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Si può fare lobby in modo trasparente? L'incontro presso Confindustria

La tavola rotonda, organizzata dallo studio Mascellaro & Associati, ha fatto discusso di limiti e benefici. Negro: "L'attività trasparente è positiva"

LECCE - Si può fare lobby in modo trasparente? Il tema, decisamente controverso e di non facile soluzione, è stato dibattuto presso la sede di Confindustria Lecce nel corso di una tavola rotonda organizzata dallo studio Mascellaro & Associati di Roma. All’incontro hanno partecipato, tra gli altri, il presidente dell’associazione degli industriali, Giancarlo Negro; Vincenzo Mascellaro, dello studio citato, promotore dell’iniziativa e “lobbista” da oltre 35 anni; l’avvocato penalista Francesco Calabro.

Il punto di partenza della discussione è stato il disegno di legge, approvato dalla giunta regionale pugliese, che disciplina l’attività di lobbying presso i decisori pubblici. Il Ddl  numero 101 definisce la lobby come “ogni attività di gruppi di interesse particolare, diretta ad incidere in maniera lecita su processi decisionali pubblici”. In sostanza, la giunta ha stabilito le modalità attraverso le quali è possibile per un privato esercitare sulla pubblica amministrazione il potere d’informazione o di rappresentanza di interessi legittimi, in modo tale che questa attività sia conoscibile da tutta l’opinione pubblica.

Il lobbying, infatti, è un'attività di informazione e sollecitazione che si avvale dello strumento delle relazioni pubbliche e, oggi, anche delle nuove tecnologie, nei confronti della pubblica amministrazione da parte di privati in ragione dei propri interessi. Vero è, però, che intorno al tema si è creata un’aura di pregiudizio, legata ad un’associazione immediata (e negativa) con la rappresentazione degli interessi di una casta, contrari al bene pubblico.

In mancanza di regolamentazione, infatti, la lobby può dar luogo a distorsioni che alterano l'immagine sia della pubblica amministrazione sia quella dei privati stessi nel momento in cui viene esercitata senza regole indispensabili. Da qui l’esigenza di normare la materia.

Ma quali sono i benefici e quali invece i limiti delle lobby? Secondo il presidente Negro “il Salento ha bisogno delle lobby, ma di quelle sane: attraverso tale attività il Salento può crescere, anche economicamente, fatto salvo il rispetto delle regole e della trasparenza e di tutti gli attori coinvolti nel sistema produttivo”. “L’attività di lobbying deve tenere insieme, infatti, gli interessi dei privati e quelli del sociale: le due cose devono viaggiare nella stessa direzione”, ha puntualizzato l’esponente di Confindustria Lecce.

“La nostra è, più correttamente, un’attività professionale di comunicazione e marketing atta ad informare i decisori pubblici – ha puntualizzato Mascellaro -. Io provengo dalla scuola di formazione americana ed ho 35 anni di esperienza alle spalle: posso dire che la nostra attività è senz’altro utile all’interesse pubblico anche perché le aziende spesso arrivano prima del decisore politico. In Italia il nostro lavoro è in fase di crescita e anche la legge non è chiarissima; l’articolo 346 bis del codice penale, in particolare, ci sta creando qualche difficoltà”. 

“Sul tema della lobby – ha aggiunto - sono stati presentati 55 provvedimenti legislativi, il migliore resta quello del ’55 firmato da Nicola Senese della Democrazia cristiana. La legge Severino, invece, ci mette in difficoltà perché non definisce in modo chiaro in cosa consiste l’attività di mediazione: di certo, per noi, le relazioni sociali sono il pane quotidiano e un patrimonio su cui investire”.

Il codice penale, di recente, si è arricchito di una norma che disciplina proprio l’attività di lobbying ma, a giudizio del legale Calabro, esistono ancora delle incertezze sulla linea di confine tra ciò che è lecito e ciò che non lo è. “Il reato di traffico di influenze illecite è stato introdotto di recente ma per motivi che nulla hanno a che vedere con l’attività di lobbying, la norma è sicuramente ambigua”, ha aggiunto il legale.

In ogni caso, ha concluso Mascellaro, la professione normata e condotta alla luce del sole (così come avviene in molti Paesi europei che hanno predisposto tempi e luoghi per l’incontro tra i portatori di interesse e i rappresentanti delle istituzioni e dei vari enti), produce effetti positivi e misurabili sulla collettività.

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