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Il sindaco in assemblea ai dipendenti Lupiae: "Il Comune assicura gli stipendi"

Incontro tra primo cittadino e lavoratori. Nella complicata vicenda si cerca di smorzare le tensioni più urgenti relative alle retribuzioni del 2018

Il sindaco parla ai lavoratori Lupiae in assemblea.

LECCE - Nell'assemblea dei lavoratori della Lupiae Servizi, presso il centro sociale del rione San Sabino, il sindaco Carlo Salvemini ha dichiarato la disponibilità del socio unico a pagare gli stipendi da ottobre a dicembre. L'azienda si limiterà a produrre le fatture per le prestazioni effettuate in base alle convenzioni in corso.

Il primo cittadino ha quindi avanzato una proposta capace di tamponare le preoccupazioni più urgenti dei lavoratori, ma precisando che non potrà garantire la tredicesima. Questa riserva ha provocato le proteste di molti dei presenti.

Preliminare al pagamento rimane un passaggio tecnico con le organizzazioni sindacali, volto a capire come sostituirsi al datore di lavoro nella corresponsione degli stipendi. Per quanto riguarda gli emolumenti di settembre, gli operai della partecipata ne potranno disporre tra pochi giorni.

Dopo le proteste di giovedì 15 ottobre in prefettura, con questo confronto diretto si punta a trovare una strada comune verso una soluzione: le difficoltà economiche dell'ente, avviato verso una procedura di riequilibrio pluriennale, non consentono nuove iniezioni di liquidità nel capitale sociale.

Le convenzioni per i servizi, in scadenza a fine anno, non possono essere rinnovate senza la dichiarazione di congruità economica dei dirigenti. Il rischio è quello di incorrere in responsabilità davanti alla magistratura contabile. Insomma, perché sia l'azienda partecipata a offrire un servizio al Comune, bisogna dimostrare che l'offerta economica è concorrenziale sul mercato.

Il nodo del passaggio al contratto multiservizi

“La crisi economica dell’ente è legata a doppio filo a quella della Lupiae e alla sua manovra di equilibrio che durerà 15 anni, necessaria a sventare il commissariamento”, precisato Salvemini che però ha ribadito la necessità di trasformare i contratti dalla categoria del commercio a quella multiservizi.

La partita si gioca tutta su questo campo: da un lato ci sono i  sindacati che rivendicano i sacrifici già sostenuti negli anni passati (cassa integrazione, riduzione monte ore); dall’altra il Comune e l’azienda che hanno individuato nella riduzione del costo del lavoro l’ancora di salvataggio dell’azienda.

L’assioma è chiaro: se i lavoratori oppongono resistenza al passaggio, la società che è già in stato di crisi prefallimentare, rischia di chiudere i battenti dal 1° gennaio 2019.

“So di chiedervi tanto – ha chiosato il sindaco -; so che la riduzione delle retribuzioni sarà consistente e peserà sui bilanci famigliari, ma vi chiedo di essere prudenti nel guardare al futuro. Questa è l'unica strada per salvare i livelli occupazionali. È giusto che le retribuzioni siano riequilibrate in tutti i livelli aziendali, comprese quelle dei dirigenti quindi, ma la salvaguardia di questo principio di equità potrebbe non bastare a salvare la Lupiae”.

La società, infatti, porta con sé un debito di circa 5 milioni di euro. Una somma che non riesce ad estinguere negli anni. “Debiti che sono lasciti delle amministrazioni precedenti – ha insistito il sindaco – e che non è riuscita a ridurre anche perché non ha mai venduto i due terreni di via Lodi e via Cicolella”.

I debiti sono accumulati nei confronti di Inps ed Agenzia dell’Entrate. Secondo il sindaco sarà necessario anche un accordo con questi 2 enti per azzerare l'ingente somma e rilanciare la società.

E di fronte agli attacchi politici subiti negli ultimi giorni Salvemini, davanti agli operai, si è levato il cappello: “Siete legittimati a credere che mandando a casa questa amministrazione i problemi si risolleveranno, ma è falso. Io non ho un piano industriale nel cassetto, ci stiamo lavorando sul punto da mesi. Occorrerà tempo per capire cosa fare ma intanto abbiamo le spalle coperte fino alla fine dell’anno”.

L’ultima parola sui contratti spetterà, in forma individuale, a ciascun lavoratore. I sindacati, chiamati ad un difficile ruolo di intermediazione con socio unico e azienda, chiedono più dettagli tecnici e indicatori economici precisi per orientare la decisione.

Luigi Ranfino di Slai Cobas, in particolare, ha messo le mani ben avanti: “I lavoratori, sulla base del precedente accordo, già perdono il 25 percento sullo stipendio: non vorrei che a questo taglio si aggiungessero le riduzioni del contratto multiservizi. Bisogna capire se dal 1° gennaio o meno quell’accordo e le riduzioni pregresse saranno azzerate e se i lavoratori manterranno i livelli occupazionali già acquisiti”.

“Bisogna essere chiari sin dall’inizio con tutti i 270 dipendenti Lupiae, spiegando che subiranno anche un danno pensionistico e che perderanno centinaia di euro – ha aggiunto il sindacalista -. In più bisogna capire se per ottenere la congruità tutti i lavoratori dovranno essere inquadrati al 5° livello, come ha detto la dirigente”.

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