Mercoledì, 16 Giugno 2021
Politica

"Salviamo il progetto Libera", appello della Cgil

Il progetto che si occupa di salvare uomini e donne dalla tratta di schiavi, è stato progressivamente depotenziato dai tagli operati dalla Provincia di Lecce. Il sindacato invita tutti a sottoscrivere

arnesano_cgil_003-2

LECCE - Sono tantissimi, troppi e invisibili, gli esseri umani trasformati in vittime dei reati di tratta e riduzione in schiavitù. E senza eccezioni per l'Italia: un Paese, evidentemente, non ancora pronto ad offrire adeguate misure di accoglienza e protezione sociale a queste persone, cadute nella rete della criminalità organizzata.

Le donne vengono dai paesi dell'Est Europa o dal Sud America, trascinate in terra straniera, dove si trovano costrette a prostituirsi e lavorare, nascoste in case lontane dagli occhi indiscreti, senza alcuna possibilità di un guadagno: quasi tutto finisce, infatti, nelle mani dei loro padroni. Non da meno è la condizione di molti uomini, per lo più asiatici o africani, letteralmente ridotti in schiavitù dai "caporali" nei campi agricoli (così come ci insegna la cronaca più recente, con il caso scoppiato nella Masseria Boncuri di Nardò, N.d.r.) o maltrattati nei bar, nei ristoranti e ridotti alla fame nei cantieri del fotovoltaico.

La fotografia che Cgil fa di questo dramma umano, è impietosa. Ma non sterile. Serve a descrivere il coraggio e la grandezza di un progetto, Libera appunto, nato in disordina, in tutta Italia e anche a Lecce nel 2000, che prende spunto da una norma del nostro ordinamento giuridico, che garantisce agli stranieri vittime di tratta, uno speciale permesso di soggiorno.

Il progetto (finanziato dal dipartimento ministeriale Pari opportunità e dalla Provincia di Lecce), nel corso del tempo ha acquisito professionalità e risorse sempre maggiori nella sfida, quotidiana, di offrire un luogo fisico di rifugio per le vittime e "un tempo, di un anno e mezzo, per realizzare la propria regolarizzazione e la propria inclusione lavorativa e sociale", sottolinea il sindacato.

"Tutti questi lavoratori, hanno in comune una condizione di vulnerabilità, dovuta alla povertà, allo stato di clandestinità e al debito da pagare all'organizzazione criminale che li ha portati in Italia", continua Cgil che alla denuncia, aggiunge il riconoscimento per il coraggio dimostrato dalle stesse vittime: senza le loro denunce, la magistratura non avrebbe avuto gioco facile nel rompere la rete malavitosa che gestisce i traffici. Ma da due anni a questa parte, qualcosa non funziona più.

Precisamente da quando "la nuova amministrazione provinciale ha avviato un processo di demolizione scientifica e sistematica del progetto di cui non si comprendono le ragioni" denuncia il sindacato, che individua nella riduzione del precedente cofinanziamento, il primo atto "demolitorio" compiuto dalla giunta guidata da Antonio Gabellone. "Contemporaneamente, è scomparsa l'èquipe storica, con più di 10 anni di esperienza specifica sulla tratta, per far posto a personale esterno, con zero anni di esperienza specifica - aggiunge Cgil, - fino all'atto finale: la sede storica di Libera viene chiusa, a fine giugno".

Da qui l'appello, sottoscrivibile on-line all'indirizzo progetto.libera@libero.it, con cui il sindacato rosso richiede il sostegno di tutti, "affinché il progetto Libera torni ad operare in piena funzionalità e le vittime di tratta e grave sfruttamento, possano continuare ad essere individuate e accolte in servizi di qualità".

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

"Salviamo il progetto Libera", appello della Cgil

LeccePrima è in caricamento