Sabato, 24 Luglio 2021
Politica

Tap, sopralluogo dei tecnici ministeriali. E intanto infuria il dibattito politico

Funzionari dei ministeri di Beni culturali e Ambiente accompagnati da funzionari della società per la valutazione sui luoghi in cui passerà l'infrastruttura. Tap reclica alle controdeduzioni, ma Bellanova e Capone invitano il Governo a più profonde valutazioni e Congedo di sintetizzare le varie esigenze

Il punto in cui dovrebbe approdare il gasdotto.

SAN FOCA (Melendugno) – E’ stato il giorno del sopralluogo, a San Foca, marina di Melendugnom per i rappresentanti del ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare e del ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo. Questa mattina, scortati anche da agenti di polizia, i funzionari sono stati accompagnati da rappresentanti e tecnici della società Tap nella zona di San Basilio. Al vaglio c’è la procedura per la Valutazione d’impatto ambientale del gasdotto. L’area è quella d’approdo del gasdotto, del percorso a terra e in cui sarà realizzato il terminale di ricezione. 

TAP SI DIFENDE: "NESSUN DANNO PER HABITAT E TURISMO"

Tutto questo mentre non si placano polemiche e dibattiti all’ombra dell’infrastruttura. Alla pubblicazione avvenuta domenica scorsa delle controdeduzioni esposte in due studi (tutte le schede sono riportate al termine del presente articolo) sui variegati motivi per cui l’opera non dovrebbe essere realizzata (dalla protezione di specie ambientali, fino alle ricadute negative per il turismo lamentate da molti) e su alcune presunte incongruenze, ha fatto seguito, proprio oggi, anche una nota di “precisazioni” della società.

“Il gasdotto, nel tratto che percorrerà a terra prima di raggiungere il terminale di ricezione, sarà interrato a una profondità minima di 1,5 metri”, spiega la holding. “Eviterà la specie protetta della Posidonia oceanica utilizzando una tecnologia di ultima generazione, già testata, di microtunnel, che permetterà alla condotta di passare sotto le colonie, non interferendo con esse, e allo stesso tempo di escludere ogni interferenza con la fascia litoranea e la macchia mediterranea”.

Ma la società ritiene anche che “non sia corretto parlare di lavori in mare che prevedono l’impiego di bitume e calcestruzzo”. “Nessuna opera definitiva in bitume o calcestruzzo sarà realizzata sul fondo marino, né in fase di esecuzione del gasdotto né in seguito alla sua costruzione”, si difende Tap. “L’unica operazione sul fondale prevista dal progetto è quella necessaria per la costruzione, nel punto di uscita del microtunnel, di un terrapieno che addolcirà la pendenza del fondale e permetterà di facilitare il posizionamento del gasdotto e il suo inserimento all’interno del tunnel”. Tutto questo, “utilizzando il sedimento marino estratto con le operazioni di scavo del microtunnel, e sarà quindi totalmente compatibile con l’ecosistema marino”.

Tap ritiene inoltre che “non incontrerà aree protette, la più vicina delle quali, Le Cesine, si trova a 2,3 chilometri di distanza dall’approdo”. E per il tratto terrestre, “non attraverserà aree archeologiche presenti negli strumenti urbanistici regionali e comunali”. Sarebbe a tale proposito pronta anche una mappa del rischio archeologico allegata alla documentazione Esia.

In merito agli ulivi, poi, questi “verrano espiantati e successivamente ripiantati, utilizzando tecniche già sperimentate e utilizzate in Puglia. Durante i lavori di cantiere inoltre, sarà realizzata una pista di lavoro larga al massimo 26 metri che permetterà lo scavo, la posa del gasdotto e la successiva copertura. Al termine dei lavori ci sarà lungo il tracciato, unicamente, una fascia di asservimento di complessivi 40 metri in cui non vi saranno limitazioni al normale uso agricolo”.

Nel terminale di ricezione, invece non sarebbero previsti cicli di natura industriale. “I due sfiati progettati nel terminale sono strutture previste per rispettare i requisiti di sicurezza”. In caso di “gli sfiati verranno utilizzati per l’ evacuazione di gas naturale”.

Altra questione, quella concernente i dati occupazionali: “Nomisma energia – dicono da Tap - ha pubblicato a marzo 2013 uno studio che stima che i benefici, in termini di creazione di posti di lavoro, per la provincia leccese saranno pari a circa 340 occupati, diretti, indiretti e indotti,  l’anno durante i quattro anni della fase di costruzione, e di circa 129 occupati l’anno durante i cinquant’anni della fase di esercizio. Più precisamente, la società conta di impiegare direttamente trenta lavoratori su base stabile durante la fase di esercizio”.

