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Lunedì, 15 Agosto 2022
Politica

Stop ai reflui e al cemento. San Cataldo, Salvemini rilancia l'allarme

Sopralluogo nella marina del candidato alle primarie. Continua lo sversamento in acqua dal depuratore di Ciccio Prete. "Il danno non è solo ambientale: come si può pensare allo sviluppo se il mare sembra una cloaca"?

 

LECCE - Nel giorno dell'incontro con i cittadini per la presentazione dei punti qualificanti del suo programma politico - alle Officine Cantelmo, ore 19 - Carlo Salvemini lancia un accorato allarme sulla situazione dello sversamento dei reflui nella acque di San Cataldo,  la marina laccese per eccellenza che frequenta, così come Frigole. "Le foto che abbiamo scattato non hanno bisogno di ulteriori commenti: il mare grigio, miasmi insopportabili, il completo abbandono della zona ormai ridotta ad una piccola discarica sulla spiaggia. Tutto questo, nonostante i 100 milioni di euro spesi per la realizzazione di impianti che potrebbero consentire l’utilizzo di quelle acque - debitamente depurate ed affinate - per usi agricoli o industriali e che invece non sono mai entrati in funzione. Impianti costruiti negli anni da diversi enti e consorzi con fondi pubblici – cioè con le tasse dei cittadini - ma senza una regia e senza che il Comune di Lecce facesse mai sentire la sua voce.  Nelle riunioni che si sono tenute in questi ultimi mesi, sollecitate dal sindaco di Vernole -Mario Mangione, che si è fatto carico del problema - il Comune di Lecce è stato del tutto indifferente, partecipandovi, quando lo ha fatto, solo con tecnici che non avevano delega a decidere e senza proporre alcuna soluzione". 
 
Più in generale, il candidato alle primarie punta l'indice contro l'inefficienza delle amministrazioni  di centrodestra che pure hanno avuto un apposito assessorato. "Per anni si è parlato di una rivalutazione delle marine leccesi e questi sono i risultati.  Il danno, infatti, non è esclusivamente ambientale: come si può pensare al turismo e allo sviluppo se le acque di San Cataldo sono più simili ad una cloaca che ad un mare balneabile? Come si può pensare ad una riqualificazione dell'area costiera se non si dotano le marine di una rete fognante propria? Il degrado e l'incuria hanno impedito alle marine leccesi di crescere ed essere protagoniste del turismo salentino. È necessario, dopo anni di latitanza da parte dell'amministrazione leccese, trovare una soluzione urgente a questo problema".
 
Stop alla cementificazione della costa. Da questo imperativo può partire, secondo il promotore di Lecce2.0dodici, la rinascita del litorale leccese. "Per richiamare i turisti e gli stessi cittadini di Lecce, il nostro lavoro deve partire dalla rigorosa tutela e pulizia del mare e delle spiagge - vere attrazioni di questo territorio - e non impaludarsi in inutili opere di cementificazione. È arrivato il momento di dare una svolta alla vicenda: il Comune di Lecce deve farsi carico della questione, portando il problema in maniera decisa sui tavoli della Regione, del ministero e, se necessario, dell'Unione Europea, che ha finanziato diversi di quegli impianti rimasti, fino ad oggi, inutilizzati".

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