Domenica, 25 Luglio 2021
Politica

Sindacati contro ateneo. “Molta confusione sui collaboratori linguistici”

Flc Cgil e Uil/Snals tornano a denunciare la disdetta unilaterale del contratto dei lettori, collaboratori dell’università del Salento. “Scelta inopportuna se poi si invocano altre norme che dispongono tutt’altro”

LECCE - Le organizzazioni sindacali Uil/Rua  ed Flc Cgil scrivono al delegato dell’università del Salento, Fernando Greco ed al direttore generale reggente, Claudia De Giorgi per fare chiarezza sulla vertenza relativa ai lettori, collaboratori linguistici dell’ateneo. I sindacalisti rilevano, infatti, che l’attuale amministrazione continua a fare “molta confusione” rispetto al contratto integrativo che riguarda questi lavoratori.

“Dopo aver disdettato unilateralmente e senza validi motivi il contratto vigente ed aver convocato, in colpevole ritardo, la contrattazione decentrata per la stipula del nuovo contratto, l’amministrazione ha ora emanato il decreto rettorale 68 del 25 gennaio 2013 con cui si assumono determinazioni sulla base di presupposti sbagliati”, si legge nella missiva che contiene una serie di precisazioni.

“La disapplicazione unilaterale, oltre che inopportuna politicamente, è stata anche sbagliata dal punto di vista giuridico. Infatti questa scelta ha disatteso una precisa clausola contrattuale che
ne prevedeva l'ultrattività fino al suo rinnovo, configurandosi in ciò un comportamento antisindacale. – scrivono i sindacati - Nell'interpretazione della legge 63 del 2004 data dalla riforma Gelmini, non vi è alcuna clausola caducatoria del contratto vigente alla data della disdetta”.

 “Ciò premesso, si rileva che il citato decreto recita che, in virtù del disposto dell'articolo 40 comma 3-ter, del decreto legislativo 165 del 2001, il principio della proroga di validità del contratto, sino alla stipula del successivo, è stato sostituito dal principio della scadenza del contratto, con contestuale possibilità per l'amministrazione di provvedere in via provvisoria sulle materie del mancato accordo sino alla sottoscrizione del nuovo”. 

Per i sindacati, questa è un'interpretazione piuttosto “improbabile” delle norme. “L'articolo 40 stabilisce che al fine di assicurare la continuità e il migliore svolgimento della funzione pubblica, qualora non si raggiunga l'accordo per la stipulazione di un contratto collettivo integrativo, l'amministrazione interessata può provvedere, in via provvisoria, sulle materie oggetto del mancato accordo, fino alla successiva sottoscrizione”.

“Come si evince chiaramente, la norma modificata non mette in discussione il principio della proroga di validità del contratto che, peraltro, nel caso di specie non è un principio di carattere generale bensì una vera e propria clausola contrattuale . – spiegano i sindacati - Anzi la norma, è correlata alle esigenze di continuità dei servizi e della funzione pubblica e ciò rileva ulteriormente
l'inopportunità anche funzionale della disdetta unilaterale. Appare contraddittorio e irrazionale disdettare immotivatamente un contratto e poi invocarne la continuità di applicazione attraverso una norma di legge che prevede tutt'altro”.
 

“Sebbene appaia condivisibile l'aver prorogato il precedente contratto, non si può non sottolineare l'erronea interpretazione dell'articolo 40 che stabilisce precisamente che l'intervento
unilaterale dell’amministrazione  è eventualmente legittimo solo a condizione che vi sia stato
un mancato raggiungimento dell'accordo tra le parti sul nuovo contratto”, aggiugono.

“Per operare una simile scelta sarebbe stato necessario che ricorressero determinate condizioni quali per esempio numerosi ed infruttuosi incontri di contrattazione decentrata, distribuiti in un lungo lasso di tempo; - si legge ancora - l'avvenuto svolgimento di trattative; eventuali diffide alla
sottoscrizione, ed altro”. In particolare, la prima riunione di contrattazione decentrata è stata convocata solo il 17 dicembre e cioè a 14 giorni dalla scadenza del contratto.

I sindacati aggiungono che “in ordine al mancato raggiungimento dell'accordo non si può invocare una qualsiasi forma di dissenso per attivare l’articolo 40 ma è presupposto necessario che vi sia una presa d'atto della distanza delle parti in ordine all'intero contratto Integrativo o che il mancato accordo verta su  aspetti assunti come irrinunciabili per le parti”.

In base a quanto detto Cgil e Uil evidenziano un livello “alquanto approssimativo della gestione di determinate questioni la cui rilevanza meriterebbe, viceversa,  una maggiore attenzione da parte dell'amministrazione e per denunciare la tendenza ormai radicata all'unilateralità delle scelte”.

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