"Senza un lavoro e senza un soldo in tasca": la protesta dei lavoratori Alba Service

Mobilitazione in prefettura dei dipendenti della società partecipata che non potranno usufruire della proroga della cassa in deroga. I sindacati: "La Regione ha fondi da usare"

LECCE – “Noi avevamo un posto di lavoro e ce l’hanno tolto: ora basta con le chiacchere, chi deve fare il suo dovere lo faccia fino in fondo”. Disperazione e rabbia si mescolano nel sit-in organizzato ai piedi della prefettura dai sindacati di categoria, oggi, per sbrogliare la matassa della vertenza Alba Service.

Le dichiarazioni di un dipendente dell’azienda, Carmine Bolognese, restituiscono una realtà nota ma ugualmente drammatica: “Insieme ai colleghi della società Santa Teresa di Brindisi, siamo tra i pochi dipendenti delle partecipate ad essere rimasti senza un impiego e senza un soldo in tasca. La nostra disperazione non ha eguali e le istituzioni continuano a fare promesse che non mantengono. La Regione Puglia ha dei soldi a disposizione, che ora deve usare”.

Il lavoratore, al pari degli altri colleghi di Alba Service (la società a capitale pubblico che si occupa di servizi essenziali, come la manutenzione delle scuole e delle strade) è rimasto privo degli ammortizzatori sociali, scaduti alla fine del 2017. Insieme a lui, 120 famiglie del territorio tirano la cinghia da 4 mesi, aspettando il rinnovo della cassa integrazione in deroga per un altro anno. Ma anche questo percorso pare accidentato, dopo il diniego espresso dal ministero del Lavoro e sul quale la Regione Puglia cercherà di vederci chiaro nella giornata di domani, nel corso di un incontro fissato a Roma.

Per salvare capra e cavoli, cioè i servizi essenziali e i livelli occupazionali, sono state avviate le procedure del concordato preventivo in bianco. La società ha infatti raggiunto un buco di bilancio pari a 6 milioni di euro, e debiti complessivi per 7,2 milioni di euro, rivendicati dai creditori che hanno già avviato le procedure per riscuoterli.

“Il concordato preventivo era un piano legato all’utilizzo della cassa integrazione per il 2018 e quindi poggiava su queste basi – puntualizza Mirko Moscaggiuri, segretario della Filcams Cgil -. Ora, per colpa di cavilli burocratici e problemi tra la Regione ed il ministero, i lavoratori patiscono la fame. Eppure la Regione Puglia, lo ricordiamo, ha a disposizione oltre 2 milioni di euro da impiegare in favore della vertenza. Questi fondi, seppure non potranno essere erogati in forma di cassa in deroga, devono essere utilizzati per far ripartire la società agganciandola al concordato: l’ente di via Capruzzi deve trovare una soluzione, qualunque essa sia”.

Ed è proprio questa la richiesta che i sindacati di categoria, Filcams Cgil, Uiltucs Uil e Fisascat Cisl, porteranno al tavolo che si terrà martedì 8 maggio in prefettura, alla presenza dei rappresentanti della Provincia di Lecce e del governo pugliese.

“La soluzione passa attraverso lo sblocco della cassa, altrimenti le problematiche che già esistevano si aggraveranno – denuncia Piero Fioretti della Uiltucs Uil -. Se il concordato in bianco non va in porto, la società rischia il fallimento”.

“La nostra preoccupazione non è salvare la società in quanto tale, ma tutti i posti di lavoro – aggiunge Valentina Donno della Fisascat Cisl -. Ma, soprattutto, vogliamo restituire dignità ai lavoratori che sono rimasti senza stipendio, a causa di problemi tecnici o di natura politica”.

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Maurizio Spagnolo, al servizio di Alba Service da ben 18 anni, punta il dito contro “la diatriba politica” che sarebbe all’origine del diniego della cassa integrazione: “Per un cavillo burocratico il ministero ha ritenuto di rigettare la nostra istanza ed è saltato tutto. Ma esistono degli impegni scritti da parte della Provincia di Lecce che ha messo a disposizione un milione e 800mila euro all’anno, per 36 mesi, così da finanziare i lavori da svolgere dopo l’approvazione del concordato. È tutto scritto, ora le istituzioni devono intervenire”.

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