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Scontro con le aziende sul contratto: sciopero nella grande distribuzione

I lavoratori, supportati da Filcams, Uiltucs e Fisascat, hanno manifestato in piazza Partigiani per rivendicare la firma di Federdistribuzione. Presente anche il leader di Cgil, Susanna Camusso

Un momento della manifestazione in città

LECCE – Una piazza rovente ha accolto i manifestanti del settore della grande distribuzione insieme ai segretari di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil ed al leader della Cgil, Susanna Camusso (presente in città per il grande evento sul lavoro organizzato dal sindacato) che ha voluto sostenere l’opportunità di sottoscrivere il contratto nazionale di categoria, invitando i lavoratori a mantenersi uniti nella protesta. A rendere incandescente il clima in piazza Partigiani a Lecce, questa mattina, hanno contribuito (insieme alle alte temperature) le ragioni dello sciopero contro Federdistribuzione, spiegate dal palco dai segretari nazionali, rispettivamente Maria Grazia Gabrielli, Ferruccio Fiorot , Stefano Franzoni, dai colleghi delle segreterie regionali e provinciali e dai delegati nelle varie aziende.

Il punto di rottura con l’associazione si è avuto il 13 aprile, a causa del mancato accordo sul rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro, scaduto ormai da 28 mesi. Da lì in poi è cominciata una mobilitazione su scala nazionale che non accenna a scemare. I lavoratori non intendono mollare la presa e promettono di protestare ad oltranza, finché non si riaprirà la contrattazione con le parti sociali per giungere ad una soluzione condivisa. E finché le loro ragioni non verranno prese in seria considerazione.

“Al tavolo delle trattative – denunciano i segretari - Federdistribuzione ha posto condizioni rigide e non negoziabili: peggioramento del sistema di inquadramento utilizzando la leva del jobs act; la possibilità per le aziende di derogare a tutte le norme del futuro contratto anche senza un accordo; aumenti salariali posticipati e minori rispetto a quanto previsto dal livello di inquadramento applicato ai dipendenti delle altre aziende commerciali”. Secondo la Filcams Cgil nazionale, Federdistribuzione vorrebbe addirittura “riversare sulle lavoratrici e sui lavoratori il peso del calo dei consumi degli ultimi anni, non riconoscendo loro la giusta dignità e il giusto salario”.

“A 24 ore dalla proclamazione dello sciopero – ha precisato la segretaria Filcams Cgil, Maria Grazia Gabrielli – le imprese di Federdistribuzione hanno divulgato un volantino con cui intendevano fare chiarezza ma che risulta un attacco ai sindacati colpevoli, a loro dire, di aver rifiutato l’aumento di 85 euro per il triennio 2016/2018 e colpevoli, altresì, di aver alimentato bugie sulle reali intenzioni delle aziende che non vorrebbero peggiorare le condizioni esistenti. Noi, invece, non minimizzeremo la portata di quanto accaduto e denunciamo la chiusura di Federdistribuzione rispetto alla trattiva e la loro volontà di rimandare la firma del contratto collettivo”.

Centrale alla questione risulta proprio la questione salariale che, oltre a creare un presunto divario economico tra i lavoratori della piccola e della grande distribuzione, si aggiunge ad altri temi quali le aperture illimitate e le disdette dei contratti integrativi. “Vi sono degli importanti aspetti normativi che non possono essere messi in discussione così come non si può richiedere a questi lavoratori un ulteriore sforzo di flessibilità”, ha aggiunto il segretario nazionale Uiltucs Uil, Stefano Franzoni. E ancora: ““Le aziende non possono pensare di continuare a derogare al contratto senza passare attraverso la contrattazione di secondo livello – ha rincarato il collega della segreteria nazionale di Fisacascat Cisl, Ferruccio Fiorot – e Federdistribuzione si comporta come un’associazione di imprese che guarda solo al proprio interesse”.

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