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Caos nell’appalto mensa del carcere. “La nuova azienda non ha assunto tutti”

Marconi group, vincitrice della gara bandita dall'amministrazione penitenziaria, non intenderebbe rispettare la clausola sociale. Sit -in presso Borgo San Nicola. Ugl, Cgil e Uil: "Applicati contratti minori, a Lecce 4 persone su 8 sono rimaste fuori. Inaccettabile"

LECCE – Una nuova vertenza sindacale si profila all’orizzonte e questa volta riguarda gli istituti penitenziari regionali. I sindacati Ugl, Cgil e Uil hanno voluto accendere un faro sui disagi che si starebbero verificando, in queste ore, all’interno del servizio mensa delle carceri pugliesi. Così questa mattina hanno organizzato un sit-in di protesta all’ingresso della Casa circondariale di Lecce. Il dito è puntato contro la nuova ditta che è subentrata nella gestione del servizio, Marconi group srl di Isernia, rea di non aver rispettato la clausola sociale nel cambio d’appalto. Quella stessa clausola, cioè, che mira alla salvaguardia dei livelli occupazionali e retributivi ad ogni passaggio di testimone negli appalti pubblici, così come sancito dalla normativa nazionale che disciplina la materia.

E così come è stato previsto anche dal principale contratto nazionale di categoria, firmato dalle organizzazioni sociali maggiormente rappresentative. La nuova società, invece, stando alla denuncia dei sindacalisti, avrebbe deciso di applicare un contratto di categoria “minore”, siglato da sindacati autonomi. E ciò per mantenere la possibilità di assorbire solo una parte dei lavoratori già impiegati sull’appalto, anziché tutti. “Marconi ha selezionato solo una parte del personale che, invece, può vantare un’esperienza ventennale nel settore.

Ed è la prima volta che succede: il Consiglio di Stato si era già espresso in proposito, in occasione dell’ultimo capitolato d’appalto, quando ha ammonito l’amministrazione carceraria ad affidare il servizio alla seconda ditta vincitrice della gara pubblica, condannandola anche al risarcimento dei danni per il mancato guadagno della società in quel frangente di tempo – precisa Maurizio Lezzi di Ugl - . E ciò proprio perché la prima classificata non aveva applicato la clausola sociale”.

E ancora: “Marconi ha lasciato alcuni lavoratori fuori, ed altri dentro, tutto a sua discrezione. A Lecce ne ha assorbiti la metà, quindi 4 su 8, e su scala regionale appena 18 su 42. In questo modo non sta rispettando neppure le norme previste dal bando di gara formulato dal committente, cioè dal provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria”. La ditta, stando a quanto riferito dallo stesso sindacalista, non si sarebbe neanche presentata al tavolo istituito, in proposito, dall’assessore regionale al Lavoro, Leo Caroli. E oggi gli agenti degli istituti penitenziari avrebbero ricevuto per pranzo un cestino, anziché una pietanza cucinata “perché la nuova società non è ancora pronta per partire con il servizio”, puntualizza Lezzi.

I sindacati intendono quindi inchiodare l’azienda al rispetto della clausola sociale e si dicono pronti ad impugnare legalmente i contratti già sottoscritti con una parte del personale. In più chiedono all’amministrazione carceraria di intervenire per garantire la piena applicazione delle norme previste dal bando di gara.

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