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Domenica, 5 Dicembre 2021
Politica

Scambio di auguri col vescovo. Perrone a dirigenti e dipendenti: “Servite i cittadini”

Consueta cerimonia prima di Natale a Palazzo Carafa. Monsignor D'Ambrosio ha rinnovato il suo apprezzamento per la generosità dei leccesi, nonostante la difficile e perdurante crisi dell'economia. Il buffet a base di dolci offerto dall'assessore Monosi

LECCE – Le vie del paradiso sono lastricate di buone intenzioni, dice il vecchio adagio. E tra quelle espresse questa mattina dal sindaco di Lecce, Paolo Perrone, c’è quella di accrescere l’impegno, suo e di tutta la famiglia numerosa di Palazzo Carafa, a servizio dei cittadini leccesi.

L’occasione è stata fornita dallo scambio di auguri con il vescovo di Lecce, Domenico D’Ambrosio, avvenuto in sala giunta davanti ad una invitante torta, panettoni, pandori e spumanti offerti di tasca propria dall’assessore con delega al Personale, Attilio Monosi.

Con il primo cittadino, il vice sindaco, Carmen Tessitore, il presidente del consiglio comunale, Alfredo Pagliaro, gli assessori Alessandro Delli Noci, Severo Martini, Andrea Guido e Luca Pasqualini, i dirigenti e naturalmente i dipendenti della sede centrale. Per la minoranza presente Antonio Torricelli del Pd, che è anche vice presidente dell’assise cittadina e lucida memoria storica dei fatti amministrativi recenti e remoti.

Perrone da una parte ha sottolineato i grandi passi in avanti in tema di riconoscibilità compiuti dalla città di Lecce, dall’altro ha preso atto di come a fronte di un allargamento del perimetro del bisogno, ci sia una riduzione drastica delle risorse con le quali far fronte alla pressante domanda di assistenza. Ha quindi esortato i dipendenti a non sottovalutare le “piccole garanzie” di cui gode il personale del Comune e che invece non esistono varcate le soglie di Palazzo Carafa.

D’Ambrosio, che ha fatto comprendere di sentirsi prossimo alla scadenza del suo mandato pastorale, ha rinnovato il suo amore per la città che lo ospita da alcuni anni, esaltandone la generosità pur nel momento più critico dal punto di vista economico e sociale che si è trovato a vivere da 25 anni a questa parte, da quando cioè è stato nominato vescovo. 

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