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Incontro in Provincia

Sindaci spaventati dallo scenario di un aumento della Tari, si lavora a una soluzione

L’incremento previsto scaturisce da una sentenza del Consiglio di Stato, ma sono in corso dei tentativi per scongiurarne gli effetti: li ha illustrati il primo cittadino leccese come delegato Anci per Energia e Ambiente

LECCE – La questione dell’aumento delle tariffe per lo smaltimento della frazione indifferenziata dei rifiuti è stata oggetto di un incontro (il secondo) presso l’aula consiliare della Provincia di Lecce al quale hanno partecipato anche il direttore dell’Agenzia regionale per i rifiuti, Angelo Pansini, la dirigente della sezione Ciclo dei Rifiuti e Bonifiche della Regione Puglia, Antonietta Riccio.

L’incremento non è facilmente quantificabile a livello dei singoli comuni, fondandosi su diverse variabili tra cui la percentuale di differenziata raggiunta da ogni singolo comune. In ogni caso si tratta di un importo complessivo di circa 12 milioni di euro che è destinato a ripercuotersi sulle utenze qualora non fossero percorribili le strade che puntano a una soluzione che possa essere a impatto zero per i cittadini.

Cosa ha detto la giustizia amministrativa

L’aumento delle tariffe è una conseguenza automatica della sentenza con cui il Consiglio di Stato ha confermato il verdetto del Tar Lombardia che aveva accolto (esattamente un anno addietro) le ragioni dei titolari dei siti di trattamento e smaltimento dopo l’impugnazione di una delibera del 2021 dell’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (Arera).

Al centro della contestazione c’era il potere di Arera di definire i criteri per l’individuazione dei cosiddetti impianti minimi, cioè quelli considerati necessari alla chiusura del ciclo dei rifiuti, in mancanza di una pianificazione nazionale, intervenuta nel 2022 con il Programma nazionale di gestione dei rifiuti (Pngr).

Per i giudici amministrativi, in pratica, si è determinata un’inversione logica del procedimento, per cui Arera si è attribuita un potere che in quel momento non aveva: di conseguenza tutti provvedimenti collegati alla sua delibera e adottati da varie Regioni, tra cui la Puglia, hanno perso di validità con il ritorno al regime concessorio basato sui preesistenti accordi contrattuali e clausole automatiche, come l’aggiornamento annuale in base agli indici Istat. La spinta inflattiva di questo periodo, dovuta a ragioni complesse e di dimensione globale, ha spinto al rialzo questo adeguamento tariffario e scatenato l’allarme degli amministratori locali.

Il rebus del biennio 2022-2023

Arera ha quindi dovuto recepire la sentenza del Consiglio di Stato e, poiché intanto era stato adottato il Pngr, ha riproposto il suo potere di disciplinare il profilo tariffario (che non era stato messo in discussione) a partire dal 2024, senza prevedere però quali siano le tariffe per il biennio che intercorre tra la delibera dichiarata illegittima e quella del 2024 che ha rimesso il discorso sul binario della legittimità.

Il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini, nelle vesti di delegato nazionale dell’Anci per Energia e Ambiente, ha spiegato agli altri amministratori locali presenti i tentativi che sono in corso per neutralizzare il problema: la prima strategia punta a convincere Arera a retrodatare la regolazione delle tariffe alla data di approvazione del Pngr o dei precedenti provvedimenti regionali sugli impianti minimi comunque ritenuti conformi al Pngr; la seconda è quella di chiedere al governo un intervento legislativo a monte. D questa possibilità Salvemini ne ha parlato direttamente con il ministro Fitto: il tema, del resto, è nazionale, riguardando molte regioni, e non ha colore politico.

Se non dovesse concretizzarsi né l’una né l’altra opzione, allora gli enti sarebbero chiamati a introdurre gli adeguamenti tariffari nei piani economici finanziari da approvare entro giugno.

Gli interventi

Il dibattito è stato caratterizzato da diversi interventi. Silvano Macculi, sindaco di Botrugno in rappresentanza dell’Aro 7 (Ambito di raccolta ottimale) ha imputato al governo regionale la responsabilità di non essere in grado di attuare un programma di impianti pubblici per chiudere il ciclo dei rifiuti (e contenere dunque i costi, evitando trasferimenti lunghi) e ha sollecitato la disponibilità della Regione, ma anche della Provincia, a metterci una pezza con fondi propri.

Cosimo Piccione, vice sindaco di Sannicola e delegato per l’Aro 6, ha accennato all’ipotesi di un’azione legale contro Ager, mentre il sindaco di Melendugno, Maurizio Cisternino, ha riproposto l’idea che si era già fatta largo tra alcuni amministratori di rimettere simbolicamente le fasce tricolori nelle mani del prefetto. È chiara e legittima la preoccupazione di molti primi cittadini di evitare di vedersi addebitato l’eventuale rincaro dei tributi locali.

Il direttore di Ager, Pansini, ha ricordato agli amministratori locali come parte della questione dipenda dal fatto che in alcune zone i livelli di raccolta differenziata sono troppo bassi ed è dunque ancora elevata la quota di materiale indifferenziato da smaltire: il 40 percento del territorio è ancora al di sotto del livello minimo del 65 percento di differenziata introdotto da una legge nazionale del 2006 (da raggiungere entro il 2012) . Più nello specifico, un quarto del territorio salentino non arriva al 50 percento, mentre un quinto sta sotto il 40 percento. “Se un territorio a vocazione culturale e turistica come la provincia di Lecce non comprende che questo nodo va affrontato, non per le tariffe ma magari con il pretesto delle tariffe, abbiamo un problema perché questi dati sono irrispettosi dell’ambiente e delle future generazioni” ha ammonito Pansini.

L’incontro è stato presieduto da Fabio Tarantino, consigliere provinciale con delega all’Ambiente che, al termine dello stesso, ha cercato di offrire una sintesi. Nell’attesa che dalla dimensione nazionale arrivino buone notizie, non ci si vuol far sorprendere dallo scenario peggiore: “Chiederemo ad Ager di mediare con le società di gestione degli impianti – ha dichiarato al termine - affinché aumentino da due a cinque anni il tempo previsto per il pagamento del debito pregresso di 12 milioni di euro. Inoltre, chiederemo alla Regione di introdurre misure di sostegno ai Comuni in relazione all’imminente redazione dei piani Tari, in modo da calmierare la ricaduta della percentuale di aumenti sui cittadini del territorio provinciale. Come Provincia, non da ultimo, restiamo a disposizione della Regione, dei Comuni e di Ager per spingere ad aumentare la raccolta differenziata così da ridurre il conferimento dell’indifferenziato in discarica”.

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