Mercoledì, 16 Giugno 2021
Politica

Perrone conferma Peyla nel Cda di Sgm. Polemiche per i decreti in extremis

Il Comune, socio di maggioranza, nomina tre dei cinque membri. Il consigliere uscente Rotundo protesta, il sindaco Perrone replica

LECCE - Giovanni Peyla resta nel consiglio di amministrazione di Sgm fino al 2018. L'ex assessore alla Mobilità della seconda giunta guidata da Adriana Poli Bortone, dal 2002 al 2007, è stato confermato nell'organo di governo della società partecipata dal Comune di Lecce al 51 per cento che si occupa della gestione dei trasporti pubblici e della sosta a pagamento. 

Nel decreto di nomina firmato dal sindaco, Paolo Perrone, l'8 giugno, si motiva la decisione con la necessità di "allineare la scadenza dell'intero Cda ad un'unica data che si individua in quella di scadenza dell'incarico degli altri due membri del Cda nominati con decreto sindacale numero 3 e numero quattro del 26 gennaio del 2016".

In virtù di un decreto legislativo dell'agosto del 2016 i componenti del Cda di tutte le società a partecipazione pubblica devono essere ridotti da sette a cinque: i tre scelti dal socio pubblico, cioè dal Comune di Lecce, sono, oltre a Peyla,  Francesca Conte e il presidente Giovanni Frasca (adesso tutti in scandenza nel 2018); i due che fanno capo a quello privato sono Enrico Chirivì e Ilaria Ricchiuto. Il compenso annuale, al lordo delle ritenute, è di 37mila 500 euro per il presidente, di 10mila euro per gli altri. La riconferma è avvenuta, sempre per decreto, anche per i membri del collegio sindacale, in scadenza nel 2017: si tratta di Umberto Mele, Giuseppe Evangelista, Sabina De Fusco, Mauro Mazzotta, e Luigi Vitiello.

I provvedimenti firmati da Perrone hanno provocato la reazione del consigliere di minoranza uscente, Antonio Rotundo: "Si tratta di provvedimenti non solo inopportuni ma politicamente inaccettabili; correttezza amministrativa avrebbe infatti richiesto di demandare alla nuova amministrazione scelta dagli elettori il compito di fare le nuove nomine.  Ma chi in questi anni ha considerato la casa comunale cosa propria, - è questa una delle conseguenze devastanti della prolungata assenza di alternanza  - evidentemente non avverte la funzione di governo al servizio degli altri e della cittadinanza, ma come strumento di potere per sé e per la propria parte politica". 

"Non c'era infatti alcuna ragione nè urgenza che giustificasse tali nomine prima del voto se non quella di voler occupare a tutti i costi quei posti confermando in questo modo i componenti che lo stesso Perrone aveva scelto nel luglio 2014. Anche da questa vicenda viene la conferma che l'aria che si respira a Palazzo Carafa è da ultimi giorni dell'impero; da qui la necessità non più rinviabile dell'alternanza di governo quale miglior antitodo per rigenerare la democrazia da concezioni e pratiche amministrative deteriori e logorate". La società, informata della nota dell'esponente della minoranza, non ha voluto commentare.

La replica di Perrone.

Chi invece è intervenuto sulla vicenda è il sindaco Paolo Perrone che offre un'altra prospettiva, diametralmente opposta: "Grazie a questa mia determinazione il Consiglio di Amministrazione passa da 7 a 5 membri, con un evidente risparmio per la Sgm e quindi per le casse comunali e la scadenza dello stesso è prevista subito dopo l'approvazione del bilancio 2018. Se avessi utilizzato appieno le mie prerogative e non avessi avuto la sensibilità di lasciare le scelte alla prossima amministrazione avrei potuto nominare quattro consiglieri per tre anni invece di un consigliere confermato per solo un anno e mezzo". Certo è che secondo il decreto legislativo 175 del 2016, già citato e richiamato nello stesso decreto di nomina firmato da Perrone, "devono essere massimo cinque i componenti dei consigli di amministrazione delle società a partecipazione pubblica".

"E' del tutto evidente, dunque, - prosegue il primo cittadino - che il tentativo di Rotundo di suscitare clamore per il  provvedimento adottato dall'amministrazione sia del tutto fuori luogo e privo di ragionevoli e opportune giustificazioni, se non quello di mirare ad una strumentalizzare a fini elettorali. Invece questo mi permette di specificare che, anche in questo caso, mi sono regolato per il bene della città - consentendo a Sgm di risparmiare - e che ho agito nel rispetto del ruolo e della responsabilità istituzionale conferitami legata alla scadenza del mandato elettorale".

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