Lunedì, 21 Giugno 2021
Politica

Bollette pagate dai leccesi, locali alle associazioni: “Volture o stop alla concessione”

Il sindaco avvisa i beneficiari di immobili in comodato d’uso gratuito di rispettare il regolamento comunale del 2014 minacciando il mancato rinnovo. Ma per gli anni precedenti, ha spiegato, il pagamento era previsto nelle convenzioni stipulate

Nell'ex convento dei Teatini alcuni locali in comodato d'uso gratuito.

LECCE – Le associazioni domiciliate presso immobili di proprietà del Comune concessi in comodato d’uso gratuito devono effettuare immediatamente la voltura delle utenze, come previsto dal regolamento approvato nel marzo del 2014, altrimenti non potranno più rivendicare locali pubblici alla scadenza della convenzione, la cui durata varia da caso a caso ed è il prodotto di provvedimenti amministrativi ad hoc.

La lista dei beneficiari è lunga, e notevole il totale degli importi: per ora sono stati messi a disposizione dei consiglieri comunali che hanno chiesto di vederci chiaro, solo i dati relativi alle forniture di energia elettrica. Decine di migliaia di euro riferite al solo anno 2014.

Il sindaco, Paolo Perrone, è stato chiaro su cosa accadrà d’ora in avanti ma ha precisato anche che il pagamento delle bollette di acqua luce a gas fino all’approvazione del regolamento era parte  dei singoli accordi, facendo quindi intendere che non ci sono margini per rivendicare i soldi già sborsati negli anni precedenti.

Questa sorta di sanatoria, però, non convince affatto la minoranza. Il tema, come noto, è all’ordine del giorno della commissione consiliare di Controllo che si è riunita anche oggi al secondo piano di Palazzo Carafa. Il consigliere dell’Udc, Luigi Melica, ricorda al proposito che il Comune di Lecce, cioè i contribuenti del capoluogo, si sono fatti carico delle spese anche dopo l’entrata in vigore del provvedimento votato in consiglio comunale: “Che fare ora, dinanzi ad un evidente danno erariale causato dall’inadempimento delle prescrizioni di tale regolamento? Si provveda subito alle volture e si chiedano gli arretrati. Non possono pagare i leccesi. Se non si provvederà in tal senso, così come se non si inizierà ad assegnare tali spazi attraverso bandi provvederemo noi dell’Udc a denunciare chi è responsabile di tutto questo”.

Lecce Città Pubblica, il movimento promosso dal consigliere Carlo Salvemini, interviene nella vicenda rilanciando l’idea di un’unica casa delle associazioni, alle cui spese partecipino in maniera proporzionale all’uso (stabilito anche con turnazione), tutte quelle realtà associative iscritte all’albo comunale che non possono mantenere una sede autonoma. E’ questa la prassi in molte città italiane, del resto, tra cui Piacenza, Rimini, Modena, Milano e altre ancora. Per il prossimo consiglio comunale è stata annunciata una mozione.

“Oggi – recita una nota di Lcp - risulta improcrastinabile  si abbandoni la logica delle concessioni in uso ad associazioni in assenza di qualsiasi  criterio oggettivo e di regole trasparenti.  Ad oggi solo alcune, privilegiate, hanno goduto dell’opportunità di usufruire di una sede in locali di proprietà comunale. La maggior parte invece  ha dovuto invece arrendersi all’impossibilità di riferirsi a criteri oggettivi che favorissero la logistica delle associazioni cittadine . Al contempo si è assistito, nella più ingiustificata discrezionalità, ad un ingente spreco di risorse pubbliche. Sedi disseminate, utenze  a carico delle casse comunali, spreco di risorse”.

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