Mercoledì, 23 Giugno 2021
Politica

Salvemini "ritorna" a Palazzo Carafa. Nel centrodestra si moltiplicano i malumori

L'ex sindaco pronto a comunicare la sua decisione dopo i 20 giorni di tempo che si era dato: all'Open Space si attende l'annuncio della ripartenza verso le elezioni. Dall'altra parte manca ancora una visione comune

Carlo Salvemini.

LECCE – Trascorsi i venti giorni che si era dato per rimettere a posto i pensieri e prendere una decisione ponderata, Carlo Salvemini è pronto a ripartire. L’ex sindaco, dimessosi il 7 gennaio dopo aver incassato l’approvazione della delibera sul piano di riequilibrio finanziario del Comune e prima ancora quella sul rinnovo delle convenzioni per la Lupiae Servizi, ha convocato una conferenza – aperta al pubblico – per sabato mattina (ore 11, Open Space di Palazzo Carafa) per spiegare i motivi della decisione che intanto ha maturato.

Davvero pochi dubbi che ci possa essere il colpo di scena: trascorso un anno e mezzo a Palazzo Carafa, di cui dieci mesi contando su numeri di emergenza dopo aver perso il premio di maggioranza con la sentenza del Consiglio di Stato sulla ripartizione dei seggi in consiglio comunale, ha prevalso la volontà di continuare un lavoro interrotto troppo presto, considerando l’arco quinquennale di un mandato, per poterne ricavare un giudizio definitivo.

Al suo fianco – in una coalizione che va dall’Udc ai movimenti orientati a sinistra passando per liste civiche che hanno fatto esperienza  di governo in questi mesi - Alessandro Delli Noci, già vicesindaco e protagonista nel 2017 di una avventura in solitaria, tanto discussa (a destra lo hanno accusato di tradimento, a sinistra lo hanno visto con diffidenza per il suo protagonismo nella giunta Perrone) quanto coraggiosa, perché di fatto ha sabotato gli equilibri di un centrodestra forte di un ventennio ininterrotto di governo ma che già iniziava a manifestare i sintomi di una “crisi di sistema” che dura ancora oggi e che allora si fece finta di non cogliere.

Ne sono prova i segnali di forte insofferenza che movimenti e singoli protagonisti continuano a lanciare davanti a una coalizione che, per il momento, dà l’impressione di girare a vuoto, impantanata su questioni di metodo che non tengono nel dovuto conto quell’esigenza di rinnovamento avvertita invece dalle “seconde linee”, ma anche da esponenti autorevoli come Adriana Poli Bortone, il cui nome, allo stato attuale, resta quello più spendibile. I cosiddetti quadri, quelli che per anni hanno portato migliaia e migliaia di voti ai principali protagonisti della destra leccese, vogliono affacciarsi sulla prima linea per un ricambio, non solo anagrafico, che non può essere rinviato a lungo.

Il conflitto principale è quello sull’ipotesi delle primarie: ineludibili per alcuni – Paolo Perrone ne è stato sempre un convinto sostenitore, così come lo sono Fratelli d’Italia e il movimento Sentire Civico che fa capo a Gaetano Messuti (sempre che non ci sia una convergenza unanime su qualche profilo) -, guardate con sospetto da altri: Forza Italia è contraria e del resto Adriana Poli Bortone difficilmente accetterebbe, con la sua lunga storia alle spalle comprensiva di due mandati come sindaco di Lecce, di sottoporsi a un passaggio privo di regole certe e considerato terreno fertile per insidie e sgambetti.

Antonio Mazzotta, coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia commenta così la fase attuale del centrodestra: “Arroccarsi sui vecchi riti di una politica consunta e logora regala spazi enormi al sentimento dell'antipolitica. Non si comprende perché tutto il centro-destra (Forza Italia inclusa) a Bari e Foggia accetti le primarie mentre a Lecce queste ultime vengono agitate come fossero il male assoluto. Fratelli d'Italia convintamente ritiene, invece, che siano la strada maestra ed ogni ulteriore tentennamento sarebbe un imperdonabile errore”.

Daniele Montinaro, da parte sua, ha intanto ribadito che “oggi non è mia intenzione candidarmi alla carica di sindaco alla quale, peraltro, oggi non potrei assolvere come si dovrebbe, non fosse altro perché impegni professionali e familiari non me lo permetterebbero. Auspico un dibattito sui temi, sul programma e sulle possibili soluzioni dei molti problemi irrisolti, così come mi auguro che il rinnovamento della classe dirigente continui con vigore contribuendo al miglioramento della qualità della vita nella nostra splendida città. Il suo nome è stato lanciato dall’associazione “MoviMenti” – già vicina a Mauro Giliberti nella precedente campagna elettorale – nelle scorse settimane.

Molto severo il giudizio di Gianpaolo Scorrano, del Movimento per il Sud, già consigliere di maggioranza fino al 2017: “Non saranno neanche le primarie (senza regole certe) la panacea di tutti i mali, finché i protagonisti della scena politica locale saranno sempre gli stessi; hanno avuto quasi due anni i 'signori del centrodestra' per formare una classe politica giovane e competente, per lavorare su una candidatura realmente nuova e condivisa, per scendere finalmente tra la gente e comprendere i tanti disagi che interessano la popolazione. Ed invece niente: due anni inutili, caratterizzati da strategie politiche sterili e da un’opposizione pressoché assente e mai costruttiva. Sempre con quell’aria di superiorità e quella 'spocchia' culminata nella triste conferenza stampa a base di champagne e pasticciotti”.

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