Giovedì, 17 Giugno 2021
Politica

Scadenza della prima rata Imu e Tasi: la Uil fa i conti in Puglia

A Lecce il pagamento medio alla scadenza del 16 giugno è di 203 euro. Più oneroso il versamento a Bari e a Foggia. Il segretario provinciale, Salvatore Giannetto indica una strada per la politica fiscale: "Il governo superi le addizionali comunali Irpef"

LECCE – A ridosso della scadenza del pagamento della prima rata, il 16 giugno, il Servizio politiche territoriali della Uil ha calcolato il costo medio per il capoluogo di ogni provincia pugliese: Lecce, con 203 euro, si attesta al terzo posto, dopo Bari (338) e Foggia (326).

Nella città barocca viene calcolata sulla base di un’aliquota del 2,5 per mille e delle detrazioni di 50 euro (per abitazioni accatastate in A/3) e di 100 euro (per abitazioni accatastate in A/4 e A/5). Questa detrazioni sono raddoppiate in caso di nuclei familiari in cui è presente un portatore di handicap in situazione di gravità, titolare di indennità di accompagnamento.

“È vero che nella spesa pubblica degli enti territoriali ci sono margini di razionalizzazione, ma – afferma il segretario generale della Uil di Lecce Salvatore Giannetto - il governo centrale non può continuare nei tagli lineari ai Comuni, le cui conseguenze negativi si ripercutono inevitabilmente  sui cittadini. E lo stesso governo non può certo girare la testa dall'altra parte quando la pressione fiscale a livello locale aumenta per effetto di minori trasferimenti.

“Sul fisco locale - continua il segretario Uil - servono certezze. Ad oggi è difficile fare delle proiezioni per capire se nel 2015 con la Tasi la pressione fiscale delle famiglie, rispetto al 2014 aumenterà. Molto dipende dalle scelte del governo centrale, se confermerà o meno per quest’anno i 625 milioni di euro di trasferimenti ai Comuni quale ‘ristoro’ Imu-Tasi.  Inoltre, già da adesso il governo ha annunciato che nel 2016 si cambierà nuovamente il modello di tassazione degli immobili, con l’introduzione della Local Tax, ma la nostra impressione è che si cambiano i nomi ma non la sostanza delle imposte locali”.

“Se davvero il governo vuole riformare il fisco comunale abbia il coraggio - conclude Giannetto -  quantomeno di andare verso il vero superamento e non accentramento delle addizionali comunali Irpef, che colpiscono direttamente il reddito dei lavoratori dipendenti e pensionati. È questa la riforma che ci aspettiamo".

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