Mercoledì, 28 Luglio 2021
Politica

Conti in tasca ad Sgm: “La sosta era già un business prima degli aumenti”

Carlo Salvemini chiede all'amministrazione di revocare la delibera che ha sancito costi maggiori per i cittadini. Secondo l'esponente della minoranza, i ricavi in dieci anni sono stati più remunerativi, ad esempio, dei titolo di Stato

LECCE – Perché aumentare il costo del parcheggio del 7, del 15 e del 26 per cento – a seconda della zona – se l'investimento in Sgm ha registrato un tasso di remunerazione del capitale versato pari al 21 per cento dal 2001 al 2011? Lo ha chiesto, retoricamente, Carlo Salvemini all’amministrazione comunale, dopo aver fatto i conti in tasca alla società che gestisce il sistema della mobilità pubblica a Lecce (qui la replica dell'amminsitratore delegato, Tommaso Ricchiuto).

Il 14 maggio scorso, la giunta ha deliberato il nuovo piano della sosta, motivando la decisione innanzitutto con la necessità di adempiere all’adeguamento agli indici Istat - come previsto nella convenzione iniziale - per non procurare all’azienda un danno economico che potrebbe anche essere occasione di rivalsa, in sede giudiziaria, nei confronti di Palazzo Carafa. Ma per il capogruppo di Lecce Bene già il vecchio sistema delle tariffe aveva garantito una notevole redditività.

La convinzione dell’esponente di minoranza deriva da una simulazione fondata sui dati ufficiali di Mediobanca: se il socio privato – si ricordi che Sgm appartiene per il 51 per cento delle quote al Comune di Lecce, il resto a Igeco Bertani – avesse investito il capitale di 253mila euro nel 2002 in Borsa, avrebbe ricavato molto meno della cedola per soli interessi da un milione e mezzo di euro maturata nel 2012. L’investimento in Bot avrebbe fatto lievitare la somma fino a 330mila euro, in obbligazioni bancarie fino a 353mila, in titoli di Stato e obbligazioni fino a 433mila.

salv-4E se era di circa 2milioni e mezzo di euro il ricavo nel 2002 della gestione dei parcheggi, nel 2011 era diventato di 4milioni 350mila euro, segnando un aumento del 76 per cento. Nello stesso periodo, grosso modo, il reddito delle famiglie italiane, secondo l’Istat, sarebbe è invece diminuito del 9 per cento: “La conferma che il business della sosta tariffata è stato la migliore delle scelte finanziarie possibili. La conferma della totale infondatezza del nocumento economico patito a causa del mancato adeguamento del prezzo dei ticket: l'idea, offensiva, che un ritorno del 21 per cento sul capitale investito non sia adeguato al profitto atteso. L’unico danno economico è quello subito dai cittadini come documentano inevitabilmente i numeri”.

Per Salvemini non è certo biasimevole il fatto che una società sia in utile, ma lo è il fatto che ad un ritorno così evidente e costante non è corrisposto, negli ultimi dieci anni, un miglioramento del servizio del trasporto pubblico in città, in termini di corse e frequenze.  A conti fatti, conclude Salvemini, non si può giustificare, come pure è stato fatto, un aumento delle tariffe così come stabilito, e l’amministrazione bene farebbe a ripensare il modello di governance dell’azienda, “per ripristinare il carattere pubblico della società e la natura pubblica dei servizi ad essa affidati”.

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