Lunedì, 27 Settembre 2021
Politica

"Schiavi" del lavoro: proposte Pd, interrogazione Poli

Antonio Maniglio e Teresa Bellanova lanciano iniziative contro il caporalato nel fotovoltaico e nell'agricoltura pugliese. "Inseriamo un reato ad hoc". Sul tema la senatrice Poli interroga Parlamento

LECCE - Ciclicamente, il dramma degli immigrati sfruttati riemerge dal grande pantano del lavoro sommerso. Là dove non esistono regole e chi sa, finge di non vedere. E riemerge dal dimenticatoio collettivo e persino nella smemoratezza delle istituzioni, ogni qual volta gli anelli fragili della catena produttiva, trovano la forza e il coraggio di denunciare. Anche a costo di perdere un misero contratto con annesso permesso di soggiorno, così come è accaduto nella rivolta dei cittadini africani impiegati nel campo fotovoltaico di Galatina, conto la Tecnova srl.

"Eppure i presupposti per intervenire prima delle denunce individuali, già c'erano", ha spiegato il deputato del Pd, Teresa Bellanova, nel corso di una conferenza tenuta nella sede del partito leccese per elencare le tre proposte del partito contro il ripetersi del degradante fenomeno dai tratti tutti pugliesi. La Bellanova ha ricordato le sue due interrogazioni che giacciono senza risposta in Parlamento e quell'indagine, datata 2010, che portava a conoscenza dalla Camera dei deputati gli aspetti più imbarazzanti del mondo del lavoro, tratteggiando un quadro a tinte fosche sul fenomeno del caporalato e sull'inferno degli immigrati.

"Agli allarmi, però, non ha fatto seguito un potenziamento dei controlli - ha spiegato l'Onorevole - anzi spesso abbiamo assistito ad imbarazzanti giustificazioni, con la scusa che l'economia non va criminalizzata e che fenomeni del genere sono tipici di alcuni settori". E già, perché prima era la volta dell'agricoltura, ora sembrano essere le energie rinnovabili la nuova frontiera di conquista dei caporali e dell'imprenditoria più spregiudicata.

Scendendo nel concreto, l'idea che il Pd ritiene più efficace è quella dell'inserimento nel codice penale del reato di sfruttamento dell'immigrazione clandestina. La proposta presentata nel 2008, con il plauso di tutte le forze politiche, dopo tre anni non ha ancora ottenuto forza di legge ed è arrivato il momento, secondo Antonio Maniglio, capogruppo regionale del Pd "di riproporla come ordine del giorno in Parlamento".

In sede regionale, Maniglio propone poi la necessità di riunire, sotto l'ombrello del presidente Nichi Vendola, tutti gli enti impegnati a combattere il lavoro nero per definire norme più stringenti contro gli abusi e per la realizzazione di un'anagrafe pubblica di tutti gli impianti fotovoltaici. La terza proposta riguarda, invece, un'integrazione della legge regionale del 2006 che "già vincolava i finanziamenti concessi alle aziende, ad un rendiconto dell'attività svolta", spiega Maniglio "prevedendo la revoca delle agevolazioni concesse in caso di esito negativo dei controlli e il recupero della somma di 10 mila euro per ogni lavoratore non dichiarato all'Ente entro le 24 ore prima dell'inizio dell'attività". L'idea è quella di aggiungere anche la revoca delle autorizzazioni già rilasciate a livello regionale e comunale.

Io Sud: interrogazione parlamentare su sfruttamento immigrati

Sulla stessa scia s'inserisce l'interrogazione rivolta al ministro del Lavoro da parte dell'Onorevole Adriana Poli Bortone, leader del movimento: "Premesso che il procuratore della Repubblica, Cataldo Motta ha dichiarato che la procura sta svolgendo indagini sul lavoro nero e la riduzione in schiavitù degli operai impiegati in aziende che operano nei settori dell'agricoltura, dell'edilizia, delle energie alternative - si legge - s'interroga il ministro per sapere se non intenda indagare su un eventuale mancato controllo da parte degli organi preposti e per sapere quali sanzioni possono essere comminate ai soggetti che si sono macchiati di tali reati, in particolare se non ritenga di dover segnalare le aziende straniere che si sono macchiate di tali delitti all'Ue, e per sapere se non ritenga di doversi attivare presso gli organismi preposti al collocamento lavorativo per richiamarli alla vigilanza ed alla corretta applicazione delle norme sul collocamento,al fine di evitare che siano danneggiati i cittadini salentini ed italiani, ma anche i cittadini stranieri in regola".


E sull'argomento interviene anche Vito Perrone, segretario provinciale della Cisal, secondo il quale "basterebbe attivare gli organi competenti che già esistono, per controllare il fenomeno" e ricorda che "in Prefettura opera un tavolo contro il lavoro nero". Sempre secondo l'esponente del sindacato "la stessa Prefettura dovrebbe attivarsi con i sindaci e gli ispettori del lavoro, per controllare se le aziende che hanno chiesto le autorizzazioni siano in regola con le norme vigenti e quindi prevenire quant'è accaduto". E sulla possibilità che qualcuno potesse coprire le ispezioni chiede che venga fatta chiarezza da parte delle forze politiche e reputa una buona iniziativa l'interpellanza della senatrice Poli Bortone.

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