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In vista delle amministrative del 2024

Il sindaco Salvemini lancia la sfida: “Sì alle primarie, facciamole entro fine ottobre”

In una conferenza stampa il primo cittadino ha messo un punto al clima di incertezza, chiamando le forze della coalizione a esprimere con chiarezza le alternative, senza altri tentennamenti: “Il tempo è una variabile che possiamo usare a nostro vantaggio, non sprechiamolo”

LECCE - Primarie sì, ma alla fine di ottobre e non oltre perché il fattore tempo non è ininfluente ai fini dell'esito di una campagna elettorale, quella per le amministrative di giugno del 2024, che si annuncia molto difficile. In una conferenza stampa il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini, ha reagito in maniera definitiva alle riserve espresse da alcune forze del centrosinistra - riserve mai ancora diventate nomi e cognomi da proporre al dibattito - mettendo la sua candidatura sul tavolo delle primarie e superando, così, anche le sue stesse perplessità. 

Nell'Open Space di Palazzo Carafa il primo cittadino ha dunque aperto la competizione interna, chiedendo un confronto leale e appassionato in luogo di uno scontro e di una resa dei conti, affiorata spesso sotto traccia e incomprensibile alla grande maggioranza degli elettori del campo civico e progressista. “Ho deciso di prendere parola oggi, dopo settimane di paziente e rispettosa attesa, perché avverto una duplice responsabilità. – ha esordito Salvemini -. Da leader della coalizione al governo intendo offrire chiarezza e punti di riferimento a quanti, comprensibilmente, sono spaesati di fronte al lungo dibattito che si è sviluppato in queste settimane; ed evitare che un troppo lungo periodo di incertezza finisca per nuocere al progetto politico di coalizione del quale siamo tutti parte, chiunque ne sarà la guida”.

Il sindaco in carica ha ricordato i due messaggi che, di fatto, costituiscono le premesse a quanto comunicato oggi e che rappresentano temporalmente due tappe successive: il primo è ancorato alla volontà di ricandidarsi “chiamato a rendere conto del proprio operato, alla scadenza del mandato, ai cittadini che mi hanno scelto nel 2017 e 2019. È una responsabilità politica ed istituzionale alla quale mi sento impegnato per poter realizzare fino in fondo il programma presentato ai cittadini e validato dal loro voto”.

Il secondo riguarda la rassicurazione, comunicata in un secondo momento alla coalizione, “che non intendo impormi a nessuno, ma semmai propormi. Che non intendo essere ostacolo ad eventuali nuovi scelte. Che non mi sento indispensabile o insostituibile, perché personalmente e politicamente educato al rispetto del senso del limite. Ho detto più volte che su come arrivare al 2024 la coalizione non può e deve precludersi alcuna strada, compresa quelle delle primarie se necessario. Che sono per definizione lo strumento attraverso il quale si rende contendibile una leadership attraverso la consultazione popolare”.

Il sindaco, disegnata la cornice, ha quindi tracciato le linee essenziali del dibattito che ha caratterizzato le scorse settimane: “Sono emersi posizionamenti differenti e variegati, che registrano, da un lato, la conferma piena a proseguire e rilanciare il lavoro in corso, attraverso la mia ricandidatura, e dall’altro evidenziano alcune incertezze – legate a ragioni eterogenee e non sempre note – rispetto al percorso migliore da intraprendere per giungere alla competizione del 2024, anche mettendo in discussione, eventualmente, la mia leadership. Oggi serve fare sintesi. Sapendo tutti che il tempo è una variabile che possiamo utilizzare a nostro vantaggio essendo al governo; che la competizione che ci attende è complicatissima a prescindere da chi sarà il candidato sindaco. Che non ci sono schemi e protagonismi che possano accreditarsi come sicuri vincitori”.

Salvemini si è quindi rivolto direttamente a tutte quelle sigle che, attraverso i loro dirigenti, hanno espresso a partire dalla prima riunione alla fine di giugno dei dubbi sull'opportunità della sua candidatura, chi più chi meno, invitandole a definire il campo delle regole e il quadro delle alternative.

Il sindaco ha citato Sinistra Italiana, Verdi e Partito Socialista Italiano (movimenti che nel 2019 hanno sostenuto altri candidati); Puglia Popolare (che pure sembra orientata anche a livello regionale a tenersi le mani libere); il Pd (avviluppato in un confronto interno abbastanza articolato); Azione, movimento che non faceva parte della coalizione che ha vinto le elezioni del 2019 (fu fondato nel novembre di quell'anno); La Puglia in più, che fa capo a Dario Stefano e che ha disertato l'incontro di coalizione del 21 agosto e, infine, anche il M5S che ha sempre espresso in città una propria autonoma candidatura, ma che è al governo della Regione insieme ai progressisti. “A tutte queste forze - ha concluso Salvemini - dico: pur essendo il sindaco uscente, ricandidabile per un altro mandato, sono pronto a misurarmi con le alternative che le forze politiche della coalizione intendono offrire ai nostri elettori, a confrontarci apertamente sui temi della città e individuare insieme il profilo più autorevole, credibile, competente, popolare per le prossime elezioni”.

Il commento: il dovere della chiarezza

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