Mps dovrà reintegrare i lavoratori a Siena. Si riaccende una speranza a Lecce

La sentenza del giudice senese (in primo grado) ha dichiarato nulla la cessione di ramo d'azienda: anche a Lecce 180 persone sono state cedute alla società Fruendo per la gestione dei servizi di back office. I dipendenti avevano già interpellato il tribunale del Lavoro

Foto di repertorio

LECCE – I lavoratori della banca Mps, ceduti alla società Fruendo, strappano una prima ed inaspettata vittoria a Siena. La sentenza emessa dal giudice del tribunale senese ha riacceso le speranze dei cugini salentini di ritornare alle dirette dipendenze dell’istituto bancario. Anche a Lecce, infatti, i dipendenti sono stati esternalizzati sin dall’inizio del 2014: ceduti, quindi, alla medesima società, nata da una joint venture creata ad hoc tra Bassilichi (operatore del business process outsourcing) e Accenture (multinazionale di consulenza direzionale, servizi tecnologici e outsourcing), per la gestione delle attività amministrative, contabili ed ausiliarie.

Fruendo srl si compone di sette poli operativi (Siena, Firenze, Padova, Mantova, Roma, Lecce e Abbiategrasso in provincia di Milano) e l’intera operazione ha coinvolto 1066 persone su scala nazionale, di cui 180 soltanto a Lecce laddove, a causa dell’età media piuttosto bassa, gli stessi dipendenti si ritengono particolarmente esposti ad un rischio di licenziamento definitivo.

La decisione di “esternalizzare” servizi e persone è stata accolta con grande preoccupazione, sin dal principio: ora, a Siena, il giudice ha condannato in primo grado la banca alla riassunzione di circa 250 dipendenti che avevano presentato ricorso. Il motivo? A detta del tribunale la procedura di cessione di ramo d'azienda è da considerarsi nulla.

Maggiori dettagli li offre il quotidiano toscano “Il Tirreno”: “Il tribunale ha accertato l'invalidità (nullità) ed inefficacia del trasferimento di azienda oggetto di controversia - scrive il giudice Delio Cammarosano - tra la cedente Monte dei Paschi di Siena e la cessionaria Fruendo del 30 dicembre 2013, ed accerta la conseguente permanente sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato tra le parti ricorrenti”.

Si apre, così, un precedente interessante per gli altri ricorsi presentati lungo tutto lo Stivale. Anche a Lecce i lavoratori hanno deciso di rivolgersi al tribunale del Lavoro, per far luce sulla presunta “illegittimità” nell’applicazione della norma  sulla cessione dei rami d’azienda che si sarebbe tradotta in un “licenziamento di fatto legalizzato”.

I dipendenti, sin dagli esordi dell’intera operazione, hanno denunciato la loro presunta espulsione dal di fuori del “perimetro bancario” che, peraltro, avrebbe lasciato poche certezze sul reintegro in banca nel caso di crisi della stessa joint venture. Per non parlare del giudizio drasticamente negativo che riguardava anche il piano industriale presentato all’epoca da Mps: “Non si parla di piano industriale – denunciavano i dipendenti nel lontano ottobre 2013 -  ma, semplicemente, di taglio dei costi operato solo sul personale per permettere alla banca di ottenere dei vantaggi di bilancio, solo figurativi. Infatti se da una parte si attualizza il taglio dei costi per il suo totale, dall’altra si spalma per i 15 anni futuri il costo del servizio che si intende esternalizzare”.

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