Sciolto il nodo Quinto: approvata la delibera con qualche malumore nel Pd

I voti favorevoli sono stati 19, i contrari 7. L'avvocato, che da anni attendeva i compensi, con una nota inviata al sindaco rinuncia a ulteriori pretese

LECCE - Con 19 voti favorevoli, 7 contari e un astenuto il consiglio comunale ha approvato la delibera sul debito fuori bilancio per le prestazioni dell'avvocato Pietro Quinto: una matassa intricata, che ha provocato diversi malumori nella stessa maggioranza, con la non partecipazione la voto di Antonio Rotundo e Paola Povero del Pd (assente Saverio Citraro, Lidia Faggiano ha votato a favore) a documentare ancora oggi la persistenza di punti di vista diversi nonostante con una nota scritta il professionista abbia chiarito di rinunciare a ogni ulteriore pretesa. 

La vicenda si riferisce a una serie di incarichi che Quinto ha ricevuto a partire dal 1990 e fino ai primi anni del nuovo secolo,in gran parte legati a una serie di causa sorte dopo l'approvazione del Piano Regolatore Generale, nel 1983. Per quelle prestazioni l'avvocato non ha mai ricevuto i compensi, per avendo sollecitato più volte le amministrazioni e pur avendo l'ente riconosciuto, da ultimo nel 2016, il debito  maturato nei suoi confronti.

L'attuale responsabile del settore Avvocatura, Maria Teresa Romoli, ha trattato a lungo con Quinto, definendo come congrua una somma di circa 520mila euro (più Iva e contributo previdenziale), a fronte della richiesta di un milione e 170mila euro (più Iva e contributo previdenziale). Convinzione del sindaco, Carlo Salvemini, è sempre stato che il mancato riconoscimento di questo debito avrebbe esposto l'ente a un contenzioso dalle conseguenze peggiori in termini finanziari. Il primo cittadino ha quindi spinto per chiudere una volta per tutte questo capitolo che si trascinava da molti anni e le cui responsabilità politiche e tecniche vanno ricercate nelle gestioni precedenti. Adriana Poli Bortone, che di quella stagione è stata tra i protagonisti, ha votato a favore della delibera e così ha fatto il giovane consigliere Giorgio Pala mentre il resto della minoranza ha espresso voto contrario. 

Da esercizi di vicinato a locali pubblici: unanimità

All'unanimità è stata invece approvata la delibera che modifica le norme tecniche del Prg per rendere possibile nel centro storico la conversione degli esercizi di vicinato in ristoranti e bar, ma sempre all'interno di locali che abbiano la destinazione urbanistica commerciale comprovata da un titolo edilizio e in presenza di adeguamenti di carattere igienico e sanitario. In questa direzione andavano del resto, tutte le sentenze della giustizia amministrativa che era stata sollecitata sulla questione.

"Sarà naturalmente il tessuto edilizio del centro storico - ha commentato l'assessora all'Urbanistica, Rita Miglietta - senza alterazioni e cambi di destinazioni d'uso per non alterare il suo equilibrio, ad orientare le trasformazioni, in funzione della dimensione dei locali. Non si tratta dunque di incrementare l'offerta del food in modo indiscriminato, ma di attrezzarla di tutti gli strumenti necessari per consentirne un ammodernamento e diversificazione andando incontro anche alla presa di consapevolezza che oggi il centro storico è profondamente diverso da quello dei primi anni del 2000 e cresce una domanda più articolata per soddisfare residenti, operatori, visitatori e turisti".

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