Il sindaco di Melendugno: "Non cambiamo idea con le compensazioni"

Insieme a due attivisti del Comitato No Tap, Marco Potì ha raggiunto il capoluogo regionale aspettando la fine della conferenza di Tap per ribadire la propria posizione

Il sindaco di Melendugno, Marco Potì.

BARI - Ha atteso per oltre un'ora che la conferenza stampa organizzata da Tap presso l'Hotel delle Nazioni, a Bari, terminasse per incontrare i cronisti e ribadire la posizione del Comune di Melendugno rispetto al progetto del gasdotto. 

Marco Potì, sindaco del comune salentino, ha raggiunto il capoluogo regionale insieme a due attivisti del Comitato No Tap. La struttura ricettiva era presidiata da agenti di polizia e degli uffici Digos di Bari e Lecce. Un dispositivo per evitare eventuali contestazioni, ma non c'è stato nulla di tutto questo. 

Il primo cittadino, mentre il country manager dichiarava di aver cercato un'interlocuzione diretta, era lì a pochi metri, dall'altra parte della strada. Sarebbe stata una buona occasione per conoscersi, dal momento che Michele Mario Elia è stato nominato solo di recente per gestire la fase dell'attività di cantiere. Proprio questo sarà il prossimo fronte: il Comune di Melendugno non pare volersi arrendere alla sicurezza ostentata dai vertici di Tap sul rispetto del cronoprogramma che fissa al 2020 l'entrata in esercizio del gasdotto.

Sindaco, ritiene che Tap sia in regola con l’autorizzazione ministeriale?

Assolutamente no. Per inizio lavori, è specificato bene, si intende attrezzare l’area di cantiere, espiantare gli ulivi, scavare il pozzo di spinta, cose che Tap non può fare perché in un anno e mezzo non è riuscita a ottemperare a nessuna delle prescrizioni ricevute dal ministero dell’Ambiente e da quello dello Sviluppo Economico che pure hanno dato parere favorevole all’opera. E’ dunque un inizio lavori farlocco perché Tap vuol dimostrare ai finanziatori che tutto va bene e procede secondo i programmi.

Come vi comporterete rispetto alle attività che Tap ha annunciato per il 13 maggio?

Adesso faremo delle valutazioni, nel frattempo ci stiamo presentano ricorso al Consiglio di Stato dopo la sentenza del Tar del Lazio che ha respinto le nostre motivazioni. Molto probabilmente il 17 maggio chiederemo la decadenza dell’autorizzazione ministeriale per il mancato rispetto delle prescrizioni.

Il country manager ha detto di aver provato, invano, di parlare con lei.

“Non è assolutamente vero. Il mio telefono è sempre acceso, il Comune ha una sede. Io in passato ho rinunciato a incontrare Russo perché intendeva propormi delle compensazioni per digerire quest’opera. Noi riteniamo incompatibile quest’opera con il territorio e per questo non si cambia idea a seconda delle compensazioni”.

Anche di questo si è discusso in conferenza: finanziamento di micro progetti, pulizia delle spiagge. Non c’è margine di trattativa?

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“Per quanto ci riguarda no. Abbiamo una posizione coerente con quelle che sono le indicazioni del consiglio comunale e degli elettori che hanno votato per una lista che nel proprio programma aveva l’opposizione al gasdotto. E’ il solito binomio: sviluppo in cambio di infrastrutture e industrie. E’ la stessa musica che abbiamo sentito a Taranto con l’Ilva e a Cerano con la centrale”. 

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