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Salvemini: "Con Marino, per costruire un partito nuovo"

Viaggio dentro la mozione di Ignazio Marino, candidato alla segreteria nazionale del Partito democratico: "La sua vera missione - dice - è recuperare lo spirito che portò alla nascita del Pd"

Il Partito Democratico pronto al voto di domenica, per rinnovare la segreteria nazionale e quelle regionali: l'appuntamento con le primarie incalza, ma la discussione sulle tre proposte in campo (Bersani, Franceschini e Marino), sancite da corrispettive mozioni, prosegue per riuscire a convincere elettori e simpatizzanti a partecipare numerosi e a contribuire a rinnovare un partito da molti ritenuto in crisi di credibilità e consenso. Anche in Puglia e nel Salento, prosegue la fase di avvicinamento alle primarie e sono in molti cittadini a chiedere di comprendere meglio qualche dettaglio in più sulle mozioni in campo. Nelle ultime ore hanno fatto scalpore i sondaggi di Striscia la Notizia e de L'Espresso che avrebbero rivelato un forte apprezzamento per l'opzione Marino, che, stando ad alcuni voti espressi sul web, potrebbe sovvertire il pronostico e il dato emerso dall'assemblea dei delegati: un vero "caso", che, al di là delle contestazioni sull'attendibilità di quei dati, conferma certamente un punto indiscutibile e che, cioè, le proposte di Ignazio Marino stiano suscitando un notevole interesse nel Pd, ma anche tra i simpatizzanti del centrosinistra.

Nel Salento, nei congressi di circolo della provincia di Lecce, durante la prima fase di questo lungo percorso, la mozione Marino ha preso il 6%, dato più alto di Puglia e tra i migliori nel Sud. Proviamo a capire qualcosa in più di questa proposta, parlando con Carlo Salvemini, uno dei volti più noti, ma soprattutto una delle voci dal fuori coro del Pd salentino, che sarà candidato come capolista della mozione Marino in provincia nel collegio numero 10, quello di Lecce e comuni limitrofi (gli altri due sono il collegio 9 del Sud Salento e l'11, quello del Salento centrale).

Carlo Salvemini, quando si pensa al Pd si parla spesso di un partito in crisi di consensi e credibilità, che non sembra proporre un'alternativa politica e un progetto democratico davvero credibili per questo paese. Quanto c'è di vero in questa analisi e qual è il suo pensiero a riguardo?

"Il Paese vive una grave crisi non solo economica ma anche sociale, culturale, morale: il progetto originario del Pd va salvaguardato perchè ne rappresenta l'antidoto. Ai tanti che con tante buone ragioni guardano a noi con delusione e diffidenza e sono molto poco interessati a partecipare alle primarie rivolgo solo un invito: continuate a essere severi nel giudicare i nostri errori ma senza mai dimenticare che il Pd è l'unico soggetto politico che pratica, e non evoca, la partecipazione e la democrazia, dove il segretario non si autoproclama e si perpetua all'infinito ma viene scelto periodicamente dagli iscritti e dai cittadini. Prima di mostrare sufficienza per il Pd, ironizzare sul suo statuto, certamente perfettibile, confrontateci con il Pdl di Berlusconi, la Lega di Bossi, l'Idv di Di Pietro, l'Udc di Casini: partiti personali dove le leadership sono inamovibili e la democrazia interna un simulacro".

Parliamo delle primarie imminenti: lei ha deciso di dare il suo fermo sostegno alla mozione firmata Ignazio Marino. Quale idea di Pd emerge da questa proposta, che sembra una sorta di terza via tra le due noti correnti maggioritarie, dalemiani da una parte, veltroniani dall'altra?

"La vera missione della mozione Marino è quella di recuperare lo spirito che portò alla nascita del Pd, rilanciare entusiasmi dispersi, affermare definitivamente un profilo politico solo abbozzato in questi due anni. E quindi un partito che abolisce le correnti e che mette al centro i circoli e le persone affermando la loro partecipazione concreta alle scelte politiche nazionali e locali medianti consultazioni periodiche; che difende le primarie da chi preferisce un ritorno delle riunioni di caminetto dove pochissimi decidono per tanti; che selezione sul merito i propri dirigenti invece di praticare la cooptazione dei fedelissimi; che ribadisca la propria vocazione a parlare agli elettori e a conquistare i loro voti prima di cercare improbabili alleanze elettorali; che quindi non abbandona la propria vocazione maggioritaria per consegnarsi ad una rassegnazione minoritaria; che mostra di saper praticare una vera diversità nella pratica politica e una seria autocritica su alcune sue esperienze di governo locale, sopratutto al Sud. Questo è il Pd che la mozione Marino vuole costruire per dare al Paese una forza di opposizione oggi, di governo domani, credibile, forte autorevole".

