Sabato, 19 Giugno 2021
Politica

"Servizi sociali sono diritti, non favori da chiedere"

Venerdì 14, alle Officine Cantelmo, il forum sulle politiche sociali dell'associazione di Carlo Salvemini. Come garantire le prestazioni dopo i pesanti tagli dei finanziamenti agli enti locali?

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LECCE - Immaginate di avere bisogno, all'improvviso, di un'assistenza domiciliare per un genitore anziano. Oppure di non poter pagare la retta per un asilo nido privato. Scoprirete allora cosa vuol dire servizi sociali e quanto è difficile, in Italia ma in particolare al Sud, esercitare un diritto senza pensare che siano necessarie telefonate, pressioni, amicizie influenti.

Nel Forum delle politiche sociali organizzato dall'associazione Lecce2.0dodici per venerdì pomeriggio alle Officine Cantelmo, ci si chiederà come preservare un'efficienza dignitosa per quelle misure che sono un vero e proprio ammortizzatore sociale delle diseguaglianze, nonostante la riduzione del 90 per cento in un triennio dei fondi nazionali alle regioni, istituzione cui fa capo la spesa sociale.

E si discuterà del perché in una realtà come Lecce, paradossalmente, per una parte della popolazione - quella che evidentemente non vive i disagi legati ad esempio alla disabilità - non esiste nemmeno "la consapevolezza di quali sono le prestazioni che il cittadino deve pretendere come diritti e non supplicare come favori", ha detto Carlo Salvemini, promotore dell'iniziativa. Perché proprio su questo rapporto asimmetrico con il rappresentante istituzionale di turno, si regge spesso il meccanismo del consenso politico. Sbrigare una pratica, accelerare una visita specialistica, portare a casa una grossa busta piena di generi alimentari.

Al Forum parteciperanno Piero D'Argento, tecnico della Regione Puglia, Daniele Ferrocino, del Forum Terzo settore, Cesare De Giorgi della Caritas di Lecce e Serenella Pascali del Centro servizi volontariato. Per quanto riguarda lo specifico di Lecce, Salvemini una situazione di cronico deficit, indicando come una delle cause principali le modalità con cui è nata l'Istituzione dei Servizi sociali, quando era sindaco Adriana Poli Bortone: "Per rispettare il Patto di stabilità imposto agli enti, il Comune fu costretto a collocare in altre mansioni una parte del personale". E da allora la gestione delle politiche sociali è sempre stata ripartita tra assessorati ad hoc (attualmente vacante), consiglieri con delega e la stessa istituzione, il che ha alimentato "inutili rivoli di risorse".

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