Ultima chiamata per il filobus. Il sindaco presenta il piano industriale

La giunta ha approvato il documento da sottoporre a Provincia e Regione per il finanziamento. L'esistenza di un mutuo fino al 2035 rende impossibile lo smantellamento dell'infrastruttura

Foto d'archivio.

LECCE – Non potendolo dismettere come avrebbe voluto, tanto da farne un tema della campagna elettorale di un anno addietro, ora prova a rilanciarlo. Il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini, ha portato oggi all’attenzione della giunta il piano industriale del sistema filoviario che sarà sottoposto alla Provincia per l’inserimento nel piano di bacino del trasporto locale e alla Regione per il suo finanziamento. Il documento è incardinato sulla richiesta di 5,63 euro per chilometro (più Iva) e di 496mila 577 chilometri per vettura (attualmente i costi sono di 7,7 euro e la copertura di 249.291 chilometri).

“Come ho detto più volte la gestione della vicenda filobus non ha colori politici, se non quello dell’interesse della città – ha scritto Salvemini -. Si tratta del più grande investimento sulla mobilità urbana che Lecce abbia conosciuto, un investimento finora sbagliato, che rappresenta una eredità con la quale i leccesi faranno i conti ancora per anni. Questo provvedimento è l'ultimo tentativo possibile per salvaguardarlo”.

Voluto dall'amministrazione Poli Bortone e mal sopportato da quelle di Paolo Perrone,  il sistema di trasporto con il filobus è partito ufficialmente nel gennaio del 2012 dopo mille e 700 di ritardo sui tempi previsti mentre un'inchiesta giudiziaria faceva gridare allo scandalo. In realtà non ha integrato la rete esistente ma è andato a sostituire progressivamente alcune linee già coperte dai mezzi pubblici tradizionali. Dal punto di vista dell'utenza, non ha mai raggiunto gli obiettivi prefissati, trasportando un numero di passeggeri sempre molto inferiore alle attese.

Su queste basi Salvemini si impegnò a rimuoverlo. Determinato a concretizzare il suo impegno elettorale, il sindaco di Lecce nei primi giorni di ottobre si recò a Roma per discutere con l’allora ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Graziano Delrio. In quell’occasione dovette prendere atto della rinegoziazione fino al 2035 di un mutuo, originariamente di 15 anni, che sarebbe stato necessario estinguere prima di poter procedere allo smantellamento di pali e fili. Insomma prima del versamento dell’ultima rata il Comune di Lecce non sarà il proprietario della infrastrutture e dunque non può deciderne il destino, come invece per i mezzi su gomma.

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Preso atto della situazione, Salvemini ha dunque dovuto virare sull’opzione del rilancio di cui del resto parlò pochi giorni dopo i chiarimenti con il ministero, ponendo però come condizioni indispensabili l’adeguamento del chilometraggio finanziato dalla Regione Puglia sotto la voce “servizi minimi” e quello del corrispettivo chilometrico per il filobus. Ecco perché nel piano industriale approvato oggi in giunta le esigenze finanziarie per garantire un servizio adeguato sono state messe nero su bianco.

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