Come le sembra si sia svolta la fase congressuale e il dibattito tra i tre candidati alla segreteria? Quali i meriti di Marino?

"Marino è riuscito, pur penalizzato da una evidente e inaccettabile e clamorosa disparità di mezzi e di copertura mediatica, a porre tanti dei temi della sua mozione al centro del dibattito congressuale al punto che sia Bersani che Franceschini sono stati costretti ad un aggiornamento della loro proposta politica. Con Marino nel Pd, trova spazio il tema del rafforzamento della democrazia grazie all'estensione dei diritti e delle libertà individuali e al riconoscimento delle diversità. È un passaggio di grande importanza perchè pone anche in Italia l'affermazione di uno dei valori cardine delle esperienze riformiste europee: la crescita dei diritti dei cittadini. È questo la vera novità di oggi: parlare di riconoscimento delle unioni civili anche omosessuali, di diritto alle adozioni anche per i single, di una legge che garantisca alle donne almeno il 40% dei posti nelle istituzioni e nei consigli di amministrazione, di riconoscimento della nazionalità italiana ai figli degli immigrati nati in Italia fa del Pd una forza politica che vuole rafforzare la democrazia estendendo i diritti, come è giusto pretendere da una forza che si nutre dei valori del socialismo e del cattolicesimo sociale".

Tra i detrattori della mozione Marino, si tende a svilirne la proposta, esaurendola nel solo tema dell'uguaglianza e dell'estensione dei diritti?

"È una rappresentazione caricaturale quella di presentare la mozione marino schiacciata solo sul tema, peraltro decisivo, dell'estensione dei diritti. Perchè basta volerla leggerla per scoprire ad esempio che c'è l'unica vera proposta di riforma del contratto di lavoro, oggi rilanciata da Tremonti: si parla infatti di introdurre anche in Italia il contratto unico di lavoro a tempo indeterminato, del sostegno economico generalizzato a chi perde il lavoro, del salario minimo in modo così chiaro e convincente da convincere il nostro più stimato e autorevole giuslavorista, Pietro Ichino, a votare la mozione. Non solo: con Marino si arriva a un'opzione chiara e netta sulla energie rinnovabili partendo da un secco no al nucleare; e si pone senza ipocrisie perchè affermato nell'interesse del Pd il tema del ricambio dei gruppi dirigenti come elementare norma di garanzia per evitare, come accade diffusamente purtroppo, che ci sia qualcuno che usi del proprio indubbio potere per rimanere sine die. La forza delle idee ha prevalso sulla forza degli schieramenti. Solo per questo si può dire che Marino il suo congresso l'ha gia vinto".

Su chi sembra esercitare maggiore fascino la candidatura Marino?

"Per le ragioni elencate, la candidatura di Marino viene vissuta con grande interesse soprattutto dal questo vasto mondo di sfiduciati, di astenuti che hanno voltato le spalle ai partiti delle sinistra. Che hanno finalmente ascoltato parole e idee a lungo trascurate. Che si sono sentite rappresentate da chi ha finalmente affermato dei Si e dei No senza ambiguità, balbettii, ipocrisie".

Cosa allora può rendere davvero credibile un partito come il Pd?

"Il Pd deve capire definitivamente che la prima regola morale in politica è la coerenza, ossia essere conseguenti con i propri ideali e principi. Che vuole dire più cose: anzitutto che non si può arrivare al potere, a livello nazionale e locale, solo per gestirlo un po' meglio della destra. Non serve, non basta, non appassiona. Il Pd e il centrosinistra devono andare al governo per realizzare i propri ideali, mantenendosi fedeli ai propri principi e attuando le riforme promesse. Noi dobbiamo dimostrare agli elettori che non è lo stesso se governa il centrosinistra oppure il centrodestra: e che la differenza passa dai benefici che essa intende garantire alla maggioranza dei cittadini. E poi che il Pd, il suo programma da soli non bastano. Perchè è necessario che le persone che compongono e dirigono il partito, al centro e sopratutto in periferia, devono essere l'espressione umana degli ideali, del programma della storia del Pd. Questa farà di noi un partito percepito come credibile, affidabile, vicino dai cittadini".

Quale vantaggio c'è nel votare Marino domenica prossima alle primarie come prossimo segretario del Pd?


"Votare Marino conviene a chi crede ad un Pd forte perchè credibile nelle idee che propone e negli uomini e nelle donne chiamati a realizzarle. Ecco perchè l'appello al voto utile è sbagliato. Quindi non c'è da vincere un congresso ma da costruire un partito nuovo. E in quel partito i buoni argomenti della mozioni devono trovare spazio, al di là di una vittoria e di una sconfitta. Votare Marini fa bene al Pd".

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