Comunali a Lecce, Salvemini ha vinto al primo turno. Ed è ancora sindaco di Lecce

Dopo le dimissioni del 7 gennaio, al termine di 18 complicati mesi di governo, si è rimesso al giudizio dei leccesi che lo hanno premiato. Netto il vantaggio su Saverio Congedo, di quasi 19 punti

Carlo Salvemini subito dopo la certezza del risultato acquisito.

LECCE - Carlo Salvemini è di nuovo il sindaco di Lecce: a scrutinio quasi ultimato, il candidato dell'area progressista e civica ha annunciato la vittoria a centinaia di persone che si erano accalcate davanti al comitato elettorale, in attesa della fatidica soglia, quella dei 26mila voti, che rappresentava matematicamente il punto di non ritorno. 

Salvemini si è attestato al 51,16 percento, con Congedo al 32,69 e Poli Bortone al 9,71. Baglivo, del M5S, si è fermato al 5,05 percento mentre Mario Fiorella, di Sinistra Comune, ha avuto l'1,39 percento delle preferenze. In buona sostanza nemmeno la somma dei risultati dei due candidati di centrodestra avvicinerebbe la quota raggiunta dal vincitore.

Si tratta di un risultato inatteso, considerata la sovrapposizione con le elezioni europee e l'affermazione leghista anche in provincia di Lecce, da una parte, ma anche la tormentata fase di governo della città, durata 18 mesi e conclusasi il 7 gennaio con le dimissioni di Salvemini davanti all'evidenza di non avere più una maggioranza stabile, dopo quella costruita in seguito alla sentenza del Consiglio di Stato che lo aveva privato del premio di maggioranza. Ma quello maturato nelle urne è anche un risultato storico, perché travolge senza appello un intero ceto politico. Quell'esigenza di vero rinnovamento che la precedente tornata elettorale aveva abbastanza chiaramente suggerito, non è stata nemmeno presa davvero in considerazione e allora ci hanno pensato i cittadini a ricordare che nulla è eterno.

Video | Salvemini in piazza saluta i suoi elettori

Salvemini non aveva affatto la strada spianata: si è rimesso al giudizio dei leccesi frastornati da un anno e mezzo di veleni, speranze, compromessi, questioni sociali pesanti e dopo una campagna elettorale lunga più di tre mesi e ha conquistato una vittoria a tutto tondo, sostenuta da una coalizione di otto liste che sembra avere superato anch'essa la soglia del 50 per cento. Un fatto per nulla scontato, visto il recente passato, ma del resto rivelatore di una disarticolazione della classe dirigente del centrodestra che, in gran parte, aveva finito per sentirsi dominante e prevaricante, anche negli atteggiamenti pubblici: i dolci e lo spumante a Palazzo Carafa nel giorno delle dimissioni, non sono stati digeriti.

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Il ragionamento politico, nel centrodestra, ha lasciato parecchio a desiderare: preso dall'euforia, qualcuno ha anche pensato che Salvemini sarebbe stato risucchiato da una di quelle buche stradali conseguenza dei lavori di Aqp e di Open Fiber, aperti sotto la sua amministrazione, tanto da brandire questo argomento come una spada durante tutta la campagna elettorale e sui social. Lui ha fatto una cosa semplice, che però pochi politici avrebbero il coraggio di fare: ha sovrapposto la mappa dei cantieri a quella che avrebbe dovuto percorrere nelle sue tappe elettorali in tutti i quartieri e si è confrontato con esercenti e cittadini i quali, più volte, non gli hanno certo nascosto il malcontento ma hanno apprezzato il candidato che ci ha messo la faccia e, probabilmente, prima ancora la persona. Carlo Salvemini ha vinto in primo luogo per la sua credibilità.

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