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Salvemini, cinque anni riassunti in dieci punti. “Tensione fra noi? Narrazione degli avversari”

La relazione di fine mandato del sindaco sintetizzata in un sito web offerto alla visione dei cittadini perché si facciano un'idea in vista del voto. "Siamo andati avanti, partendo da un deficit da risanare e nonostante diciotto mesi di pandemia"

LECCE – Con la relazione di fine mandato, documento necessario per definire le azioni messe in campo in cinque anni di governo cittadino e garantire un’informazione trasparente ai cittadini, si può dire che inizi la partita vera e propria in vista del voto di giugno. Carlo Salvemini saprà riconquistare la fiducia dei cittadini o dovrà cedere il passo?

La principale rivale, Adriana Poli Bortone, ha già affilato le armi, pronta a riprendersi quella poltrona di Palazzo Carafa sulla quale si è già seduta dal 1998 al 2007, battendo alle urne prima proprio il padre dell’attuale sindaco, Stefano Salvemini, poi, nel 2002, Alberto Maritati. Rileggere la summa di quanto svolto finora potrebbe, dunque, porre chiunque si trovi a confrontarsi con Salvemini davanti a diversi interrogativi: come avrei agito io, in questa situazione? E cosa non è stato realizzato, fino a questo momento?     

Un sito web, dieci aree

La relazione si fonda su determinati criteri definiti dal legislatore e si può visionare sull’albo pretorio, nella sezione amministrazione trasparente. Ma dato che si tratta di un documento complesso, con un linguaggio che mal si adatta alla divulgazione, tutto il lavoro degli ultimi cinque anni è stato sintetizzato all’interno di un sito leggero nella grafica e di facile consultazione per quanto attiene i contenuti, ribattezzato La città di tutti.

“Ci siamo incaricati di renderlo discorsivo, da potersi offrire a valutazione e approfondimento”, ha spiegato il sindaco, nel corso di una conferenza stampa convocata in mattinata presso l’Open Space di Palazzo Carafa. “Ispirato alle linee programmatiche di mandato approvate dal Consiglio comunale nel 2019 – ha ulteriormente precisato Salvemini – è articolato in dieci aree strategiche”.

“In una navigazione articolata per aree – ha proseguito –, ciascuno può verificare cos’abbiamo fatto. Politiche di bilancio, sport, inclusione, trasformazione urbana, il futuro della città attraverso i due strumenti che consideriamo i pilastri su cui poggerà Lecce, cioè il Piano pubblico di investimenti insieme con il Piano nazionale di ripresa e resilienza e il Piano urbanistico generale come cornice che definisce gli ambiti della trasformazione in un quadro di coerenza”.  

"Questi i dati su cui confrontarsi"

Salvemini si è dichiarato particolarmente orgoglioso del lavoro svolto fino a questo punto, grazie al supporto di giunta, consiglieri, di tutti i settori dell’amministrazione e delle società partecipate. E la relazione di fine mandato è stata vista come “l’eredità alla fine di un percorso politico-amministrativo, la chiave angolare attraverso la quale potersi rappresentare in contrapposizione a ogni alternativa”. “Questi – ha sottolineato Salvemini – sono dati rispetto ai quali qualcuno può sostenere che non siano veritieri, e quindi assumersi la responsabilità di contestarmene l’obiettività e l’oggettività, oppure impegnarsi a definire un’alternativa. Credo sia un esercizio di maturazione del dibattito pubblico e di confronto democratico”.

Il percorso verso il risanamento delle casse comunali, le iniziative culturali e quelle nell’ambito dello sport (dall’attività fisica, fino ai rapporti con l’Unione sportiva Lecce), il lavoro per ampliare l’offerta turistica, le innovazioni in ambito urbano, la sostenibilità ambientale, la mobilità in ogni suo aspetto, il welfare, il commercio, il Piano urbanistico generale. In ognuno di questi settori l’amministrazione Salvemini ha lasciato una sua impronta. Se buona o meno, lo giudicheranno i cittadini.    

