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Filobus, il bilancio di Salvemini: responsabilità anche del consenso politico e sociale

Dal bilancio 2014 di Sgm emerge che l'attività filoviaria non ha comportato un aumento del numero dei passeggeri. L'opera è costata 23 milioni in totale di cui 7 a carico del bilancio comunale. Per l'esponente di Lecce Bene Comune una scelta sbagliata, ma difesa ostinatamente

LECCE – Secondo Carlo Salvemini, bisogna fare i conti con la realtà nella sua interezza: se Lecce si ritrova a fare i conti con il filobus, e cioè con tutto quello che ha rappresentato dal punto di vista del costo economico e da quello paesaggistico, la responsabilità è non solo della classe dirigente, ma anche dell'appoggio quasi plebiscitario di cui il centrodestra ha goduto negli anni e di cui gode tuttora.  Un consenso cresciuto, ironia della sorte, a partire dalla caduta del "sindaco gentiluomo", Stefano Salvemini, suo padre.

L'esponente di Lecce Bene Comune torna sulla vicenda che da anni occupa grande spazio nel dibattito cittadino il giorno dopo l’esposizione del bilancio 2014 di Sgm, la società che gestisce parcheggi e trasporti pubblici. Occasione nella quale si è parlato, naturalmente, anche di filobus. Una storia il cui primo capitolo è stato scritto nel 2000 per volontà dell’allora sindaco Adriana Poli Bortone e della maggioranza che la sosteneva, tra cui l’attuale primo cittadino, Paolo Perrone. Oggi il filobus è attivo su tre linee, sulle quali ha sostituito i mezzi a gasolio.

“Quindici anni dopo si mette nero su bianco - nei dati ieri forniti dalla Sgm presentando il bilancio 2014 - che il filobus a Lecce non ha garantito (e non si prevede che garantirà in futuro) aumento dei passeggeri sui mezzi pubblici che anzi negli ultimi cinque anni sono addirittura diminuiti. Quindici anni dopo e 23 milioni di euro spesi si mette nero su bianco che fiumi di denaro - che hanno alimentato anche un inchiesta penale non conclusa -, centinaia di pali, chilometri di fili e anni di polemiche non hanno prodotto alcun beneficio concreto alla città”.

“Qualcuno lo aveva previsto. Qualcuno lo avevo dichiarato. Qualcuno ha mentito. Di monumenti allo spreco – prosegue Salvemini - ce ne sono tanti nel nostro paese: sono il simbolo dell'insensatezza programmatoria delle classi dirigenti, indifferenti ad un uso intelligente del pubblico denaro, attenti ad un impiego politico dello stesso, e della passività di un elettorato che ne ha consentito la realizzazione garantendo ai suoi ideatori voti, sostegno, consenso politico e sociale. Il filobus a Lecce è uno di questi. Per anni sarà lì a ricordarci i danni che possono procurare scelte sbagliate tenacemente difese”.

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