Sabato, 12 Giugno 2021
Politica

"Il potere inteso non come dominio, ma come possibilità di cambiare". Salvemini rivendica la differenza

In conferenza l'annuncio della ricandidatura a sindaco di Lecce. Accanto a lui Alessandro Delli Noci. Adesso l'obiettivo è rinforzare il programma e costruire liste forti per il primo turno delle amministrative

Carlo Salvemini nell'Open Space di Palazzo Carafa.

LECCE – Non ci sono state sorprese dell’ultimo minuto. Del resto Carlo Salvemini è sempre stato un passista, uno di quelli che puntano ad arrivare al traguardo senza grandi squilli di tromba né fughe in avanti. Per alcuni questo è proprio uno dei suoi limiti: c’è chi lo vorrebbe più carismatico, più a sinistra, più sull’onda delle questioni nazionali, più “barricadero” e meno "tiepido", ma chi conosce la sua storia sa che non può essere altri che questo, con i suoi pregi e i suoi difetti. Uno destinato a scontentare sempre qualcuno e che non si preoccupa nemmeno tanto di piacere a tutti.

Lontano dall'apologia dei fan e dal pregiudizio dei detrattori, la sua storia politica racconta di una tessera, del Pd, riconsegnata dieci anni addietro per sostenere la corsa di Nichi Vendola nelle elezioni regionali. Da allora Salvemini ha intrapreso un percorso parallelo ma indipendente al riformismo e soprattutto, è stato il più strenuo oppositore della giunta di Paolo Perrone favorendo in città la nascita di gruppi associativi destinati ad avere un ruolo nel dibattito pubblico. 

Ecco perché gli aggettivi con cui ha accompagnato la definizione di coalizione che lo sosterrà nella corsa delle prossime amministrative - “progressista, civica e moderata - sono una sorta di manifesto di una biografia che si sottopone nuovamente al giudizio dei leccesi. Il primo si riferisce ai movimenti chiaramente orientati a sinistra che sono nati nel 2017 per la sua prima candidatura, al Pd, e anche a quelle realtà politiche che, diffidenti nella scorsa tornata, preferirono definirsi attorno un perimetro ideale più radicale oppure defilarsi. Il secondo rappresenta l’anima di tutte le forze che risposero quasi due anni addietro all’appello di Alessandro Delli Noci, provenienti da un universo di centro e anche di destra, riunendosi nel terzo polo che nei fatti fece la differenza al secondo turno. Il terzo rappresenta la sintesi che l’incontro delle due matrici può produrre: “Sono convinto che progressismo e moderatismo possono camminare insieme ed essere une felice sintesi politica di un progetto di governo cittadino”. Per Salvemini il solco è tracciato oltre le contingenze elettorali del 2017 e per far sentire tutti pienamente a casa scandisce un concetto: “Non esiste più un noi e un loro”.

Tutti, “tifosi”, curiosi, spettatori interessati, osservatori diffidenti sanno però che Lecce è una città politicamente complessa, carica di una storia orientata al conservatorismo nelle dimensione amministrativa, sebbene capace di alcuni scossoni in senso contrario nelle dimensioni più politiche, quelle dei livelli di governo superiori. E dunque qualsiasi ambizione di cambiamento che voglia incidere nel quotidiano e non ridursi nel caos dei social o nella chiusura dei salotti letterari, non può prescindere dalla consapevolezza del contesto. D'altra parte Salvemini rivendica di aver iniziato un cammino, di aver lasciato un'impronta: "La differenza è che per noi potere non è un sostantivo, inteso come dominio, ma come verbo servile, poter fare, poter cambiare".

Grande attenzione Salvemini ha chiesto nella costruzione delle liste che devono essere in grado di reggere il confronto con la mobilitazione che gli avversari del centrodestra metteranno in campo, una volta usciti dell’impasse nella quale si trovano in questo momento. Adriana Poli Bortone resta un nome spendibile, Saverio Congedo rimane defilato e potrà essere della partita solo in caso di primarie, altri nomi verranno fuori. Certo è che l’annuncio odierno di Salvemini costringerà gli avversari ad accelerare il passo: dopo un anno e mezzo all’opposizione e con alcuni dei “big” alle prese con vicende giudiziarie, non è affatto scontata una forza d’urto incontenibile.

Fatto l'annuncio, il candidato ha chiamato accanto a sè Alessandro Delli Noci e ha parlato del tema del possibile allargamento della base elettorale. Rispetto a questo tema, Salvemini ha precisato che non ci sono preclusioni ma che si dovrà partire da due premesse: il riconoscimento del lavoro fatto da luglio del 2017 fino alle dimissioni e il nuovo riconoscimento della carica di vice sindaco a Delli Noci. Il Non ci sarà Andare Oltre, il movimento che aveva eletto Massimo Fragola e che fa capo a Pippi Mellone, sindaco di Nardò: "Risoluzione consensuale", ha risposto Salvemini al cronista che aveva posto la relativa domanda. 

Da parte sua, Delli Noci ha spiegato che il suo ruolo sarà quello del regista, non candidato, delle componente civica e di garante degli elettori moderati della coalizione chiamati a contribuire con le loro nuove istanze al completamento del programma elettorale.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

"Il potere inteso non come dominio, ma come possibilità di cambiare". Salvemini rivendica la differenza

LeccePrima è in caricamento