“È l’albo delle cose accadute in questi cinque anni – ha detto il sindaco –, di cui a volte si ha memoria confusa e fragile”. Più volte, per esempio, nel corso della conferenza stampa, Salvemini ha ricordato l’impatto che la lunga parentesi legata alla pandemia, con le conseguenti, necessarie restrizioni, ha avuto sull’attività amministrativa. Tanto che inevitabili sono stati alcuni rallentamenti. “Diciotto mesi che hanno posto sindaco e amministrazione in una funzione inimmaginabile rispetto a quelli che erano gli obiettivi di mandato. Ci siamo sostenuti l’uno con l’altro, abbiamo retto e poi ripreso il cammino per andare avanti”. E ha menzionato anche il punto di partenza, non proprio semplice, dettato da un “deficit finanziario” che si è tradotto “in deficit organizzativo”.

Nel sito ufficiale di fine mandato, dunque, ha voluto rimarcare il primo cittadino, si ritrovano “pagine che restituiscono il senso di un lavoro collettivo”. Ovvero: “Non l’elencazione di provvedimenti, ma una combinazione di azioni dentro una pianificazione strategica che esprime l’obiettivo di una trasformazione urbana, economica, sociale, civile, ambientale e culturale. Affidiamo ai cittadini e alle cittadine il compito di dirci se ci siamo riusciti”.  E tutto questo si vedrà alle urne.

Qui il video della conferenza

A proposito di urne, iniziando a rispondere alle domande dei giornalisti presenti in sala, Salvemini ha condiviso un problema che sta affliggendo, in modo sostanziale, tutte le democrazie a ogni livello, quello di un’affluenza sempre più bassa. Un fenomeno, quello della disaffezione verso l’esercizio del voto, che più di recente sta interessando anche competizioni regionali e comunali, che fino a poco tempo addietro ancora resistevano, anche perché spesso il voto, in questi casi, è declinato più verso la fiducia nelle singole persone, rispetto ai partiti o movimenti politici di provenienza.

“Non saprei dare indicazioni per definire un’inversione di rotta su una dinamica globale, che va oltre i nostri confini e colpisce le democrazie”, ha detto Salvemini. “Ma credo sia importante impegnarsi a far bene in proprio. Insegnamento che vale per tutti, anche per chi fa l’amministratore pubblico”. E per apparire credibili, la ricetta potrebbe essere riepilogata in questo slogan: “Promettere solo che si può mantenere e mantenere ciò che si è promesso”. Per il sindaco, in altre parole, è necessario “creare condizioni per un continuo e costante confronto”. Con la stampa e con gli stessi cittadini. E ha rivendicato il fatto che sia lui, sia assessori e consiglieri dell’attuale maggioranza, siano scesi sempre lungo le vie e i quartieri di Lecce, al di là degli appuntamenti elettorali.

"Tensione? Narrazione degli avversari"

Ma, al di là di ogni buon proposito, è lecito anche chiedersi se la tenuta sia ancora salda o se si avvertano scricchiolii nella maggioranza. A Lecce se ne parla, anche se il sindaco bolla il tutto come una “narrazione degli avversari”. E, a scanso di equivoci, spiega, per esempio, che se Angela Valli e Marco Nuzzaci, attuali assessori, non parteciperanno alla competizione elettorale, ciò non significhi che esista una rottura. “Alcuni assessori hanno vissuto quest’esperienza come percorso della propria vita. E chi vede la politica come servizio e non come professione, è normale che possa, a un certo punto, tornare a fare il mestiere nel quale si riconosce. Ma il rapporto è di sintonia piena”. E ha garantito il loro impegno, in modo diverso, per questa campagna.

“D’altro canto – ha proseguito il sindaco –, è fisiologico che in un quinquennio qualcuno possa dichiararsi deluso e porsi in competizione con l’amministrazione”, pur avendone appoggiato i provvedimenti. E, guardandosi alle spalle e mostrando il sito web aperto sul maxi-schermo, ha aggiunto: “Chi è impegnato in un percorso alternativo, può dirsi in cosa non si riconosce di questo lavoro o cosa avrebbe realizzato in modo diverso, e come”. Uno dei riferimenti, in questo caso, è evidentemente rivolto al presidente del Consiglio comunale, Carlo Mignone.  

