è pervenuta, peraltro, all’ultimo minuto”.

Il sindacalista sostiene che vi siano già delle risorse utili ad avviare la stagione concertistica, impiegando l’organico funzionale della Ico che consta di 35 persone a tempo indeterminato. E rinunciando alle spese extra, difficilmente sostenibili in tempi di crisi, a partire dagli emolumenti del personale esterno. Gli orchestrali, che sul punto hanno già inviato una lettera al presidente, insistono che piuttosto che rinunciare del tutto ai concerti, si possano impiegare le persone assunte in pianta stabile, operando dei risparmi oculati sulle spese non strettamente utili alla sopravvivenza della Fondazione.

“Nella lettera abbiamo invitato il presidente a realizzare una programmazione oculata, dando precedenza ai lavoratori a tempo indeterminato – aggiunge Mazzotta -. Si può fare, considerato che la Ico potrà utilizzare i 500 mila euro del Fus, il fondo statale per lo spettacolo, versati con un anticipo del 60 percento ad inizio stagione, e dei 240 mila euro messi a disposizione dal Comune di Lecce e dalla Regione Puglia”.

Stringere la cinghia per sopravvivere, aspettando un futuro migliore, è la ricetta proposta dagli orchestrali dunque. D’altro canto i tecnici della Provincia avrebbero espresso un’opinione diversa: “Qualche giorno addietro ci hanno proposto di accettare la trasformazione dei contratti da tempo indeterminato a tempo determinato – sottolinea l’esponente Ugl -: un’azione apparentemente utile ad ottenere un risparmio, ma noi riteniamo che, di fatto, vogliano azzerare i contratti per risolvere i loro debiti. Basti pensare che, come già portato all’attenzione della Corte dei conti, mancano all’appello i soldi dei contributi che la Fondazione non ha versato nel corso delle soste stagionali”.

“Siamo disponibili a fare sacrifici ed anche ad accettare pagamenti posticipati – conclude Mazzotta – ma non  a firmare un accordo che ci hanno imposto e che suona come un ricatto”.

D’altro canto, lo stesso Gabellone, è intervenuto esprimendo “profondo rammarico” per la situazione. “A nulla sono valsi gli sforzi compiuti recentemente dal presidente e da Cgil, Cisl e Uil, perché si potesse  aprire  una prospettiva non solo di prosecuzione delle attività lavorative concertistiche sino al 31 dicembre di quest’anno, ma anche di una possibile trasformazione della Fondazione".

"Una prospettiva che si sarebbe potuta creare soltanto con la condivisione del percorso da parte dei professori d’orchestra. La mancata adesione alle proposte formulate da parte del personale orchestrale prefigura, purtroppo, un futuro ancora più incerto per la fondazione, tenuto conto che la Provincia è del tutto impossibilitata a sostenerla  finanziariamente- prosegue il rappresentante della Ico - . Dispiace, peraltro, dover constatare la persistenza di vecchi rancori tra i professori: a fronte del chiaro intendimento del Cda di salvare tutti i lavoratori, sia quelli a tempo indeterminato che quelli a tempo determinato, emerge in queste ore la volontà contraria degli orchestrali a tempo indeterminato che, come si evince da una richiesta presentata in data odierna, credono ancora di poter portare avanti da soli l’attività concertistica senza i colleghi".

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