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Il sindaco Salvemini.

Il sindaco Salvemini.

Finamore e Salvemini, la presunta spy story e lo scontro sulla "vecchia politica"

Il capogruppo di Prima Lecce si è risentito per non aver saputo di un incontro tra la consigliera Laura Calò e il sindaco che ha replicato: "Per parlare con me non servono padrini"

LECCE - Il consiglio comunale che si è tenuto nel pomeriggio, breve e pacifico, è stato scosso da un botta e risposta tra il capogruppo di Prima Lecce, Antonio Finamore, e il sindaco, Carlo Salvemini, su una presunta “spy-story”. Nel merito poi il fatto si è rivelato più che altro la dimostrazione che oramai la rottura tra i due verificatasi nella seduta di martedì scorso - con il voto contrario a una delibera di bilancio - non può essere sanata.

Dopo aver chiesto la parola, Finamore ha raccontato il retroscena: “Volevo dire all’aula, per chi ancora non ne fosse al corrente, che il capogruppo di Prima Lecce sono io. Siccome si è verificato un episodio increscioso ieri sera, vorrei dire all’assessore Sergio Signore che lui è delegato alla Polizia municipale, non ai servizi segreti perché prendere la consigliera di Prima Lecce e portarla dal sindaco, senza che il capogruppo ne sia a conoscenza, non mi è sembrata una cosa normale. Questa cosa fa parte della vecchia politica che a me dà proprio fastidio come, penso, a tutti i cittadini di Lecce. Se avevate qualcosa da dire, avreste potuto chiamare il capogruppo e con le due consigliere saremmo venuti e ci avreste esposto i fatti”.

L'intervento ha suscitato un certo clamore e disorientamento, soprattuto nel banco dove siedono i tre consiglieri di Prima Lecce, con Laura Calò e Paola Gigante sedute, come sempre, accanto al capogruppo.  Per disinnescare il caso ha preso la parola il sindaco: “Sento il dovere di esprimere qualche parola di chiarimento. Esco dai formalismi e ti do del tu: vedi Antonio, non è vecchia politica incontrare, come faccio ogni giorno, consiglieri comunali che mi chiedono di parlare. Apro le porte a tutti, anche a quelli che hanno resistenza a varcare quella soglia, per finamore-3ragioni di orgoglio, di vanità o di antipatia personale, che ci sta. È vecchia politica avere una concezione proprietaria delle persone, per cui tu ritieni di poter disporre dell’autonomia di consiglieri che con te hanno sottoscritto un accordo ma che non ti hanno consegnato la loro intelligenza e la loro libertà di pensiero". 

Salvemini ha poi rincarato la dose: "Così come tu hai legittimamente ritenuto di risolvere un rapporto fiduciario con il sindaco e di risolvere automaticamente un patto per la città che avevi liberamente sottoscritto, così devi consentire alle persone che fanno parte del tuo gruppo di potersi sentire libere di avere un canale di interlocuzione. Non c’è bisogno di nessu padrino per venire nella mia stanza per parlare con il sindaco, tutti sono liberi di incontrarmi. Non c’è nulla di scandaloso, di offensivo, di oscuro, anche perché non sai neanche il motivo dell’incontro. È singolare che per qualunque ragione si debba chiedere l’autorizzazione al capogruppo. Capisci che questa sì che è una concezione antica della politica. Tutto qui, inutile accendere contradditori, tutto è avvenuto alla luce del sole tanto che, qualora non lo sapessi, ho parlato anche con la consigliera Gigante, come ho detto rispondendo alla domanda di un giornalista”. Finamore non l'ha presa benissimo, tanto che, a margine del consiglio e a beneficio dei microfoni, ha intimato alle colleghe di decidere da che parte stare.

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