Sarparea resort, sì o no? Posizioni a confronto sul controverso progetto

Il fronte del no, con Siciliano e Casili in testa, preoccupato per l'impatto ambientale. Ma c'è chi guarda al resort come ad un'opportunità per il territorio

Una mappa del progetto

Nardò – Si va componendo, in queste ore, il fronte del no costituito dai neretini intenzionati ad opporsi alla realizzazione di Sarparea, un resort di lusso che sorgerà nell'omonima contrada di Sant’Isidoro, immerso in un bosco di ulivi secolari. Il progetto della struttura ricettiva è stato presentato ufficialmente dagli investitori inglesi Alison Deighton ed Ian Taylor e ora, superati tutti gli scogli autorizzativi, le carte sono passate nelle mani degli amministratori di Nardò.

Nell’attesa che il Comune si esprima sul piano attuativo, gli oppositori scaldano i motori della protesta e si avviano alla fondazione di un Comitato che terrà la sua prima assemblea venerdì 20 gennaio al fine di eleggere il proprio presidente. La proposta di guidare il gruppo è stata inizialmente fatta al consigliere comunale del Pd, Lorenzo Siciliano che, pur avendo declinato l’offerta, non ha deposto le armi della battaglia contro un progetto che incontra resistenze sin dal lontano 2009.

Come si sta muovendo la cittadinanza dinanzi a quest’investimento ce lo spiega lo stesso Siciliano. Nel fondo della società civile cova, infatti, la preoccupazione per il possibile impatto ambientale del resort contornato da villette incastonate tra gli alberi monumentali, abbinata ad un certo scetticismo rispetto alle operazioni di rimpianto di alcuni ulivi minori. Ma c’è chi, al contrario, rincuorato dal buon esito del percorso di autorizzazioni tecniche, intravede una prospettiva di sviluppo per l’economia disastrata dal Sud Salento cui il comparto turistico ha teso una generosa mano.

Il quadro è composito e le polemiche non accennano a scemare nonostante le rassicurazioni offerte dagli investitori ed in benestare incassato dalle istituzioni, Regione Puglia compresa. “Il nuovo progetto prevede una riduzione della cubatura del 30 percento – puntualizza Siciliano – e i 150 mila metri quadri occupati dalla struttura scendono a 90 mila. Il progetto è stato rivisitato in chiave ecosostenibile riuscendo a superare l’esame della giunta regionale che, dopo un iniziale parere negativo, lo ha approvato nell’agosto del 2016”.

Il nuovo vestito ecologico indossato da Sarparea resort non convince tutti: “Di fatto, è cambiato poco o nulla perché la strutturà vedrà la luce all’interno di un uliveto del ‘400, in un’area di importanza ambientale e storica notevolissima. A detta della società gli arbusti monumentali non verranno toccati; diversa sorte toccherà ad alcuni degli ulivi più piccoli destinati ad essere trapiantati: è bene precisare, però, che questi alberi sono ridotti solo nelle dimensioni perché cresciuti su roccia calcarea. Appartengono quindi alla medesima foresta di ulivi primigenia e non ci è dato ancora sapere dove verranno collocati”.

Sul punto era intervenuto, appena ieri, Cristian Casili, esponente regionale M5S, sostenendo che gli atti amministrativi vigenti ricostruiscono solo parzialmente la reale configurazione paesaggistica dei luoghi così come “provvisorio” sarebbe il censimento degli ulivi monumentali compresi nel lotto. Alla luce degli aggiornamenti –che il consigliere sollecita – “ogni intervento edificatorio potrebbe risultare dunque incompatibile”.

All’interno della vicenda il collega del Pd, Siciliano, rileva anche un dato politico: “L’attuale assessore all’Ambiente, Graziano De Tuglie, è sempre stato un convinto detrattore del progetto: lo dimostrano le sue dichiarazioni rese quando era presidente della consulta ambiente. Cosa è accaduto ora? Perché non si esprime su Sarparea?”.

Caustica la posizione del “fronte del no” anche rispetto alle ricadute occupazionali dell'investimento: “Credo che la stima sui posti di lavoro sia esagerata e fatta per eccesso: si tratta di un resort non di un villaggio turistico. Peraltro non abbiamo certezza che i gestori lasceranno la gestione dei servizi agli operatori turistici locali: potrebbero sempre rivolgersi a società esterne, del brindisino o del tarantino, chi può dirlo”.  

D’altro canto, vi sono posizioni ben più accomodanti e tra i cittadini in molti guardano al progetto con speranza, come fosse un'occasione da non sprecare. Una voce fuori dal coro è quella dell’ambientalista, noto in città, Gianpiero Dantoni: “Vi sono nel panorama neretino personaggi che protestano di routine, che si oppongono ad ogni cosa a prescindere. Ho assistito alla presentazione del progetto e francamente le premesse sono positive: gli alberi monumentali non verranno toccati ma addirittura valorizzati. Sul piatto, peraltro, ci sono 70 milioni di euro che fanno gola ad un territorio in crisi”.

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Il turismo, dal punto di vista di Dantoni, rimane il principale volano economico e Sarparea, considerato il suo respiro internazionale, potrebbe attirare importanti capitali stranieri. “Dal punto di vista amministrativo è tutto in regola e la società ha vinto anche il ricorso al Consiglio di Stato presentato dalla Regione Puglia. Il villaggio si presenta come ecosostenibile e non ho motivo di credere il contrario. Semmai si renderà necessario vigilare sul rispetto delle regole in fase di realizzazione, ma opporsi a priori ad ogni cosa non ha senso”.

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