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"Senza risposte pronti a mobilitarci": infermieri precari sul piede di guerra

Personale in attesa di stabilizzazione chiede gli elenchi degli aventi diritto. Fp Cgil: "Pronti a proclamare lo stato d'agitazione se la Regione non scioglierà i nodi della vertenza"

LECCE – “Se non avremo risposte in tempi rapidi ci mobiliteremo per far arrivare la nostra voce ai vertici della sanità locale ed al prefetto di Lecce”: una parola definitiva, quella dagli infermieri precari della Asl, riuniti in assemblea presso il Polo Oncologico insieme ai rappresentanti sindacali della Funzione Pubblica di Cgil, Cisl e Uil.

Sono 200 in tutto e, da tempo immemore, attendono di essere stabilizzati nell’azienda sanitaria locale: una prospettiva divenuta sempre più concreta con i dettami della legge Madia, varata proprio per superare lo scoglio del precariato nella pubblica amministrazione. E in molti hanno maturato i requisiti necessari per il passaggio al tempo indeterminato.

Dal 1° gennaio 2018, infatti, le amministrazioni pubbliche possono assumere a tempo indeterminato i lavoratori che abbiano maturato, al 31 dicembre 2017, almeno tre anni di lavoro, anche non continuativi, negli ultimi otto anni. Un’altra possibilità è offerta dai concorsi pubblici, banditi dalle aziende sanitarie locali, con riserva di posti al 50 percento.

Nella Asl di Lecce, però, è tutto fermo. La direzione generale di via Miglietta ha proceduto di rinnovo in rinnovo, nell’attesa di ricevere indicazioni più precise dal governo barese. “Questo non è più accettabile – tuonano gli interessati –. Tra di noi ci sono persone che sono precarie da dieci anni, e ancora non sanno se e quando i loro contratti verranno trasformati. Abbiamo chiesto ai sindacalisti di stilare gli elenchi del personale che ha maturato il diritto alla stabilizzazione: i requisiti sono noti, ormai, e il problema si può risolvere rapidamente”.

Gli infermieri lamentano anche il fatto che l’ultima riunione, tenutasi il 6 febbraio presso il dipartimento regionale della Salute, non abbia prodotto risultati apprezzabili.  E anche Antonio Tarantino della Uil non nasconde le sue perplessità rispetto agli esiti dell’incontro: “Non siamo tranquilli: probabilmente c’è stato un errore nel calcolo delle dotazioni organiche ed il fabbisogno di personale è stato sottostimato. Innanzitutto dobbiamo definire questi numeri. I ministeri interessati intanto nicchiano rispetto all’applicazione di procedure che invece sono chiare e stabilite a  norma di legge”.

Fabio Orsini della  Cisl esclude che ci possano essere intoppi riguardo alla copertura finanziaria necessaria per l’operazione: “Le risorse sono già disponibili perché questi professionisti, per quanto precari, da anni sono nelle dotazioni organiche e vengono già pagati”.

“Innanzitutto – aggiunge – dobbiamo ottenere i dati, che non ci sono stati forniti dalla Regione, sugli aventi diritto alla stabilizzazione.  Queste informazioni ci servono anche a non creare disagi inutili: ci sono infermieri, infatti, alle prese con il dilemma di decidere se accettare di essere inquadrati a tempo indeterminato nella Asl dove vinto concorso o se restare precari, e in attesa, all’interno della Asl di provenienza. Dobbiamo chiarire una volta per tutte questa situazione”.

“Ciò che è noto oggi è solo che il ministero della Salute ha autorizzato la copertura del turn over e l’impiego dei soldi risparmiati dal taglio sulla spesa farmaceutica – commenta Floriano Polimeno di Fp Cgil -.Ma non è nota la quantificazione dei posti di lavoro: la Regione attende infatti l’ok da Roma prima di definire le stabilizzazioni”.

La Cgil ha rivolto delle richieste precise al dipartimento della Salute: stilare gli elenchi di chi ha maturato il diritto alla stabilizzazione; procedere in continuità per chi non ha maturato i 36 mesi ai fini della stabilizzazione; concedere nulla osta o aspettativa ai vincitori di concorso che hanno maturato i requisiti nella Asl di residenza; dare la possibilità alle Asl di pescare dalle graduatorie dei concorsi banditi da altre aziende sanitarie.

La segreteria regionale di Cgil promette già battaglia: “Il direttore del dipartimento della Salute, Giancarlo Ruscitti, si è impegnato a convocare un tavolo tecnico per discutere questi punti ma se non avremo risposta nel giro di due settimane, dichiareremo lo stato d’agitazione con conseguente mobilitazione a Bari”.

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