Il progetto è inoltre sottoposto “a procedura di Via e non a procedura di Vas (Valutazione ambientale strategica) in quanto quest’ultima si applica a piani, o a programmi, e non a progetti come quello di Tap”. La società ribadisce anche che “il progetto non è in contrasto con il nuovo Piano paesaggistico territoriale regionale, in quanto il piano ad oggi non è ancora stato approvato, e che ha preso in attenta considerazione il Codice dei beni culturali e del paesaggio, seguendone i dettami, ed evitando tutte le zone tutelate dal codice”. E non ci sarebbe neanche contrasto con il Piano regolatore del Comune di Melendugno. E infine, a chi paventa che si possa mettere a rischio il riconoscimento dato alle marine di Melendugno di “Bandiera blu”, la società risponde “che turismo e gasdotti convivono tra loro in Italia: ci sono, infatti, sul litorale adriatico, otto località turistiche con “Bandiera blu” interessate dal passaggio di gasdotti”.

CAPONE E BELLANOVA: "VALUTARE LE CONTRODEDUZIONI"

Ma intanto, ieri, i parlamentari del Pd pugliesi Salvatore Capone e Teresa Bellanova, hanno inviato una lettera al presidente del Consiglio Enrico Letta, al ministro dell’Ambiente Andrea Orlando, al ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato, al sottosegretario allo Sviluppo economico Claudio De Vincenti e al viceministro agli Affari esteri Marta Dassù.

Nella missiva si chiede un rinvio della ratifica e del termine fissato per le osservazioni alla Via. “In sede di controdeduzioni presentate dal Comune di Melendugno e da altri soggetti in qualità di portatori di interesse – dicono -, emergono con evidenza sia l’impropriatezza dell’approdo presso la Marina di San Foca, sia probabili lacune presenti nei documenti depositati dalla società relativi alla fase di Via, tali da evidenziare la necessità di un supplemento di riflessione e di approfondimento al fine di poter individuare alternative alla realizzazione dell’ultimo tratto offshore e onshore e per poter, senza ombra di dubbio, affermare la strategicità dell’opera per il Governo italiano”.

San Foca No Tap-8“In ogni caso l’imponenza stessa dell’infrastruttura, e il suo impatto su differenti porzioni del territorio italiano, spingerebbero a considerare necessaria una valutazione sulle ricadute complessive del gasdotto, oltre che sul tratto salentino e pugliese”, specificano Salvatore Capone e Teresa Bellanova, che parlano di “stato di grande allarme e preoccupazione diffuso tra le popolazioni”, e “del rischio che la realizzazione del gasdotto così come proposto possa compromettere irreversibilmente e pericolosamente vocazioni e attività economiche, insieme ad emergenze ambientali e naturali di particolare rilievo e pregio, vanificando peraltro progetti – di salvaguardia e tutela ambientale, oltre che di sviluppo economico - in questi anni realizzati anche con l’impiego di imponenti risorse pubbliche, i sottoscritti chiedono che il termine della ratifica sia rimandato in attesa degli esiti della consultazione regionale”.

Un rinvio necessario e opportuno, a loro avviso, che Teresa Bellanova e Salvatore Capone ritengono peraltro coerente con “quanto già preannunciato al Governo, per consentire quel supplemento di indagini e valutazioni tanto più urgenti in relazione al carattere dell’opera di cui non sfuggono né l’importanza strategica rilevante né, d’altra parte, la tipologia fortemente impattante”.

“Siamo convinti della necessità - commentano i due parlamentari - che il Governo debba dettagliare più puntualmente, in aula, la tipologia dell’infrastruttura, così come l’autonomia dell’accordo rispetto alla localizzazione dell’approdo”.

CONGEDO: "UN CONFRONTO PER FARE LA SCELTA MIGLIORE"

Tutto questo anche alla luce della nuova tappa, ieri, in Consiglio regionale, del percorso di confronto attivato dalla Regione Puglia sulla Tap. A tale proposito, il vicepresidente vicario del gruppo Pdl. Erio Congedo ricorda che “vale la pena considerare, da un lato, il fatto che la Tap venga considerata strategica dal Governo nazionale e dalla Ue per ragioni dovute ai costi di approvvigionamento, alla differenziazione dell’approvvigionamento stesso e, più in generale, alla indipendenza energetica del nostro Paese. Di ciò, naturalmente, non abbiamo motivo di dubitare”.

“Dall’altro lato – aggiunge -, va considerato che altrettanto strategici sono anche i percorsi di sviluppo che le comunità hanno individuato e che hanno come pilastro la difesa e la valorizzazione dei territori, anche solo da un punto di vista ambientale e paesaggistico o della vocazione. Per cui, non si tratta di preferire l’una o l’altra opzione, ma di contemperare le varie esigenze, sia quelle tecnico-scientifiche che quelle ambientali o quelle imposte, appunto, dalla vocazione dei territori, e di giungere a una soluzione che le tuteli in qualche modo”.

“In questo senso – conclude - ritengo molto utile la fase di confronto e riflessione avviata dalla Regione, a patto che non venga strumentalmente utilizzata per prendere tempo o per arrivare allo sfinimento degli attori di questa vicenda. Auspico, viceversa, un confronto di merito, vero, finalizzato esclusivamente a mettere chi di dovere nelle condizioni di fare la scelta migliore, quella maggiormente compatibile con tutte le esigenze indicate”. 

I DUE STUDI CONTRO LA TAP E TUTTE LE MAPPE

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Contro-Rapporto VIA

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