il 25 aprile, nonostante il Covid: sindaco e Anpi omaggio alla Resistenza

Celebrazioni a ranghi molto ridotti: non ci sono autorità e nemmeno cittadini. Mentre mezzo mondo è recluso per sfuggire al nuovo coronavirus, l'Italia ricorda il sacrificio di chi è morto per la libertà

Il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini.

LECCE - Mentre la popolazione di mezzo pianeta vive l'ennesimo giorno di reclusione forzata per colpa di un minuscolo coronavirus, l'Italia vive il 25 aprile, nel 75esimo dalla Liberazione dal nazifascismo, in maniera inedita. Non ci sono manifestazioni di piazza e anche le solite, ripetitive polemiche, sul valore della Resistenza restano piuttosto flosce sullo sfondo, confinate al web, a qualche provocatorio titolo di giornale e alle chat di ispirazione neofascista. 

Eppure in molti comuni del Salento, come del resto del Paese, una celebrazione c'è stata, a ranghi ridottissimi ma forse per questo dalla valenza simbolica ancora maggiore: a Lecce, il sindaco Carlo Salvemini, ha deposto una corona ai piedi della lapide di piazza dei Partigiani, e il presidente di Anpi, Silverio Tomeo, un mazzo di fiori. La cerimonia è stata aperta e chiusa dal sassofonista Raffaele Casarano, con le note dell'inno di Mameli e quella di Bella Ciao. Attorno a loro fotografi, agenti di polizia locale, personale della Digos.  Non sono consentiti assembramenti, tanto che quando si avvicina qualche residente nei palazzi che si affacciano sulla piazza, prontamente viene invitato ad allontanarsi. 

Nel giorno della libertà negata, indipendentemente dal regime politico e dal credo religioso, il primo cittadino del capoluogo attraverso un aneddoto di storia italiana recente rimarca il significato mai scontato della libertà: "Uno entrò giovanissimo in Giustizia e Libertà, movimento antifascista; venne arrestato per le sue idee politiche e tenuto in carcere per sette anni; uscito prese parte alla Resistenza e dopo la Liberazione entrò nel Partito d’Azione. L’altro si arruolò volontario nel corpo militare della Repubblica Sociale Italiana; durante la Resistenza fu preso prigioniero dai Partigiani; dopo la liberazione fu tra i fondatori del Movimento Sociale Italiano. Si chiamavano Vittorio Foa e Giovanni Pisanò. Negli anni i loro destini si incrociarono a Roma dove entrambi erano senatori della Repubblica. In occasione di un 25 aprile - come al solito poco vissuto e festeggiato da una parte di italiani - Foa disse a Pisano per ribadirgli l’importanza della Festa di Liberazione, il suo valore fondante la Repubblica Italiana e la Costituzione: "Abbiamo vinto noi e sei diventato senatore; se aveste vinto voi io sarei morto in galera'. Non serve aggiungere altro.

Sempre presente alle manifestazioni del 25 aprile a Lecce, la ministra alle Politiche Agricole e Forestali, Teresa Bellanova ha espresso la sua vicinanza con un comunicato: "Oggi non è possibile uscire ma non per questo rinunciamo a festeggiare. Ricordiamo quel giorno, chiediamo ai nostri nonni e genitori che cosa è stato per loro essere finalmente liberi, raccontiamoci il significato che ha per noi questa giornata, i modi in cui la trascorriamo di solito. Condividiamo con gli altri il nostro 25 aprile. Non andremo in piazza ma la forza di questa data, del suo senso più profondo, del sacrificio di chi l'ha conquistata, non si incrina. Con la certezza di sempre, per riaffermare ancora: Viva il 25 aprile, viva l'Italia Liberata!”

A Gallipoli il presidente della Provincia, Stefano Minerva, che è anche primo cittadino della città ionica, ha deposto una corona con il delegato dell'Anpi di Gallipoli, Vitantonio Franco, in via Antonietta De Pace, nei pressi della sede comunale. Anche ad Alezio il locale primo cittadino, Andrea Barone, non ha fatto mancare il suo omaggio (nella foto, sotto, insieme al presidente del circolo intercomunale Anpi, Antonio Ventura).

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