Video | Le dichiarazioni dopo la conferenza

In definitiva, Salvemini ha chiarito di riconoscersi in tutti i risultati elencati nella relazione di fine mandato, senza privilegiarne qualcuno in particolare, per il semplice motivo che si è trattata di una “strategia frutto di tante tessere di un mosaico che siamo andati a comporre”, in cui ognuna è stata in funzione dell’altra. E, dicendosi “orgoglioso dello spirito di squadra”, ha provato ad allontana gli spettri: “C’è stato un forte tentativo di rappresentare un’amministrazione litigiosa, attraversata da tensioni, ma io credo di dover ringraziare tutti coloro che sono stati al mio fianco, anche quando hanno manifestato dissenso e punti di vista diversi. E se siamo arrivati a chiusura della consiliatura senza un giorno di crisi amministrativa, senza la sostituzione di un assessore, con il 99 dei provvedimenti adottati all’unanimità in giunta e in consiglio, è perché ci si è riconosciuti nel programma di governo”.

Mobilità, non solo piste ciclabili

Ultimo, inevitabile passaggio, quello riguardante la mobilità. A Lecce, da sempre, uno dei terreni più insidiosi per tutte le amministrazioni comunali che si sono avvicendate negli anni. Per esempio, sulle piste ciclabili, è sembrato abbastanza disturbato dalla tentazione che hanno in molti di farne una barzelletta, in città. Ricordando che quella sulla ciclabilità rappresenta un “importante investimento sulla sicurezza” e che “questa pianificazione è in coerenza con le linee strategiche dell’Unione europea e del ministero competente italiano”.

“Non a caso – ha aggiunto – 9 milioni di euro sono arrivati direttamente dal ministero dell’Università per la realizzazione della rete ciclabile universitaria. Alla fine di questo ciclo di investimenti la città avrà circa 34-35 chilometri di piste ciclabili su una rete stradale di 920 chilometri, che corrisponde al 3,5 per cento. Qualcosa che garantisce più diritti per chi si muove in bicicletta, carrozzina o sedia a rotelle, senza togliere possibilità alcuna di muoversi con l’autovettura, in una città con un tasso di motorizzazione superiore alla media nazionale ed europea, nella quale entrano ogni giorno 108mila autovetture da altri comuni”.

Ma non si può ridurre, il tutto, alle sole ciclabili. Tanto che il sindaco ha ricordato che esse stesse rientrano in un contesto molto più ampio, riguardante l’intera rete della mobilità. E, circa la sua amministrazione, ha rilevato la pubblicizzazione della Sgm e l’approvazione del nuovo piano d’esercizio, con l’ottenimento di 900mila chilometri aggiuntivi. O, ancora, l’investimento sull’offerta di servizi come noleggio di biciclette, monopattini e ciclomotori, quello sulla sicurezza pedonale (attraversamenti rialzati e luminosi), l’intesa fra pubblico e privato per la consegna alla città del parcheggio di viale Michele De Pietro, il fatto di aver riportato in esecuzione, con consegna che dovrebbe avvenire verso la fine dell’anno, le opere per i 450 posti dell’area ex caserma Massa e la sottoscrizione con il governo di un contratto istituzionale di finanza per 29 milioni di euro, i quali serviranno per l’hub dell’intermodalità nell’area dell’ex foro boario, con la previsione di mille posti auto, più la stazione dei bus urbani ed extraurbani.  

E ora parola alle urne

Salvemini ha voluto, così, riepilogare cinque anni di mandato, nella chiara speranza di una conferma per portare a termine con le proprie mani tutti quei progetti ancora in fieri. La competizione si preannuncia accesa e restano anche da capire diversi aspetti. Per esempio, quale peso effettivo porteranno sulla bilancia i candidati nelle liste in via di definizione e l’eventuale distacco che potrebbe manifestarsi di riflesso anche a Lecce, al momento del voto, considerando il clima non proprio sereno che sta vivendo in questi giorni il centrosinistra fra i banchi della Regione Puglia.  

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