Martedì, 27 Luglio 2021
Politica

Sindaci sulle barricate contro il gasdotto Tap. E la Provincia prende tempo

Ascoltate le posizioni della comunità locale e della multinazionale nelle udienze delle Commissioni consiliari. L'ente vuole raccogliere maggiori informazioni. Tap ammonisce: "Inaccettabili i manifesti sull'aumento del rischio tumori"

Uno degli incontri sulla Tap

LECCE – Il progetto del gasdotto Tap, finalizzato a trasportare il gas naturale dai giacimenti dell’Azerbaijan verso l’Europa meridionale, sbarca in Provincia di Lecce. L’approdo, del tutto metaforico, nelle tre commissioni consiliari permanenti (Gestione del territorio, Ambiente e risorse energetiche e Attività produttive) serve all’ente di Palazzo Celestini per raccogliere informazioni puntuali intorno al progetto di costruzione del metanodotto con approdo a San Foca, marina di Melendugno.

Prima di decretare un verdetto ufficiale che permetta alla giunta guidata da Antonio Gabellone di ritagliarsi un ruolo di rilievo nel dibattito incandescente che si è acceso intorno all’infrastruttura, per quanto l’ultima parola, nell’iter d’approvazione, spetti ai piani alti: Regione Puglia, competente nel rilascio dell’autorizzazione unica e titolata a proporre alternative al progetto di approvvigionamento energetico e il Governo nazionale che ha già valutato l’opera come “strategica”, mentre si appresta a convertire in legge un decreto relativo all’accordo trilaterale tra Tap ed i governi interessati dal passaggio del gas (Italia, Grecia ed Albania).

Il primo passaggio nella Commissione industria del Senato ha dato parere positivo rispetto alla ratifica dell’accordo, scatenando una bagarre tra i parlamentari 5 stelle ed i colleghi del Pd, accusati di essersi schierati a favore del gasdotto.  E su quell’accordo il livello di guardia resta altissimo, come spiegato dalla senatrice leccese del movimento 5 stelle, Barbara Lezzi: “Si stabilisce la necessità per Grecia ed Albania di siglare accordi con gli investitori del progetto. Privilegio che all'Italia non è dato, nonostante ci siano clausole in cui ci impegniamo a facilitare le procedure autorizzative, in barba a convocazioni in commissione Ambiente che rischiano di essere postume alla ratifica e quindi nulle".

Un’altra presunta anomalia è stata rilevata da un referente del locale Comitato No Tap, Gianluca Maggiore: “La multinazionale Tap, in questo modo, ha ottenuto una deroga dell’accesso a terzi: ciò significa che potrà attraversare il Paese con il suo condotto, senza essere costretta a lasciare un solo metro cubo di gas agli italiani. Come a dire, l’Italia diventerà un hub a livello europeo, ma questo gas non è destinato al mercato interno nazionale ”.

Inoltre, spiegano Maggiore ed Afredo Fasiello, se l’infrastruttura ricadeva nelle opere di pubblica utilità, ora,  in virtù della ratifica dell’accordo, “ottiene un valore strategico, e questo in barba alle leggi nazionali in base alle quali servono sia il parere del ministero dell’Ambiente che un decreto a firma del ministero dello Sviluppo Economico”.

Ritornando all’audizione odierna presso Palazzo dei Celestini,  la posizione dei singoli consiglieri ancora oscilla tra la bocciatura in toto (vedi Mino Frasca del Pdl che lo ribadisce, a scanso di equivoci) ed il possibilismo di chi intende combinare gli interessi “dello sviluppo economico con la vocazione del territorio”, per usare le parole di Alfonso Rampino del Pd, immaginando percorsi e soluzioni alternative.

Sulla stessa lunghezza d’onda viaggia anche l’associazione ambientalista “Italia Nostra” che spiega come, se da un lato il dialogo con i referenti della multinazionale Trans Adriatic Pipeline sia stato costante, dall’altra parte manca un analogo interesse delle istituzioni, Regione Puglia in primis.

Sulla barricata del “no” sono saliti, al contrario, i due sindaci pasionari dei comuni di Melendugno e Vernole, Marco Potì e Luca De Carlo che hanno fatto valere, in audizione, gli interessi specifici delle comunità locali. Riassumibili in poche parole: vocazione turistica e agroalimentare del territorio, “compromessa” dalla centrale di depressurizzazione che consumerebbe diversi ettari nell’agro di Melendugno; attività di pesca a rischio; l’impatto su siti di rilievo archeologico come nell’area di Roca Vecchia. Non ultimo, l’impatto psicologico “negativo” sui turisti, legato ai presunti rischi della presenza di un gasdotto lungo la rinomata costa salentina.

La contrarietà al progetto, anche nella sua ultima versione, è stata già votata all’unanimità. E per ben due volte, da altrettanti consigli comunali convocati a Melendugno.

Anche il ridotto impatto ambientale, avverte Potì, “è tutto da dimostrare” che ricorda come siano “in corso delle indagini sull’ultimo tracciato dei sondaggi a terra autorizzato dalla prefettura locale”. A questo proposito, aggiunge Maggiore del Comitato “no Tap”, “l’autorizzazione è stata rilasciata non perché l’infrastruttura è strategica ma perché interessa un numero superiore alle 20 persone”. Inoltre “i sondaggi in profondità non si possono effettuare senza i relativi permessi dell’Arpa e della Sovraintendenza ai Beni archeologici”.

La polemica è amplificata dal sindaco di Vernole che usa parole inequivocabili: “Si rischia la morte del territorio”). E rilancia: “Il problema riguarda un’area ben più vasta del solo sbocco del tubo. Io non mi fido dei sondaggi affidati a società private, ma solo delle verifiche oggettive disposte dai governi e dalle loro commissioni tecniche”. Chi potrebbe impedire, chiede il sindaco, che il progetto non venga potenziato in futuro? E con quali conseguenze?

La palla passa, quindi, al country manager di Tap, Giampaolo Russo che intende sgombrare il campo dalle accuse di parzialità nelle valutazioni: “Esiste una valutazione d’impatto ambientale rilasciata da apposite commissioni tecniche, esterne ai governi regionale e nazionale, che assicurano la terzietà ponendo la base per il rapporto fiduciario con i territori”. Il 10 settembre, poi, sarà reso pubblico un documento tecnico di ‘analisi delle alternative organizzative’ che spiega le motivazioni in base alle quali quest’approdo risulterebbe preferibile ad altri.

Se da un lato, prosegue Russo, il dialogo rimane costante (per quanto vivace), dall’altro la multinazionale “ha difficoltà ad accettare che i partiti Pd e Pdl stiano tappezzando Melendugno con manifesti che avvisano sui rischi di aumento dei tumori polmonari e delle neoplasie per effetto delle ciminiere di Tap”. Si potrebbe profilare persino il reato di diffamazione, avvisa il country manager, considerando che il progetto “non prevede affatto tali fasi industriali”.

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